Il messaggio a chi dissente
Salis perquisita senza mandato, un messaggio a chi dissente…
La perquisizione subita dalla parlamentare Salis, senza mandato né verbale, il fermo dei 91 militanti anarchici al parco degli Acquedotti: una escalation per mandare un messaggio a chi dissente
Politica - di Vincenzo Scalia
L’esecutivo in carica denota un rapporto critico con le piazze. La militarizzazione delle città, lo schieramento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, i rifiuti di mediare con la controparte, hanno scandito l’operato del governo Meloni. A cui si sono accompagnati il decreto anti-rave, surrettizia riedizione dell’adunata sediziosa, e gli sgomberi motu proprio di realtà autogestite consolidate, come Askatasuna a Torino e il Leoncavallo a Milano. Un’escalation repressiva animata dal malcelato tentativo di trovare un casus belli che giustifichi un giro di vite definitivo nei confronti di chi dissente.
Il fallimento di questi tentativi, la sconfitta referendaria, il deteriorarsi della situazione politica in seguito alla guerra in Iran, hanno portato l’esecutivo in carica a cercare di elevare il livello dello scontro, così come si è avuto modo di vedere sabato scorso. Una parlamentare ha subito una perquisizione nella stanza del suo albergo. Le forze dell’ordine hanno bussato alla porta di Ilaria Salis senza disporre di un mandato, nonché senza rilasciarle alcun verbale. Si adduce una richiesta dalla Germania, a sua volta su richiesta dell’Ungheria, che avrebbe voluto condannare Ilaria a 14 anni per un reato che in Italia non è nemmeno punibile con la reclusione. Non risultano rogatorie della magistratura tedesca autorizzate dai colleghi italiani.
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Per farla breve, ci troviamo di fronte a una catena di illegalità, messa in atto ai danni di una militante e parlamentare che la destra vede come il fumo negli occhi per le sue ferme prese di posizione. Sembrerebbe un messaggio rivolto a Ilaria Salis e ai manifestanti, onde invitarli a desistere dalle loro prese di posizione. Sulla stessa scia, si colloca il fermo dei 91 militanti anarchici fermati al Parco degli Acquedotti, dove si erano dati appuntamento per commemorare Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti in circostanze ancora da chiarire. I 91 fermati avrebbero messo in atto una manifestazione non autorizzata. Si trattava in realtà di un raduno commemorativo, con la deposizione di omaggi floreali, quindi non una manifestazione organizzata. Ma sono scattate le identificazioni e i fermi, in nome della repressione preventiva che caratterizza le politiche di sicurezza promosse e implementate dall’esecutivo della signora Meloni.
Se sulla connotazione politica del raduno ci sono pochi dubbi, molte ce ne sono sulle misure adottate. Torniamo al punto di partenza, ovvero all’adunata sediziosa. Se un gruppo di persone si riunisce per commemorare, spontaneamente, qualcuno a loro vicino, è sospettato di reato. Eppure, misure del genere, non vengono prese verso chi, il 28 aprile, commemora Mussolini a Giulino di Mezzegra. Oppure per ricordare i morti di Acca Larenzia. Assistiamo a un’asimmetria di giudizio. Che ci sembra legata alle spinte repressive che animano il governo in carica. Una volta i provocatori erano in piazza. Adesso, sembrerebbe, stanno dalle parti di Palazzo Chigi.