La riforma della magistratura
Perché votare no al referendum sulla Giustizia: attaccano la magistratura per indebolire la democrazia, difendiamo la Costituzione
In tutti i paesi dove le democrazie sono state svuotate dall’interno il primo obiettivo è stato l’indebolimento dell’indipendenza della magistratura, meglio non correre rischi.
Politica - di Silvia Albano
Bisognerebbe cercare di fare ordine nel fiume di parole spese in questa campagna referendaria. In primo luogo, deve essere detto che la contrapposizione non può essere tra chi è favorevole o contrario alla separazione delle carriere, perché non è questo, come vedremo, il cuore della riforma e perché la separazione delle carriere – anche sul piano ordinamentale, visto che la separazione delle funzioni è già pienamente operativa – può essere realizzata in molti modi. Il tema, quindi, è la condivisione o la contrarietà a QUESTA riforma. Va detto che essa arriva dopo che c’è stata una incisiva riforma dell’ordinamento giudiziario promossa dalla Ministra Cartabia (legge delega n. 71-2022) il cui decreto legislativo attuativo è di meno di un anno fa (decreto legislativo 28 marzo 2024, n. 44), si poteva almeno attendere di verificarne gli esiti.
La riforma Cartabia ha inciso su aspetti rilevantissimi quali le valutazioni di professionalità, il criterio per nominare i dirigenti degli uffici e i giudici di legittimità e ha sostanzialmente portato a compimento la separazione tra le funzioni di giudice e quelle di pubblico ministero: si può cambiare funzione una sola volta, nei primi 10 anni della propria vita professionale, e solo cambiando regione. È stata, poi modificata la legge elettorale della componente togata del CSM e il regolamento del CSM, per cui chi fa parte della sezione disciplinare non può far parte della commissione che si occupa delle valutazioni di professionalità e del conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi. L’ordinamento giudiziario è stato riformato molte volte dall’entrata in vigore della costituzione: dopo il fascismo per adeguarlo alla sancita indipendenza della magistratura, all’indomani dell’entrata in vigore del codice di procedura penale di stampo accusatorio con la riforma del 2006 a firma Castelli-Mastella, che ha introdotto la sostanziale separazione delle funzioni tra giudice e PM (si poteva cambiare funzioni solo cambiando regione), fino ad arrivare alla riforma del 2022.
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Da molto tempo si discute di separazione delle carriere, se e in che modo introdurla. La proposta uscita dalla bicamerale D’Alema-Berlusconi, poi abortita, è già in gran parte realizzata: prevedeva la separazione delle funzioni, il passaggio per concorso da una funzione all’altra cambiando regione, la permanenza di un unico CSM diviso in sezioni al suo interno. Tutte cose realizzabili con legge ordinaria e il relatore della Commissione bicamerale, Marco Boato, ha dichiarato che voterà no. Innanzi tutto – ha detto – per il metodo con cui è stata approvata questa riforma: scritta negli uffici legislativi del governo e approvata in tempi record senza che nemmeno gli esponenti della maggioranza potessero proporre emendamenti. L’alta corte disciplinare proposta a suo tempo da Luciano Violante (che ha dichiarato voterà no) è tutt’altra cosa rispetto a quella proposta oggi. La funzione disciplinare restava al CSM ed era un organo giurisdizionale dove non solo potevano essere impugnate nel merito le sanzioni irrogate dagli organi disciplinari di tutte le magistrature (oggi sono impugnabili solo davanti alle sezioni unite civili della Corte di Cassazione per motivi di legittimità) permanendo la possibilità comunque del ricorso in cassazione, ma anche tutte le decisioni degli organi di autogoverno della magistratura che oggi possono essere impugnate davanti al giudice amministrativo (ad esempio in materia di nomine o altro).
