Il cessate il fuoco secondo Teheran

Come si è arrivati al cessate il fuoco alle condizioni dell’Iran: Trump ha lasciato a Netanyahu mani libere sul Libano, una nuova Gaza

Il vicepresidente Usa ha giocato un ruolo decisivo nella resa. Il tycoon ha temuto che scattasse il famoso emendamento 25 sulla salute mentale. L’Iran esulta. Ma Israele viola i negoziati

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

9 Aprile 2026 alle 13:02

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AP Photo/Hussein Malla – Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Hussein Malla – Associate Press/ LaPresse

Questa è la storia di una lunga notte che ha portato alla delegittimazione del commander in chief. La notte dell’ascesa di un vice che si è accreditato come presidente in pectore, facendosi interprete dell’insorgere di quell’universo interno – Maga, big company, vertici militari, congressisti repubblicani terrorizzati dalla possibile mazzata alle elezioni di midterm di novembre e, last but non least, l’anatema del Papa americano – che non poteva avallare l’apocalittica volontà di The Donald. A fianco di J.D.Vance si è schierato, in questo cruciale frangente, il segretario di Stato Marco Rubio, depositario delle critiche degli alleati regionali degli Usa, a cominciare dalla Arabia Saudita e dal Qatar. A fianco di Trump restava solo il suo amico e sodale israeliano: Benjamin Netanyahu, furioso per la marcia indietro che stava avvenendo alla Casa Bianca. Per smorzare l’ira del premier israeliano, Trump ha dovuto lasciargli mani libere per fare del Libano una nuova Gaza.

La lunga notte si consuma nella ricerca di una exit strategy comunicativa che non faccia perdere la faccia a un furibondo Trump. «Sulla base dei colloqui avuti con il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Feldmaresciallo Asim Munir del Pakistan, nel corso dei quali mi hanno chiesto di sospendere l’azione militare distruttiva prevista per questa notte contro l’Iran, e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’APERTURA COMPLETA, IMMEDIATA e SICURA dello Stretto di Hormuz, acconsento a sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane». «Si tratterà di un cessate il fuoco su due fronti! Il motivo è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto nella definizione di un accordo definitivo sulla pace a lungo termine con l’Iran e sulla pace in Medio Oriente», argomenta il tycoon.

Ma il punto più importante è questo: «Abbiamo ricevuto una proposta in dieci punti dall’Iran e riteniamo che costituisca una base valida su cui negoziare. Quasi tutti i vari punti che in passato erano stati oggetto di controversia sono stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran, ma un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e concludere l’accordo». Perché è importante? Perché è quello che consente all’Iran di cantare vittoria attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che annuncia che «per un periodo di due settimane, sarà possibile garantire il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz grazie al coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo debitamente conto dei limiti tecnici». La tv di Stato iraniana parla di «umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana» e afferma che «il presidente americano ha accettato le condizioni dell’Iran per la guerra».

Ecco il piano in 10 punti, secondo un’emittente statale iraniana:
1) Cessazione completa della guerra in Iraq, Libano e Yemen;
2) Cessazione completa e permanente della guerra contro l’Iran, senza limiti di tempo;
3) Fine totale di tutti i conflitti nella regione;
4) Riapertura dello Stretto di Hormuz;
5) Definizione di un protocollo e di condizioni per garantire libertà e sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz;
6) Pagamento completo delle compensazioni all’Iran per i costi di ricostruzione;
7) Impegno totale alla revoca delle sanzioni contro l’Iran;
8) Sblocco dei fondi e degli asset iraniani congelati negli Stati Uniti;
9) Impegno dell’Iran a non dotarsi di armi nucleari;
10) Entrata in vigore immediata di un cessate il fuoco su tutti i fronti una volta approvate le condizioni sopra indicate.

Trump ha affermato che potrebbero esserci una «joint venture» tra Stati Uniti e Iran per l’imposizione dei pedaggi nello Stretto di Hormuz. «Stiamo pensando di farlo come joint venture», ha detto il presidente rispondendo a una domanda di Jonathan Karl di Abc News sui pedaggi imposti da Teheran per il transito nello stretto. «È un modo per metterlo in sicurezza, e anche per proteggerlo da molte altre persone», ha aggiunto. «Questa è una vittoria per gli Stati Uniti che il presidente Trump e il nostro incredibile esercito hanno reso possibile. Fin dall’inizio dell’operazione, il presidente Trump ha stimato che si sarebbe trattato di un’operazione di 4-6 settimane. Grazie alle incredibili capacità dei nostri militari, abbiamo raggiunto e superato i nostri obiettivi militari principali in 38 giorni. Il successo del nostro esercito ha permesso al presidente Trump e al team di impegnarsi in negoziati duri che ora hanno creato un’apertura per una soluzione diplomatica e una pace a lungo termine. Inoltre, il presidente Trump ha ottenuto la riapertura dello Stretto di Hormuz. Non sottovalutate mai la capacità del presidente Trump di avanzare con successo gli interessi dell’America e di mediare la pace». Così su X Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, dopo l’annuncio di una tregua di due settimane tra Iran e Stati Uniti.

