La minaccia di Trump all'Iran

La Spagna chiude i suoi cieli alla guerra di Trump, lo schiaffo di Sanchez al tycoon dopo il ‘no’ alle basi militari

Dopo il no all’uso delle basi militari, Madrid dispone la chiusura dello spazio aereo a tutti i velivoli coinvolti nelle operazioni, inclusi quelli di supporto.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

31 Marzo 2026 alle 09:00

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AP Photo/Omar Havana
AP Photo/Omar Havana

Meloni s’inchina a Trump. Sánchez chiude lo spazio aereo ai caccia da guerra. Italia-Spagna. L’Europa a due dignità. La Spagna non ha solo negato l’uso delle basi militari di Rota e Moron ma ha chiuso il proprio spazio aereo agli aerei coinvolti nell’operazione militare contro l’Iran, segnando una posizione di netta distanza dall’intervento di Stati Uniti e Israele. Il divieto riguarda non solo i velivoli direttamente impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto, come aerei cisterna per il rifornimento in volo, inclusi quelli dislocati in Paesi terzi.

Il presidente del governo Pedro Sánchez lo ha dichiarato la scorsa settimana riferendo al Congresso sulla posizione di Madrid nel conflitto in Medio Oriente. «Abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Moron per questa guerra illegale. Tutti i piani di volo che prevedono azioni legate all’operazione in Iran sono stati respinti. Tutti, compresi quelli degli aerei di rifornimento». Il veto si estende quindi anche al sorvolo dello spazio aereo spagnolo da parte di bombardieri e aerei logistici coinvolti nell’operazione. È prevista un’unica eccezione: situazioni di emergenza, in cui può essere autorizzato il transito o l’atterraggio. A confermarlo è stato il ministro degli Esteri della Spagna, José Manuel Albares, a Rac 1 ieri mattina, dopo le notizie pubblicate dal quotidiano spagnolo El País “L’obiettivo è quello di non fare nulla che possa far degenerare la guerra. Semplicemente, quello che abbiamo fatto è non permettere il suo utilizzo per questo conflitto”.

Anche la ministra della Difesa, Margarita Robles, ha confermato le intenzioni del governo di Sánchez, arrivando a precisare che il veto era già stato comunicato in privato. “Questo è stato reso perfettamente chiaro alle forze reso perfettamente chiaro alle forze armate statunitensi fin dall’inizio. Pertanto, né le basi sono autorizzate né, ovviamente, l’uso dello spazio aereo spagnolo è autorizzato per qualsiasi azione legata alla guerra in Iran”, ha dichiarato lunedì alla stampa Robles. “Credo che tutti conoscano la posizione della Spagna. È molto chiara”, ha detto la ministra, definendo la guerra “profondamente illegale e ingiusta”.

Ma il tycoon con l’elmetto non recede

«Gli Stati Uniti d’America sono impegnati in serie discussioni con un nuovo regime, più ragionevole, per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, aggiungendo che «sono stati compiuti grandi progressi, ma se per qualsiasi motivo non si raggiungerà presto un accordo, cosa che probabilmente accadrà, e se lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente “aperto agli affari”, concluderemo il nostro piacevole “soggiorno” in Iran facendo saltare in aria e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione!), che abbiamo volutamente lasciato intatti». «Questo – ha concluso il presidente americano – sarà un atto di rappresaglia per i nostri numerosi soldati, e non solo, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di ‘Regno del Terrore’ del vecchio Regime. Grazie per l’attenzione».

E l’attacco a Kharg chiama in causa l’Italia

“Si dà per certo che dalla base di Sigonella, prima, durante e dopo il 28 febbraio, sono decollati regolarmente aerei e droni statunitensi, in particolare i Triton, velivoli di grandi dimensioni dotati di tecnologie avanzate per intelligence, sorveglianza e ricognizione», rimarca Antonio Mazzeo, analista e reporter da sempre impegnato sui temi del disarmo. E l’area di monitoraggio è proprio quella di Kharg. «Questi droni – prosegue Mazzeo – operano ad alta quota e sono in grado di monitorare vaste aree, individuando con precisione obiettivi che vengono poi utilizzati dai cacciabombardieri per gli attacchi. Per questo motivo definire tali operazioni come “non cinetiche” o solo tecnico-logistiche viene considerato fuorviante: le attività di intelligence sono parte essenziale delle operazioni militari e rendono il territorio italiano direttamente coinvolto anche se da esso non partono materialmente i bombardamenti».

31 Marzo 2026

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