Parola al professore e filosofo
“Non possiamo chiamarle guerre, sono operazioni di polizia: manca l’aspetto politico-diplomatico”, intervista a Cacciari
«Ormai la guerra non viene neppure dichiarata. Manca l’aspetto politico-diplomatico. I Paesi che oggi attaccano l’Iran sono i giudici, mandano la polizia, cioè l’esercito, a dare la caccia e a giustiziare i criminali»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Con Massimo Cacciari di certo non ci si annoia. Perché rifugge il politically correct, perché va in profondità nell’analisi e sa usare l’affilato “bisturi” della criticità. E, last but non least, non fa sconti a nessuno. Quando poi si parla di guerra…
Professor Cacciari, come definire la guerra contro l’Iran scatenata da Trump e Netanyahu?
Intanto va detto che mancano alcuni dei presupposti, dei caratteri che tradizionalmente facevano sì che si potesse parlare di una guerra, a partire dal dichiararla. Oggi la guerra non viene dichiarata, è ormai la consuetudine. Era già avvenuto con l’Iraq. Sono operazioni non di guerra, propriamente parlando, quanto appaiono operazioni di polizia. Se vado a caccia di un criminale, non gli dichiaro la guerra. Manca tutta la forma politica propria della guerra, cioè prima tutto l’aspetto propriamente politico-diplomatico, poi alla fine di trattative inconcludenti, la dichiarazione di guerra. Assomigliano più a Pearl Harbor, anche un minuto dopo Pearl Harbor ci fu la dichiarazione di guerra. Dal punto di vista tecnico, si tratta di operazioni di polizia. Ci sono dei criminali, l’Iran è una banda di criminali, sui criminali c’è una specie di taglia per cui si possono uccidere, in un modo o nell’altro, e così avviene. Questa è la forma, non c’è dubbio alcuno in proposito. Si tratta di una banda di criminali e non di uno Stato con cui tratti come tra Stato a Stato, diplomaticamente, politicamente, e poi eventualmente dichiari una guerra. Si tratta di punire dei criminali ai quali si può infliggere una pena di morte. E così avviene.
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Ma quando a decidere di punire dei criminali sono altri criminali, come il primo ministro d’Israele Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra, emesso dalla Corte dell’Aia…
Ma non è stato definito tale da coloro che hanno il potere oggi di stabilire chi è criminale e chi no. Stati Uniti e Israele si ergono a giudici. È chiaro che il criminale non può giudicare il giudice in quanto criminale. Non ha parola a questo proposito il criminale. I criminali nazisti a Norimberga non potevano giudicare i giudici. Se la guerra diventa l’erogazione di una pena nei confronti del criminale, è evidente che il criminale che viene giudicato non può giudicare il proprio giudice. I Paesi che oggi attaccano l’Iran sono i giudici che hanno il potere sanzionatorio e quindi mandano la polizia, in questo caso l’esercito, a dare la caccia ai criminali, a colpirli, farli fuori, in quanto possono essere uccisi, o meglio giustiziati perché nei loro confronti è stata sentenziata la pena di morte. Ormai bisogna ragionare in termini formali. Cosa vuoi dire altrimenti. In una situazione nella quale nessuno dell’alleanza occidentale ritiene che ci sia qualcosa da eccepire in questi comportamenti, bisogna prenderne atto. Questa è oggi la nostra “civiltà” giuridica.
Un tempo si diceva che l’Europa fosse la patria del diritto…
Lasci perdere. Se qualcuno vuole ancora dire queste scemenze, non c’è mica possibilità di far tacere. Per fortuna è rimasta da noi una certa possibilità di dire quel che si pensa, ammesso che ancora si pensi qualcosa. C’è la possibilità di dirlo, consoliamoci con questo. Come io le sto dicendo queste cose, c’è quello che dice che l’Europa è la terra della civiltà del diritto. Bisognerebbe tentare di far ragionare le persone in termini di forma. E su queste basi non c’è dubbio alcuno: ci sono dei Paesi che hanno oggi la forza di imporsi come giudici e di concepire le proprie guerre come un’azione di polizia nei confronti di criminali. In questa forma, questa idea era già comparsa nella Prima guerra mondiale, e si è inverata, per ragioni anche comprensibili, nella Seconda guerra mondiale, anche se grandi e illustri liberali si erano scandalizzati dopo la fine di quella guerra, di processi come quello di Norimberga. Anche nei diari di Croce erano espressi più che dei dubbi su quello che stava avvenendo là, a Norimberga, laddove un Paese, la Germania, era considerato criminale. Sono grandi questioni giuridiche. Che l’Iran abbia un regime sciagurato è fuori discussione. Però dopo la Seconda guerra mondiale, uno dei principi sui quali si era costituita la Carta delle Nazioni Unite, era che i popoli avrebbero dovuto determinare per conto proprio i loro destini. In quei principi era implicito che non si esportavano le democrazie, esattamente come nessuno poteva sognare di poter esportare i propri regimi. Questo era un principio di autodeterminazione dei popoli. I popoli avrebbero condotto al loro interno le loro rivoluzioni, avrebbero cambiato i loro regimi etc. Questo principio ora non vale più. Almeno su questo dovremmo essere d’accordo, dopodiché tu puoi applaudire e dire che cosa me ne frega di quel principio se libero il popolo iraniano, esattamente come gli alleati ci hanno liberato dai fascisti e dai nazisti bombardando le nostre città. Non hanno fatto bene? E allora non facciamo lo stesso con l’Iran?
