La nota della famiglia
È morto Gino Paoli, addio al cantante e autore: leggenda della musica italiana, aveva 91 anni
L'annuncio della famiglia in una nota: "Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall'affetto dei suoi cari"
Cultura - di Redazione Web
Penna tra le più raffinate, protagonista della “scuola genovese”, una carriera iniziata negli anni ‘50, re della canzone d’autore italiana, un carattere indomito che non si risparmiò nemmeno l’impegno politico. Gino Paoli è morto a 91 anni dopo un breve ricovero in una clinica privata. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, si legge in una nota della famiglia Paoli che ha chiesto “la massima riservatezza”. Pochi mesi fa, a novembre 2025, era morta Ornella Vanoni, sua compagna e interprete di molte canzoni scritte da Paoli, in molte occasioni in studio e in tour insieme: insieme sono stati una delle coppie più popolari e amate del mondo dello spettacolo italiano.
Era nato a Monfalcone il 23 settembre del 1934 ed era cresciuto a Genova. Prima di darsi completamente alla musica fu facchino, grafico, pittore. E divenne così uno di quei grandi nomi della cosiddetta “Scuola Genovese”, con leggende come Fabrizio De André, Luigi Tenco e Bruno Lauzi. Suo primo successo, La Gatta, ispirata alla sua Ciacola. “Ebbi un amoretto con una puttana … – ha raccontato in un’intervista a Il Corriere della Sera – Ricordo che era molto carina. Mi piaceva proprio tanto, e io piacevo a lei. Andai in quella stanza due, tre, quattro volte. Fino a quando non finii i soldi. Dovevo inventarmi qualcosa per rivederla”. Nessuno volle quella canzone fino a quando non la prese in custodia Giulio Rapetti, in arte Mogol, figlio del capo delle Edizioni Ricordi. Quando la incise Mina la canzone divenne un successo. Ennio Morricone musicò Sapore di sale, Senza fine un’altra delle sue canzoni immortali.
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Si sparò un colpo di pistola nel 1963, il proiettile era rimasto da allora incapsulato nel torace. “Ogni suicidio è diverso, e privato – ha raccontato a Il Corriere della Sera – È l’unico modo per scegliere: perché le cose cruciali della vita, l’amore e la morte, non si scelgono; tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero. Il proiettile bucò il cuore e si conficcò nel pericardio, dov’è tuttora incapsulato. Ero a casa da solo. Anna, allora mia moglie, era partita; ma aveva lasciato le chiavi a un amico, che poco dopo entrò a vedere come stavo”.
Qualche anno dopo, nel 1967, il suicidio con un colpo di pistola, in pieno Festival di Sanremo, dell’amico Luigi Tenco. Gino Paoli nel 2025 aveva dovuto affrontare il dolore della morte del figlio Giovanni, giornalista, avuto con la prima moglie Anna Fabbri. Dalla relazione con l’attrice Stefania Sandrelli sarebbe nata l’altra figlia Amanda. Con Ornella Vanoni una lunga e tormentata relazione cominciata all’inizio degli anni Sessanta che non avrebbe impedito ai due di tornare a collaborare in studio e in tour anche molti anni dopo. Avrebbe sposato nel 1991 Paola Penzo, con la quale avrebbe avuto altri tre figli: Nicolò, Tommaso e Francesco.
Si professava anarchico, divenne deputato nelle file del Partito Comunista Italiano (Pci) dopo le elezioni del 1987. In Parlamento però si iscrisse al Gruppo Indipendente di Sinistra. Non aveva alcuna tessera di partito. Lungo appena due anni il suo incarico di presidente della SIAE, iniziato con i buoni propositi di combattere pirateria e diritto d’autore e terminato con le accuse di presunta evasione fiscale che portarono alle dimissioni. Si era dichiarato sempre innocente.