La Costituzione è di tutte e tutti, è il patto fondativo della nostra convivenza civile, le costituenti hanno previsto complessi meccanismi di revisione costituzionale proprio perché non potesse essere modificata a colpi di maggioranza, ma ogni modifica prevedesse la necessaria partecipazione di tutte le forze parlamentari ed eventualmente delle cittadine e dei cittadini attraverso il referendum. Perché questa riforma costituzionale, dunque, che divide in due l’unico CSM e porta fuori dall’organo costituzionale posto a garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura la funzione disciplinare, che può diventare un potente mezzo di intimidazione dei giudici? Pensiamo davvero che questa maggioranza di governo abbia preoccupazioni garantiste, a fronte di una iper produzione normativa di stampo repressivo (decreto rave, decreti sicurezza, Decreto caivano, decreti legge in materia di immigrazione), che ha introdotto numerose figure di reato e circostanze aggravanti, aumentato i casi di applicazione delle misure cautelari e introdotto il fermo a discrezione della polizia per i manifestanti?
Questa riforma ha a che fare con l’insofferenza del potere per limiti e controlli (vedi riforma della Corte dei Conti), con la possibilità stessa per la magistratura di continuare a proteggere e tutelare i diritti delle persone anche quando siano i potenti a calpestarli. Che la vera finalità sia questa e la separazione delle carriere non ne sia il cuore è stato dimostrato da tutte le dichiarazioni di chi la riforma l’ha firmata e scritta: la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro della Giustizia Carlo Nordio. La riforma è stata evocata a fronte di ogni provvedimento sgradito alla maggioranza di governo, in particolare da parte dei giudici civili, anche in procedimenti dove il PM proprio non c’è (dalle mancate convalide dei trattenimenti in Albania – per le quali addirittura si è cambiata la competenza perché i provvedimenti adottati dalla sezione immigrazione di Roma non piacevano – al risarcimento danni per trattenimento illegale della Sea Watch dopo che il sequestro era divenuto inefficace).
Si tuona contro le ingiuste detenzioni e contemporaneamente contro i giudici che (non seguendo le richieste del PM) scarcerano i manifestanti di Torino e contro i Pm che indagano per omicidio il poliziotto che ha sparato contro un ragazzo accusato di spaccio a Rogoredo, salvo poi scoprire che la legittima difesa era una agghiacciante montatura. Si fanno dichiarazioni di inaudita gravità dicendo che se non passa la riforma avremo stupratori, pedofili e delinquenti in libertà. La conclusione è che i giudici sono veramente a dir poco degli incapaci in mala fede che tengono in galera gli innocenti e scarcerano i colpevoli solo per ostacolare la politica del governo. Chi dice di voler “togliere di mezzo” la magistratura politicizzata, è chi per tutta la sua carriera ha fatto avanti indietro tra incarichi politici e di partito e magistratura ed è stato eletto in Parlamento dai partiti di destra. Insomma, la magistratura politicizzata è solo quella che non rema dalla stessa parte del governo, soprattutto quella che cerca di garantire i diritti degli ultimi, dei fragili, dei vulnerabili.
Del resto la Presidente del Consiglio lo ha detto chiaramente: ci vuole la riforma per evitare che la magistratura remi contro il governo, Nordio ha aggiunto che anche il PD dovrebbe esserne felice perché servirà alla sinistra quando governerà. Quindi, forse, al di là dei tecnicismi, dovremmo fidarci di ciò che dice chi questa riforma l’ha scritta e la dovrà applicare (c’è un anno di tempo per varare le leggi attuative). In ogni caso già la divisione in tre dell’unico organo posto a tutela dell’indipendenza della magistratura stravolge l’equilibrio dei poteri, del resto il Ministro Nordio lo ha detto: bisogna riequilibrare il rapporto tra magistratura e politica, rafforzando il potere politico.
La nomina per sorteggio dei loro componenti svilisce gli organi ridimensionandone il ruolo costituzionale e riducendoli a meri organi di amministrazione del personale. L’elezione, a cui finora ha partecipato circa il 90% dei magistrati, garantisce il merito: chi propone un candidato tende a proporre il “migliore”, avendo evidentemente più chances di essere eletto, chi ha più dimestichezza con il compito che andrà a svolgere perché magari né ha già trattato e discusso. Le elezioni garantiscono il pluralismo delle idee dentro il CSM. Il sorteggiato si troverà lì per caso a trattare di materie che magari non ha mai approfondito e non risponderà davanti a nessuno. Non ci sarà alcun controllo democratico sul suo operato e su eventuali rapporti poco trasparenti che potrà eventualmente avere per condizionarne le scelte.