“Dopo averci riflettuto a lungo, ho deciso di dimettermi dalla carica di direttore del Centro nazionale antiterrorismo, con effetto immediato. In coscienza, non posso sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni esercitate da Israele e dalla sua potente lobby americana». Così su X Joe Kent, capo del centro per l’antiterrorismo americano. Le chiedo: quali sono, a suo avviso, le armi di pressione, se non di ricatto, che Netanyahu ha nei confronti di Trump?
Io credo che non si tratti di pressioni particolari da parte d’Israele. Ritengo che si tratti di una visione geopolitica complessiva da parte americana. Che poi ci siano le lobby ebraiche o cose del genere, ci sono sempre state. Si sa perfettamente che la componente ebraica nella élite americana svolge un ruolo importantissimo, questo lo si è sempre saputo. Non è questo il punto. Io credo che oggi sia interesse strategico della classe dirigente americana liberare Israele da ogni possibile minaccia. Per gli Stati Uniti è strategica la posizione d’Israele in tutto lo scacchiere mediorientale. E sicuramente questa posizione può venire seriamente minacciata da un Iran, che già oggi è una media potenza imperiale, se l’Iran raggiungesse davvero una posizione di potenza atomica. Questo è intollerabile per gli Stati Uniti. Occorre saperlo. Per evitare questa prospettiva, gli Stati Uniti e Israele sono pronti a tutto, a mio avviso. O c’è una posizione internazionale in grado di convincere Stati Uniti e Israele che questa minaccia non sussiste e dare serie garanzie in questo senso…Ma chi le può dare oggi? La Cina osserva e aspetta che passi il cadavere del nemico lungo il fiume, con pazienza millenaria. La Russia ha le grane che sappiamo e non è assolutamente in grado d’intervenire sugli Stati Uniti perché deve sfangarsela con gli Stati Uniti per risolvere la questione ucraina, e quindi Stati Uniti e Israele fanno quello che vogliono. L’Europa, è meglio tacere per carità di patria. Ma non insisterei su questa storia della lobby ebraica. Che ci fosse o non ci fosse la lobby ebraica, è interesse degli Stati Uniti che Israele rimanga l’unica, vera potenza in tutto lo scacchiere mediorientale. C’è però una cosa da aggiungere, che riguarda la storia e i caratteri di una nazione.
Vale a dire, professor Cacciari?
L’Iran ha una storia millenaria. È un popolo, è una nazione, è una cultura, è una tradizione che non si possono smantellare, radere al suolo neanche con la guerra. Ci potrà essere un cambio di leadership all’interno dell’attuale regime, più probabilmente ci potrà essere un cambiamento radicale di regime, come c’era stato quarant’anni fa. Ma anche lo Scià era l’Iran. Va ricordato che uno degli ultimi atti dello Scia fu la celebrazione dell’anniversario di Ciro il Grande. L’Iran è quella cosa lì, non è uno Stato inventato con un tratto sulla carta geografica dalle potenze coloniali europee alla fine della Prima guerra mondiale. E non credo che gli americani siano talmente ignoranti da non saperlo. Lo sarà Trump, ma dietro di lui, non va dimenticato mai, c’è una intellighenzia. Vance non è uno che è passato per caso alla Casa Bianca.
Non succederà come la Siria o come l’Iraq.
In ultimo vorrei tornare su Israele. Cosa è diventato oggi Israele, professor Cacciari, non solo dal punto di vista politico ma sul piano identitario, con un governo dal tratto fortemente e aggressivamente messianico.
Messianico…È un Paese che ha declinato la cultura sionista in un modo, come lei ha detto giustamente, in modo totalmente identitario, nazionalistico. Non era necessario, inevitabile che la cultura sionista si declinasse in questo modo. All’inizio voleva tentare anche una politica di convivenza con l’elemento indigeno. Si è svolta in quella direzione per responsabilità e ragioni complesse. Non c’è dubbio che vi sono responsabilità per il fallimento clamoroso di quella prospettiva, che poi era quella di Camp David, la prospettiva propria delle componenti più razionali di Al-Fatah, da una parte, e dei laburisti israeliani e non solo, dall’altra. Questo clamoroso, totale fallimento ha responsabili molteplici. Non possiamo dire che la responsabilità di questo fallimento è solo israeliana. È anche del mondo arabo, come pure di come si sono svolte le vicende all’interno della politica palestinese. Rispetto agli sforzi che erano stati compiuti negli anni ’70-’80 dagli stessi Stati Uniti, in molti momenti e fino a Clinton, beh, il fallimento è clamoroso e secondo me irreversibile. Detto tutto ciò, con tutta la razionalità possibile e immaginabile, è chiaro che è una tragedia pazzesca, sul piano dei diritti umani. Quello a cui abbiamo assistito a Gaza era inconcepibile solo dieci anni fa. E questo abominio è avvenuto nell’assoluta indifferenza delle potenze occidentali.