Il processo a Crotone

Strage di Cutro, l’ammiraglio Carannante svela la catena di omissioni e colpe: “Si sapeva che la stiva era piena di profughi”

Parla l’ammiraglio Carannante, consulente della Procura, e svela una gigantesca catena di omissioni e di colpe. Frontex aveva avvisato Varsavia e Roma. Smentita Meloni. I motoscafi della Finanza tornarono indietro per il mare forte. Ma in quelle condizioni potevano tranquillamente navigare

Politica - di Angela Nocioni

9 Aprile 2026 alle 13:30

Condividi l'articolo

Strage di Cutro, l’ammiraglio Carannante svela la catena di omissioni e colpe: “Si sapeva che la stiva era piena di profughi”

Tribunale di Crotone. Processo sull’omissione di soccorso al caicco Summer Love schiantatosi all’alba del 26 febbraio 2023 davanti alla costa calabrese, 94 morti e decine di dispersi tra i quali moltissimi bambini. Imputati per gli assurdi ritardi nell’intervento sono quattro militari della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera, accusati di omicidio e naufragio colposo.  A ridosso della strage, Frontex – per difendersi dallo scaricabarile delle autorità italiane – ha scritto chiaramente in una relazione ufficiale su quella notte che il suo aereo Eagle1, che aveva da due giorni avvistato il caicco diretto in Calabria lungo la notissima rotta dei migranti partiti dalle coste della Turchia, e lo aveva segnalato alla sede centrale di Varsavia dove erano presenti due ufficiali italiani “in costante contatto con Roma”. Eagle1 aveva anche segnalato “una forte risposta termica dalla stiva”. Che in quella rotta può voler dire soltanto: stiva piena di persone.

All’ottava udienza del processo ha parlato l’altro giorno l’ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura della Repubblica di Crotone. Nella sua lunga deposizione a un certo punto ha detto: “La situazione era da investigare, il dubbio ci stava anche per la telefonata verso la Turchia. C’era un rilievo termico dal boccaportello di prua. Ma poteva essere qualche stufa. Però era un sospetto”. Sul punto l’avvocato di parte civile, Francesco Verri, riferendosi ad un’annotazione della centrale operativa nazionale della Finanza che riportava ‘barca con migranti alle 23.20’, ha chiesto a Carannante: “Il documento di Frontex è interpretato dalla Guardia di Finanza come barca con stufette o barca con migranti?”. “Barca con migranti”, ha risposto Carannante. Ha anche spiegato che dopo il rientro in porto delle unità navali della Finanza “non è stato chiesto l’intervento di un’altra forza o di altre navi nella zona”. Avrebbero dovuto farlo, nonostante fosse stato ignobilmente deciso si trattasse di un’operazione di polizia e non di una operazione di salvataggio? “Anche se era un’operazione di polizia, la Guardia di Finanza poteva chiedere la collaborazione della Capitaneria, che aveva i mezzi per portare a termine l’attività di law enforcement, che sarebbe stata comunque coordinata dalla Guardia di Finanza” dice l’ammiraglio.

Ricordiamoci sempre che per il naufragio avvenuto a causa di una clamorosa omissione di soccorso dell’Italia, nonostante da due giorni si sapesse del caicco Summer Love con la stiva stracolmo di persone, l’Italia ha condannato il meccanico di bordo: Gun Ifuk, 30 anni, turco. Ricordiamocelo sempre. Ricordiamoci anche che quella notte, a Roma e in Calabria, quelli che sapevano della barca tra le onde avvistata e segnalata da due giorni da Frontex hanno aspettato comodi comodi a piedi asciutti che il caicco arrivasse da solo a riva col mare grosso. Ricordiamoci che quando quella stiva carica di persone s’è spezzata contro il fondale scoglioso della costa verso cui era con ogni evidenza diretta, noi, che siamo l’Italia, abbiamo lasciato un pescatore da solo a tirar fuori con le mani i corpi dall’acqua. Ricordiamoci che quando i cadaveri di molti bambini sono stati messi in fila dentro bare di legno marroni molto più grandi di loro perché non c’erano abbastanza bare bianche in Calabria per contenerli tutti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non è andata a vedere quelle bare e ha detto: “Non siamo stati avvertiti che questa barca stava per affondare, nessuna comunicazione di emergenza ci è arrivata da Frontex”. Smentita e ammutolita da un documento ufficiale da Frontex: “C’erano due funzionari italiani nella sala di Monitoraggio di Frontex, uno della Guardia di finanza e uno della Guardia costiera ed erano in costante contatto con Roma”. Ricordiamoci sempre che per quella strage – per la quale non ci si poteva scagliare sul capitano perché è morto in mare con gli altri annegati – è stato condannato a 20 anni un povero cristo che accettando il rito abbreviato al primo turno aveva detto al giudice: “Io ero solo il meccanico della barca, e ho barattato il pagamento del viaggio con il compito di macchinista per riparare il motore”.

