Le critiche all'ex magistrato

Mi volevano in prigione per aver criticato Scarpinato: per il pm delle domande valevano 3 anni e mezzo di carcere

Interrogato in antimafia il procuratore di Caltanissetta De Luca, che sta indagando sulla strage Borsellino, ha sostenuto che il dossier poteva non essere archiviato. Chissà se Scarpinato querelerà anche lui...

Giustizia - di Piero Sansonetti

26 Marzo 2026 alle 12:00

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Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse
Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse

L’altra sera, a urne chiuse da poco, il Pubblico ministero in un processo contro di me – che sono accusato di avere criticato un magistrato che si è molto offeso – ha chiesto una pena di tre anni e mezzo di prigione. Il reato è il solito: diffamazione a mezzo stampa. Il magistrato che mi ha querelato, e per difendere il quale il suo collega Pm ha avanzato contro di me una richiesta di pena detentiva analoga a quella che di solito colpisce gli stupratori (se ottengono le attenuanti generiche), si chiama Roberto Scarpinato. È stato procuratore generale a Palermo (è quello che ha perduto clamorosamente il processo trattativa-stato-mafia) ora è parlamentare nel gruppo 5 Stelle e spesso collabora col Fatto Quotidiano.

Mi ha querelato perché io ripetutamente, in una serie di articoli, avevo chiesto a lui e al suo collega Guido Lo Forte (che mi ha querelato anche lui) il motivo per il quale il 13 luglio del 1992 chiese – e poi ottenne – l’archiviazione del dossier “mafia appalti”, che era stato preparato dal generale dei carabinieri Mario Mori su input di Giovanni Falcone. E al quale dossier era particolarmente interessato Paolo Borsellino, soprattutto dopo la morte di Falcone avvenuta un mese e mezzo prima. Ho anche scritto che il giorno dopo la richiesta di archiviazione si tenne a Palermo, convocata dal Procuratore Giammanco, una riunione di sostituti procuratori alla quale partecipò Lo Forte ma non Scarpinato – che in quelle ore si era ammalato – e durante la quale Paolo Borsellino chiese notizie del dossier e insistette sulla richiesta di potersene occupare. Giammanco disse a Borsellino che avrebbe preso in considerazione la sua richiesta.

Nessuno invece informò Borsellino che il giorno prima era stata chiesta l’archiviazione del dossier che poi sarebbe stata accolta in fretta e furia il giorno prima di Ferragosto dal giudice. Del dossier non si parlò più con Borsellino perché il magistrato fu ucciso dalla mafia esattamente sei giorni dopo quella riunione. Scarpinato si è offeso per la domanda che gli ho posto più volte, senza avere risposta adeguata, e il Pm nella sua requisitoria ha sostenuto che io avrei accusato Scarpinato di non avere combattuto la mafia e di essere venuto meno ai loro doveri. Cose che io non ho mai scritto (ma ormai alcuni processi si svolgono un po’ come le campagne elettorali, a chi le spara più grosse).
Scarpinato a sua volta mi ha accusato di aver messo in discussione il suo buon rapporto con Paolo Borsellino. Cosa che io non ho mai fatto perché io non conoscevo i rapporti tra Scarpinato e Borsellino. Al massimo posso aver citato la famosa frase di Borsellino, pronunciata poco prima di morire e riferita da sua moglie: “Sarà la mafia a uccidermi, ma perché i miei colleghi lo permetteranno”.

Perché vi riferisco di queste faccende? Perché, magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che la minaccia che qualche giorno fa lanciò Gratteri contro Il Foglio (“dopo il referendum faremo i conti”) non fosse una boutade, ma l’espressione di una linea d’azione decisa da un pezzetto della magistratura. Vendicarsi dei giornalisti che criticano e che restano indipendenti dalle Procure. Del resto questi giornalisti non sono molti, e la vendetta può essere veloce. Tanto più che il pubblico ministero, nel corso della requisitoria, ha motivato la richiesta di una pena così alta con l’argomento che io continuo a scrivere. Per lui è grave che questo accada. Pensa che la magistratura dovrebbe impedirmi di scrivere. Sarò io che la vedo sempre nera, ma a me sembra un tipo di ragionamento che ricorda molto quelli dei tribunali speciali fascisti. Non capisco che relazione possa esistere tra questo ragionamento e l’articolo 21 della Costituzione. Il Pm ha in sostanza teorizzato che se uno ti querela poi tu devi tacere. Altri che intimidazione: imposizione vera e propria.

P.S. Interrogato in antimafia il procuratore di Caltanissetta De Luca, che sta indagando sulla strage Borsellino, ha sostenuto che il dossier poteva non essere archiviato. Chissà se Scarpinato querelerà anche lui.

P.S.2 Nei mesi scorsi diversi giornali e organizzazioni politiche e sindacali hanno svolto vere e giuste campagne di stampa contro l’uso disinvolto della querela a scopo intimidatorio verso i giornalisti. Querele specialmente da parte dei politici. Se le querele – come succede quasi sempre a me – vengono invece dai magistrati, di solito vengono considerate dagli stessi organizzatori della campagna come atti dovuti. Chissà se anche stavolta sarà così. Immagino di sì.

26 Marzo 2026

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