L'intesa

Iran, Trump fa marcia indietro: tregua di due settimane mediata dal Pakistan, Teheran verso la riapertura di Hormuz

Esteri - di Redazione

8 Aprile 2026 alle 09:56

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Iran, Trump fa marcia indietro: tregua di due settimane mediata dal Pakistan, Teheran verso la riapertura di Hormuz

L’Apocalisse promessa da Donald Trump contro l’Iran non c’è stata. L’ultimatum degli Stati Uniti, con la minaccia di un attacco contro la Repubblica Islamica che avrebbe “annientato la civiltà” iraniana, è diventato ancora una volta un penultimatum.

Merito dell’accordo mediato dal Pakistan, che ha spinto le due parte ad un cessate il fuoco di due settimane e ad immediati negoziati tra le due parti che si terranno già a partire da venerdì a Islamabad alla presenza del vicepresidente Usa JD Vance e degli inviati di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff.

Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato che la Repubblica Islamica parteciperà ai negoziati attesi venerdì a Islamabad nel corso di un colloquio telefonico con il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif.

L’accordo e la marcia indietro di Trump

Il “freno a mano” è stato tirato alle 18:32 di Washington, quando in Italia era trascorsa la mezzanotte. Tramite il suo social Truth, Trump ha annunciato di aver accettato un cessate il fuoco di due settimane e rinunciato così all’attacco annunciato contro infrastrutture energetiche, centrali elettriche e ponti iraniani, raid contro strutture civili che avrebbero comportato un evidente crimine di guerra da parte della sua amministrazione.

Nel suo post Trump ha rivendicato che gli Stati Uniti hanno “già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto nella definizione di un accordo definitivo sulla pace a lungo termine con l’Iran e sulla pace in Medio Oriente”, per poi aggiungere che la Casa Bianca ha “ricevuto una proposta in dieci punti dall’Iran e riteniamo che costituisca una base valida su cui negoziare”.

Stati Uniti che secondo Trump in Iran hanno raggiunto “tutto ciò che volevamo ottenere sul piano militare”, una “vittoria totale da quel punto di vista e da ogni altro punto di vista”, è stato il commento di Trump parlando con l’emittente britannica Sky News, secondo quanto riporta la stessa emittente. Il presidente Usa ha aggiunto che ritiene che l’accordo “sia buono”, ma ha aggiunto che se così non fosse gli Usa torneranno in guerra. In quel caso “ci torniamo immediatamente, molto facilmente”, ha affermato.

In cambio il regime di Teheran ha preso l’impegno di riaprire lo stretto di Hormuz, fermo al traffico di petroliere e metaniere praticamente dallo scoppio del conflitto il 28 febbraio scorso, e fattore che ha scatenato una crisi energetica planetaria.

L’Iran canta vittoria per il suo piano in 10 punti

Intesa accolta come una vittoria dalla Repubblica Islamica. La tv di stato iraniana ha parlato di “umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana” affermando che il presidente americano “ha accettato le condizioni dell’Iran per la guerra”.

A chiarire ulteriormente la posizione del regime è stato il Consiglio supremo iraniano per la sicurezza nazionale, che ha rivendicato “una grande vittoria” per il fatto che gli Stati Uniti abbiano accettato di trattare sul piano in 10 punti presentato da Teheran.

Un piano che, come riportato dall’agenzia di stampa Tasnim, si basa su questi punti: “Il passaggio controllato attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate iraniane, che garantirebbe all’Iran una posizione economica e geopolitica unica; la fine della guerra contro tutte le componenti dell’asse della resistenza, che significherebbe la storica sconfitta dell’aggressione del regime israeliano responsabile dell’uccisione di bambini; il ritiro delle forze combattenti americane da tutte le basi e dai punti di dispiegamento nella regione; la creazione di un protocollo di sicurezza formale per la navigazione nello Stretto di Hormuz che garantisca all’Iran l’autorità di supervisione secondo il protocollo concordato; il pagamento integrale dei danni inflitti all’Iran secondo le stime; la revoca di tutte le sanzioni primarie e secondarie imposte all’Iran; la cancellazione delle risoluzioni del Consiglio dei governatori dell’Aiea e del Consiglio di sicurezza Onu; lo sblocco di tutti i beni iraniani congelati all’estero; la ratifica di tutte queste questioni in una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza”.

La posizione di Israele

L’altro attore protagonista del conflitto, Israele, ha accettato l’intesa siglata dall’alleato statunitense, ma ha chiarito che da parte sua l’accordo non prevede il Libano, dove l’IDF da settimane ormai ha lanciato una vasta operazione militare nel sud del Paese con l’obiettivo di neutralizzare Hezbollah, il gruppo politico-militare sciita alleato dell’Iran, ma soprattutto di strappare altro territorio ad uno Stato sovrano.

“Israele sostiene la decisione del presidente Trump di sospendere gli attacchi contro l’Iran per due settimane, a condizione che l’Iran apra immediatamente gli stretti e interrompa tutti gli attacchi contro gli Stati Uniti, Israele e i paesi della regione. La tregua di due settimane non include il Libano”, ha chiarito su X il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

di: Redazione - 8 Aprile 2026

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