Donald Trump «ha fatto la storia. Nessun altro presidente ha mostrato la determinazione di Trump», le fa eco il capo del Pentagono Pete Hegseth, sottolineando che l’operazione Epic Fury ha «decimato» l’Iran. «In 38 giorni abbiamo smantellato» l’Iran, «rendendolo incapace di difendere la sua popolazione. Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi», ha aggiunto Hegseth. «L’Iran ha implorato per questo cessate il fuoco e lo sappiamo tutti», ha insistito il segretario alla Guerra durante una conferenza spiegando che «l’Iran è stato una minaccia agli Usa e al mondo libero per 47 anni. Non più. Non sotto la nostra sorveglianza». Per il capo del Pentagono, l’operazione lanciata il 28 febbraio scorso è stata una «vittoria schiacciante. Una vittoria militare con la V maiuscola». «Il presidente ha scelto la pietà». «Ora c’è la possibilità di un vero accordo».

Israele attacca Beirut

Al cessate il fuoco nel Golfo corrisponde l’immane mattanza consumata da Israele in Libano. Una massiccia ondata di israeliani ha colpito Beirut nell’arco di pochi minuti, investendo simultaneamente diversi quartieri della capitale libanese, dal centro al lungomare fino alla periferia sud. Lo riferiscono fonti locali e testimoni oculari. Le esplosioni hanno interessato aree densamente popolate, provocando panico tra i residenti. Diverse testimonianze parlano di «scene apocalittiche», con edifici danneggiati o distrutti e colonne di fumo visibili in più punti della città. Fonti mediche riferiscono della presenza di numerosi cadaveri nelle strade e di un alto numero di feriti, con gli ospedali sotto pressione. La vasta ondata di raid aerei israeliani contro Hezbollah in tutto il Libano ha visto l’impiego di 50 caccia che hanno sganciato circa 160 bombe su 100 obiettivi in soli 10 minuti. Lo ha detto l’esercito israeliano secondo quanto riporta il Times of Israel. L’ondata di attacchi è stata denominata internamente «Oscurità eterna».

Col passare delle ore il bilancio delle vittime cresce a dismisura. Il ministro della Salute libanese, Rakan Nassereddine, ha dichiarato che gli attacchi israeliani hanno causato centinaia di morti e feriti in tutto il Libano. Lo riporta l’agenzia di stampa Nna. Da parte sua il segretario generale della Croce Rossa libanese, George Kettaneh, ha detto all’emittente libanese Mtv: «La situazione è tragica, con molte vittime intrappolate sotto le macerie e interi edifici crollati in diverse zone». Gli ospedali di Beirut hanno lanciato un appello urgente per le donazioni di sangue di tutti i gruppi sanguigni. «In seguito alla violazione, da parte di Israele, del cessate il fuoco in Libano e contro Hezbollah, l’Iran si sta preparando a condurre operazioni contro le posizioni militari in Israele». Lo ha dichiarato una fonte della sicurezza iraniana citata dall’agenzia di stampa Fars. La fonte ha aggiunto che «a Teheran si sta diffondendo la convinzione che i continui attacchi, nonostante l’accordo, siano un segno dell’incapacità degli Stati Uniti di controllare Netanyahu o che Israele abbia ottenuto libertà d’azione dal Comando Centrale degli Stati Uniti».

La furia sanguinaria di Netanyahu e soci non risparmia l’Italia.

«Purtroppo l’appello lanciato dal presidente del Consiglio italiano e da altri leader internazionali non ha avuto risposta positiva per quanto riguarda il Libano. Vi leggo una notizia che mi è appena giunta: c’è stato il più violento bombardamento israeliano dalla ripresa della guerra, si parla di 150 aerei impegnati su tutto il Libano. In particolare, a Beirut, Sidone e Tiro si contano decine di vittime fra i civili. Una colonna italiana dell’Unifil che portava elementi a Beirut per il rimpatrio è stata bloccata all’Idf: i colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo. Per fortuna nessun ferito, ma la colonna è dovuta rientrare e appena uscito da quest’aula chiederò alla ministero degli Esteri di chiedere informazioni immediate all’ambasciatore di Israele in Italia su ciò che è accaduto e che ha portato al danneggiamento di un mezzo militare italiano». Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo, nel corso del Question Time alla Camera, a un’interrogazione di FdI sulle iniziative per scongiurare un maggiore coinvolgimento del Libano nel conflitto in corso in Medio Oriente.

9 Aprile 2026

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