Il conflitto
Iran, da Trump stop di 5 giorni ai raid contro gli impianti energetici di Teheran: il regime smentisce, silenzio da Netanyahu
L’ultimatum diventa un “penultimatum”, con scadenza rinviata di cinque giorni e l’annuncio di colloqui “produttivi” con Teheran. Donald Trump cambia nuovamente idea e strategia, ammesso ovviamente che alla Casa Bianca si stia seguendo un filo logico in queste settimane di conflitto in Medio Oriente, e annuncia novità importanti sull’Iran.
Il presidente Usa ha infatti annunciato il rinvio dell’ultimatum contro l’Iran per la liberazione e riapertura dello stretto di Hormuz, sostanzialmente “ostaggio” della Repubblica Islamica che sta bloccando il traffico di petrolio dal Persico, che vale oltre il 20 per cento del greggio mondiale.
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Con un solito messaggio su Truth, il social di sua proprietà, Trump ha comunicato che gli Stai Uniti hanno scelto di rinviare gli attacchi all’Iran dopo colloqui “molto buoni e produttivi degli ultimi due giorni”. Il presidente Usa in particolare ha dichiarato di aver dato istruzioni all’esercito statunitense di rinviare “tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane” in seguito a due giorni di “conversazioni molto positive e produttive” con l’Iran su “una completa e totale risoluzione delle nostre ostilità nel Medio Oriente”. Una pausa di cinque giorni che è subordinata al “successo degli incontri e delle discussioni in corso”, colloqui con l’Iran che “proseguiranno per tutta la settimana”.
Gli annunci di Trump sono però un caso. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, che cita una propria fonte all’interno del regime, non ci sarebbero comunicazioni dirette o indirette con gli Stati Uniti attualmente in corso. Secondo l’agenzia di stampa Trump avrebbe fatto marcia sull’idea di colpire le centrali elettriche iraniane dopo che l’Iran aveva minacciato di colpire a sua volta le centrali elettriche in tutto il Medio Oriente.
Anche un alto funzionario della sicurezza ha smentito all’agenzia di stampa Tasnim le parole di Trump, sostenendo che il capo della Casa Bianca abbia “rinunciato ad attaccare le infrastrutture critiche quando le minacce militari dell’Iran sono diventate credibili“. Il riferimento è alle minacce del regime di posare “mine navali” nel Golfo Persico qualora Stati Uniti ed Israele attaccassero le sue coste o isole. “Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente, in conformità con le consolidate prassi militari, il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e nelle aree costiere con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti dispiegabili dalla costa”, ha dichiarato il Consiglio di Difesa iraniano, che opera sotto l’autorità del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, in un comunicato diffuso dai media statali di Teheran.
Sull’altro fronte, pesa il silenzio dell’alleato di ferro di Washington, Israele. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha scelto infatti il silenzio dopo l’annuncio di Trump di una tregua di cinque giorni negli attacchi contro l’Iran. Come sottolinea la stampa israeliana, l’ufficio di Netanyahu non ha rilasciato alcuna dichiarazione e non ha risposto alle richieste di commento.