Nel 1985
Quando a Sigonella si rischiò lo scontro militare con gli USA: il sequestro palestinese dell’Achille Lauro e il NO di Craxi a Reagan
Dal sequestro nella nave da crociera e l'omicidio di Leon Klinghoffer, ai Carabinieri schierati sulla pista e al "Dear Bettino"
Politica - di Redazione Web
Non poteva andare diversamente, con la decisione del governo Meloni di negare l’atterraggio a Sigonella di un bombardiere degli Stati Uniti che si sarebbe diretto verso il Medio Oriente per le operazioni militari contro l’Iran. Non poteva non riportare alla durissima crisi del 1985, 41 anni, quando Italia e USA arrivarono allo scontro diplomatico più duro nei loro rapporti. Memorabile e durissimo perché quella tensione fu anche militare, sull’isola di Sigonella. E quindi ancora imparagonabile agli accadimenti di queste ore.
7 Ottobre 1985. Sulla nave da crociera italiana Achille Lauro, terroristi del Fronte di Liberazione della Palestina fanno irruzione e sequestrano l’equipaggio e i passeggeri. 344 membri dell’equipaggio e 210 passeggeri. Il dirottamento avviene al largo delle coste egiziane. I terroristi chiedono la liberazione di 50 detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Leon Klinghoffer, statunitense di religione ebraica, disabile di 69 anni, costretto su una sedia a rotelle, viene ucciso e gettato in mare. L’Italia ottiene la liberazione della nave a Port Said in cambio di un salvacondotto per i terroristi ma la notizia dell’omicidio di un cittadino amricano venne intercettata da un radioamatore libanese.
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Alcuni caccia americani costrinsero l’aereo egiziano diretto a Tunisi, dove aveva sede l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat che aveva mediato nelle trattative tra sequestratori e Italia, che trasportava i quattro palestinesi ad atterrare nella base militare nei pressi di Catania utilizzata dall’esercito USA: l’obiettivo era catturare i terroristi e i mediatori, tra cui Abu Abbas, considerato l’ideatore dell’operazione. L’aereo venne circondato da trenta avieri e venti carabinieri, poco dopo circondati a loro volta dai militari arrivati con due Lockheed C-141 Starlifter della Delta Force. Ma i reati erano stati commessi su nave italiana, suolo italiano, e la giurisdizione doveva essere italiana.
Il Presidente del Consiglio Bettino Craxi venne informato e ordinò alle forze di polizia di impedire la cattura dei terroristi: un secondo cordone di Carabinieri circondò gli statunitensi. Craxi mantenne la sua posizione anche al telefono a un furioso Presidente USA Ronald Reagan. Alla fine i militari americani lasciarono la pista dell’aeroporto e i quattro terroristi vennero arrestati dalla polizia giudiziaria italiana: sarebbero stati condannati a 15 e 30 anni di carcere. Il velivolo ripartì il 12 ottobre per Belgrado, allora Jugoslavia, dove Abu Abbas trovò rifugio. Su di lui sarebbe stata aperta un’indagine e che sarebbe stato condannato all’ergastolo in contumacia. Sarebbe morto nel 2004 in Iraq, sotto custodia degli americani, dopo l’invasione del 2003.
Il caso non fu privo di conseguenze: la maggioranza perse il Partito Repubblicano e i suoi ministri Giovanni Spadolini, Oscar Mammì e Bruno Visentini si dimisero. La ricucitura avvenne prima con una lettera tra i due presidenti, passata alla storia per l’emblematico “Dear Bettino”, e quindi con un incontro a New York tra Reagan e Craxi che ribadì al Presidente USA che “non avrebbe potuto fare diversamente da come aveva fatto”.