Il pm Matteo Staccini ha chiesto delle due unità della Guardia di Finanza: la motovedetta V5006 e il pattugliatore veloce Barbarisi. Due unità che, dopo la segnalazione da parte di Frontex di una barca con “possibili migranti a bordo” la sera del 25 febbraio, levarono l’ancora dal porto di Crotone alle 2.30 del 26 febbraio per intercettare l’imbarcazione poi naufragata, in quella che era un’operazione di polizia, ma tornarono indietro per le brutte condizioni meteo. Dalle relazioni si apprende che quella notte il mare era forza 4 con vento forza 5: “In queste condizioni – ha detto Carannante – le onde diventano lunghe; sono valori che possono rendere difficile la navigazione, ma non pericolosa”. il consulente, in base all’esame delle schede tecniche delle due unità, ha detto: “La motovedetta V5006 della Guardia di Finanza, con le condizioni di quella sera, poteva sostenere in sicurezza una velocità massima di circa 30 nodi. Quindi non è stato coerente aver dichiarato il rientro in porto per condizioni meteomarine avverse, a meno che il comandante dell’unità non avesse altre problematiche per cui riteneva che l’imbarcazione non potesse andare. Questa è una condizione che noi non conosciamo”.

Diversa la situazione per il pattugliatore d’altura Barbarisi. “Poteva navigare al limite, ma a circa 15 nodi con mare forza 4. Il comandante del Barbarisi può darsi che abbia valutato il mare superiore a forza 4 e deciso di tornare indietro. Valutazione su cui non posso entrare nel merito. Io sarei andato avanti”. Terribile il passaggio sul radar della Guardia di Finanza, si tratta del radar del Roan della Guardia di Finanza sul versante ionico (Campolongo, Brancaleone e Punta Stilo). Trattasi di un radar molto potente in grado di captare tutto fino a 250 miglia. Quella sera era stato programmato per arrivare a sole 12 miglia. Spiega nella sua deposizione il consulente della Procura: “Il radarista non ha operato per cambiare la scala di portata. Certo, più è lunga la portata meno precisa è la risposta, soprattutto se ci sono condizioni meteo avverse. Però, sapendo che ho un bersaglio segnalato da Frontex, dovevo scoprire quello che c’è con ogni mezzo. Il monitoraggio del bersaglio doveva essere diretto. L’operatore avrebbe dovuto eseguire l’ordine e cercare con ogni mezzo, operando sul radar, per individuare il bersaglio. Il radarista, al momento dell’escussione sul sito, ha detto che non era in grado di fare nulla, era un osservatore che guardava lo schermo. Non era in grado di fare monitoraggio e, poi, quel radar era impostato su una portata fino a 12 miglia, anche se aveva potenzialità più alta. Se non è in grado di manovrare il radar, non siamo capaci di scoprire il bersaglio, che non spunta come un fungo, bisogna cercarlo. La bravura sta nel superare le difficoltà delle condizioni meteo. Si fa operando sulle manopole di controllo del radar. Qualunque radarista ha competenze e conoscenze per ricercare e scoprire bersagli. Quella sera si poteva scoprire il bersaglio. La strumentazione del radar per eliminare gli eventi meteo, se io la vado ad attivare li esclude, ma se io non lo so fare, che ci sia o no questa strumentazione, per l’operatore non ha significato. L’apparizione del target sul radar è stata fortuita e non ricercata. Il bersaglio è uscito fuori all’improvviso”.

9 Aprile 2026

Condividi l'articolo