La premier a "Pulp Podcast"

Duetta con Fedez, tace su Delmastro: Meloni col suo solito repertorio sul referendum, ma glissa sul sottosegretario

A “Pulp Podcast” il solito repertorio sul referendum, il rapper aiuta la premier a dribblare i temi scomodi. Scontro Nordio- Bettini. E Renzi conferma: “Iv per la libertà di voto”.

Politica - di Angela Stella

20 Marzo 2026 alle 09:47

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Duetta con Fedez, tace su Delmastro: Meloni col suo solito repertorio sul referendum, ma glissa sul sottosegretario

Ultime battute prima del silenzio elettorale sulla riforma costituzionale della magistratura. A tenere banco l’intervista della premier da Fedez e il caso Delmastro. “Apprendiamo dalla stampa che Giorgia Meloni sarebbe a conoscenza dei fatti addirittura da un mese. Gli italiani hanno il diritto ad avere una sua presa di posizione chiara, ma non dopo il referendum, la pretendiamo subito” ha affermato la segretaria Pd Elly Schlein rispetto all’inchiesta sugli affari del clan romano dei Senesi, che sono stati associati al caso di una ex società del sottosegretario alla giustizia.

In molti, invece, attendevano appunto l’intervista di Giorgia Meloni ai microfoni di ‘Pulp Podcast’ di Fedez e Mr. Marra. Nulla di nuovo sotto al cielo. La presidente del Consiglio ha utilizzato il solito repertorio: “voglio rimanere nel merito”, “non mi dimetto se perdo”, “è una riforma per tutti i cittadini”, “la voteranno molti magistrati, più di quelli che lo hanno dichiarato” pubblicamente. Mr. Marra poi ha provato per ben tre volte a farle notare che anche da destra, soprattutto da Fratelli d’Italia, sta portando avanti una pesante propaganda, diremmo quasi una truffa elettorale, per cui se si vota si eviteranno scarcerazioni. La premier ha glissato, aiutata anche da Fedez che ha interrotto il suo collega per andare oltre.

Insomma schiena dritta del rapper. Commentando poi le critiche di Alessandro Barbero al nuovo sistema del sorteggio, la premier ha annunciato: “la lista (da cui sorteggiare poi i laici, ndr) va fatta insieme per forza maggioranza e opposizione. Dopodiché quando faremo la legge di attuazione della riforma, voglio mantenere i tre quinti che sono necessari per eleggere la lista. E tre quinti vuol dire che tu non puoi fare una lista senza il concorso delle opposizioni”. Peccato che alla premier non sia stato chiesto come si garantirà in fase di sorteggio che non vengano pescati tutti esponenti indicati dalla maggioranza o tutti quelli indicati dalle opposizioni. Sempre ieri il sottosegretario Alfredo Mantovano e Enrico Grosso, presidente del comitato Giusto dire no, si sono confrontati negli studi di Corriere tv. Campo esplicito di scontro sono state le decisioni sui migranti. Secondo Mantovano “se un gruppo di migranti arriva e si trova davanti a decisioni giudiziarie tutte uguali, fatte con lo stampino, e cambia solo il nome del migrante richiedente e tutto ciò corrisponde a ciò che in una chat ci si è detti subito dopo l’entrata in vigore di una legge, con l’intento di non applicarla, c’è una volontà strutturata di contrastare una legge proposta dal Governo e approvata dal Parlamento”. Invece per Grosso “i giudici non devono assecondare nessun indirizzo politico ma tutelare complessivamente la tenuta dello Stato di Diritto e se le leggi non sono conformi alla cornice istituzionale fanno bene a non applicarle”.

Nordio invece nel pomeriggio è intervenuto per replicare al No di Goffredo Bettini:Capisco che il povero Bettini sia stato costretto all’autocritica, nella migliore tradizione dei processi stalinisti, da Koniev a Kamenev a Bucharin. Ma non siamo più nell’URSS, dove i libri erano stampati a fogli mobili, che si sostituivano per modificare il passato. Le sue parole sulla riforma rimangono e la sua retromarcia mi suscita una tenera pietà”. Bettini, infatti, si è detto adesso contrario pure nel merito: “La separazione delle carriere, nel testo presentato dal governo, si accompagna ad una serie di organismi e meccanismi non condivisibili. Sempre nel merito, essa non affronta nulla dei problemi che a me stanno più a cuore: le carcerazioni facili, la lunghezza dei processi, la condizione medioevali delle carceri. In verità è un tassello di una politica generale del governo a cui appartiene Nordio, autoritaria, repressiva e sprezzante dei più deboli”.

Intanto ieri Matteo Renzi ha ribadito: “Italia Viva ha lasciato libertà di voto”. E ha aggiunto: “Mi fa ridere chi dice che ci siamo astenuti per simpatia con il campo largo: se solo ci fossero commentatori con un minimo di onestà intellettuale (e di memoria) ricorderebbero che Italia Viva si è astenuta anche sulla riforma del Csm targata Cartabia, con Draghi Premier. Non solo con Nordio. Perché? Per noi le riforme sulla giustizia devono essere serie: chi è stato toccato da indagini finite nel nulla sa a cosa mi riferisco”. In molti si chiedono dei sondaggi: quelli interni alla maggioranza darebbero il No leggermente in vantaggio. Mentre chi è sicuro di vincere oltre a Nordio è Matteo Salvini:Secondo me finirà 54 per cento per il sì e 44 per cento per il no”. Sempre il leader del Carroccio ha preso le distanze dalle dichiarazioni della capo gabinetto del Guardasigilli, Giusi Bartolozzi:Se sono d’accordo con chi dice che la magistratura è un plotone d’esecuzione? No, si sono usati toni esagerati da entrambe le parti, io preferisco parlare del merito. Rispetto chi vota no, ma non lo condivido, però senza spararle grosse”.

Da quale pulpito! Oggi gli ultimi appuntamenti prima del silenzio elettorale: il centrodestra sarà compatto in piazza San Carlo a Milano, vicino al Duomo, con FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati che hanno organizzato una maratona oratoria per sostenere le ragioni del sì. Il Pd sarà, invece, in piazza Sant’Agostino con la leader Elly Schlein per spingere sul no. Sul palco, con la segretaria dem, anche il sindaco Beppe Sala, il presidente dell’Anpi provinciale di Milano Primo Minelli e la scrittrice Benedetta Tobagi.

20 Marzo 2026

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