A fronte di una componente togata così composta, ci sarà invece una componente di nomina politica sorteggiata in una rosa che il parlamento stila all’inizio di ogni legislatura. La direzione sembra andare verso una riduzione dei CSM ad organi di mera amministrazione del personale, è abbastanza facile prevedere dove invece verranno fatte le altre scelte fondamentali per l’amministrazione della giustizia. La finalità di ridimensionare il ruolo del PM come figura ordinamentale mi pare, poi, chiaramente contraddetta dalla creazione di un CSM solo di pubblici ministeri, creando sostanzialmente un altro potere dello stato che non esiste in alcun altro paese al mondo. I pubblici Ministeri oggi sono governati dai giudici (su 20 togati al CSM solo 5 sono pubblici ministeri), il rischio che si crei un corpo di potenti autoreferenziali super poliziotti è reale e manifestato da molti esponenti del centro destra (Pera, Del Mastro, Tajani, per fare qualche esempio), arriverà presto l’esigenza di limitarne il potere e non servirà nemmeno una modifica costituzionale, basterà stabilire con legge ordinaria che il PM non può più cercare autonomamente la notizia di reato, ma può solo aspettare ciò che gli porta la Polizia Giudiziaria ed ecco che saranno i Ministeri di riferimento che decideranno quali reati perseguire.
Credo di poter dire con un certo grado di certezza che non ci sarebbero state le indagini sulla P2, i servizi deviati, le stragi, sulle torture al G8 di Genova; e oggi non ci sarebbero state le indagini sul poliziotto di Rogoredo, sulle torture in carcere, sullo sfruttamento dei rider da parte dei colossi della distribuzione o dei lavoratori da parte dei colossi della moda. La campagna mediatica contro l’associazionismo giudiziario mira anch’essa a indebolire l’indipendenza della magistratura. La magistratura del dopo guerra era una magistratura proveniente dall’epoca fascista, fortemente gerarchizzata al proprio interno, un corpo di funzionari ministeriali contigui al potere. Con l’ingresso di una magistratura giovane che era stata protagonista della Resistenza e della lotta di liberazione dal nazifascismo, si è aperto un confronto aspro nella magistratura per la sua democratizzazione e sul ruolo dei magistrati nell’ordinamento.
C’era chi sosteneva che la Costituzione contenesse principi e non precetti, come tali non direttamente applicabili dai giudici, anche attraverso questioni di costituzionalità in relazione a norme ancora di stampo fascista, che si trattasse di principi che solo il legislatore poteva attuare attraverso la legge. Altri pensavano che invece si trattasse di precetti direttamente applicabili e nel 1965 a Gardone si è celebrato un importante congresso dell’ANM (nel 1964 era nata Magistratura Democratica), dove si è affermata l’idea di giudice “agente” della Costituzione, per dirlo riprendendo una felice espressione usata dal Presidente Mattarella nel suo discorso ai magistrati in tirocinio. La magistratura è diventata così molto più consapevole del proprio ruolo, un corpo vivace dove si discute di ordinamento e di politiche sulla giustizia, ha cercato di dare attuazione ai diritti sanciti dalla Costituzione ed ha contribuito a eliminare dall’ordinamento le norme più chiaramente di derivazione fascista.
Il sorteggio non se lo sono inventati oggi, già Giorgio Almirante – segretario del Movimento Sociale Italiano ed ex repubblichino – nel 1971 depositò una proposta di legge di revisione costituzionale che prevedeva la nomina per sorteggio della componente togata del CSM e nella relazione illustrativa troviamo molte delle argomentazioni che vengono usate oggi per giustificarlo. Era nata una magistratura attiva e combattiva decisa a dare applicazione ai diritti sanciti dalla costituzione e bisognava neutralizzarla. Voglio solo concludere con un appello alle indecise e agli indecisi: se siete in dubbio votate NO. Per mettere mano a una Costituzione che finora ci ha sempre protetto, e forse ci proteggerà anche dalla guerra grazie all’art.11, bisogna esserne davvero convinti. Convinti soprattutto della direzione che si intende percorrere. In tutti i paesi dove le democrazie sono state svuotate dall’interno (vedi USA, Ungheria, Polonia) il primo obiettivo è stato l’indebolimento dell’indipendenza della magistratura, meglio non correre rischi.
*Presidente Magistratura democratica