Bocciata la riforma della Giustizia
Meloni travolta dal referendum, vince il No ed è panico a destra: ma è una botta anche per il garantismo
Esulta la sinistra, esultano i magistrati, per Elly Schlein è un vero trionfo, Giorgia Meloni è stata buttata giù dal carro a furor di popolo
Politica - di Redazione Web
Hanno vinto i No. La riforma della giustizia, preparata dal centrodestra e imposta in Parlamento senza coinvolgere l’opposizione, è stata bocciata. Esulta la sinistra, esultano i magistrati, per Elly Schlein è un vero trionfo, per Giorgia Meloni (la “figlia del popolo”, come è stata definita in un recente libro agiografico di grande successo) è stata buttata giù dal carro a furor di popolo.
Il risultato è netto (anche se ancora non definitivo): 54 per cento ai NO, 46 per cento ai SÌ. I SÌ vincono solo nel Lombardo Veneto, i No vincono nel resto d’Italia, dal Piemonte alla Sicilia. L’affluenza al voto è stata molto superiore alle aspettative, si è attestata vicino al 60 per cento. Rendendo in questo modo più chiara e autorevole la vittoria del No. Le reazioni politiche per ora sono contenute. Elly Schlein logicamente ha esultato e ha sottolineato il contributo decisivo delle nuove generazioni a questa vittoria. Il ministro della Giustizia Nordio ha commentato con un laconico “prendo atto”. Giorgia Meloni ha dichiarato che “si va avanti”, lasciando intendere che non si dimetterà, nonostante la batosta presa dal voto.
- Referendum Giustizia, i risultati in diretta: vittoria del No sopra il 53%, per Meloni “rammarico ma andiamo avanti”
- Chi ha vinto il referendum sulla Giustizia: i risultati della lunga battaglia tra il SÌ del governo Meloni e il NO delle opposizioni
- Referendum Giustizia, la mappa del voto: il No trionfa dall’Emilia Romagna in giù e nelle grandi città, il Sì passa in Lombardia e Veneto
Matteo Renzi, parlando coi giornalisti, ha insistito sulla necessità che dopo un risultato del genere la presidente del Consiglio rassegni le dimissioni, come fece lui, giusto dieci anni fa, quando lasciò palazzo Chigi dopo aver perduto il referendum costituzionale. Ora bisognerà vedere cosa succederà nella destra. È probabile che tra i partiti della coalizione che sostiene il governo ci sarà qualche regolamento dei conti. E probabilmente qualche testa dovrà saltare. In pole position ci sono i maggiori rappresentanti del ministero della Giustizia. In primis il ministro Carlo Nordio, che è il padre della riforma mancata, e poi la cosiddetta zarina Giusi Bartolozzi, e infine il sottosegretario Delmastro che si è fatto beccare con le mani nella marmellata per la vicenda del ristorante aperto in segreto come socio della figlia di un prestanome di un signore condannato per reati legati alla mafia.
Nel centrosinistra si apre la fase di costruzione della campagna elettorale del 2027, con la possibilità di conquistare Palazzo Chigi. Chi è nella posizione migliore è Elly Schlein che ha guidato questa campagna elettorale, impegnandosi in modo totale quando ancora i sondaggi davano il No 20 punti indietro. La Schlein ci ha creduto e, clamorosamente, ha vinto. Giuseppe Conte, da parte sua, che è nella squadra dei vincenti, già ieri ha lanciato l’ idea delle primarie per scegliere il candidato premier del campo largo.