Il premier al Consiglio Europeo

Pedro Sanchez: “Illegale la guerra all’Iran, Spagna protetta dallo shock energetico perché esempio su rinnovabili”

Il premier convinto che l'Europa potrebbe "riportare le parti in conflitto al tavolo delle trattative e trovare soluzioni pacifiche"

Esteri - di Redazione Web

19 Marzo 2026 alle 11:23

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Spain’s Prime Minister Pedro Sanchez arrives for the EU summit at the European Council building in Brussels, Thursday, March 19, 2026. (AP Photo/Omar Havana)
Spain’s Prime Minister Pedro Sanchez arrives for the EU summit at the European Council building in Brussels, Thursday, March 19, 2026. (AP Photo/Omar Havana)

Pedro Sanchez torna a suonare la sveglia sulla nuova guerra esplosa in Medio Oriente, come aveva già fatto con un discorso già entrato nella storia di questo conflitto di Israele e Stati Uniti all’Iran. “L’Europa si basa su multilateralismo, diritto internazionale, pace. Dal primo minuto abbiamo condannato la guerra in Iran, abbiamo detto che la guerra è illegale”, ha detto il premier spagnolo arrivando al Consiglio europeo e annunciando che Madrid nelle prossime ore metterà in campo misure di emergenza e strutturali contro la crisi energetica. Si è confermato sostenitore della transizione green, convinto che l’Europa per aumentare la sua competitività debba incrementare e non indebolire quelle politiche.

“Se lo faremo in Europa, sono convinto che potremo riportare le parti in conflitto al tavolo delle trattative e trovare soluzioni pacifiche a conflitti che, purtroppo, non solo costano vite umane, ma creano anche rifugiati”. Il premier socialista spagnolo si è detto insomma convinto che l’Europa possa mediare nel conflitto. “In tempi di turbolenza e di incertezza, quando molti cittadini non sanno con certezza quale direzione stia prendendo il mondo, pur provando al contempo una profonda preoccupazione, credo che la cosa più cruciale sia che i leader politici e i governi sostengano i principi e i valori che ci hanno condotto fin qui, con decenni di pace, prosperità e certezze che ci hanno permesso di fiorire come nazioni”.

Pochi giorni fa diversi governi dell’Unione Europea si erano detti contrari ad aiutare gli Stati Uniti nello stretto di Hormuz, minacciato dalle bombe e quasi bloccato per intero dall’Iran. “Sullo stretto di Hormuz è più impegnativo perché vorrebbe dire fare un passo avanti nel coinvolgimento”, aveva detto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per il momento neanche Regno Unito, Germania, Spagna, Francia e Polonia manderanno le loro navi come richiesto dal Presidente americano Donald Trump, che voleva delle navi di scorta a quelle commerciali. Al momento si sono rifiutati di estendere anche il mandato di Aspides, la missione navale militare europea attiva nel Mar Rosso contro gli attacchi della milizia sciita degli Houthi. Anche alleati asiatici si sono rifiutati.

Restano intanto molto gravi gli effetti sui traffici di petrolio e gas in tutto il mondo, anche per l’Europa che dipende molto dalle importazioni. “Ci sono governi In Ue che stanno utilizzando questa crisi energetica per cercare di indebolire la politica climatica – ha continuato Sanchez – Credo che la Spagna possa mostrare esempi positivi di come questa trasformazione energetica, questo impegno per le energie rinnovabili, stia portando i nostri cittadini e le nostre imprese a subire un impatto minore dai prezzi del gas, grazie al fatto che il 60% della nostra elettricità proviene ora da fonti rinnovabili“.

A sostegno alcuni dati sul costo dell’energia negli ultimi tempi. “Sabato scorso in Spagna il prezzo dell’elettricità era di 14 euro per megawattora. In Italia, Germania e Francia, superava i 100 euro per megawattora. E non è un caso. È perché il governo spagnolo si è costantemente impegnato negli ultimi otto anni nello sviluppo delle energie rinnovabili, ponendoci oggi all’avanguardia in questo settore. Questo ci ha permesso di acquisire autonomia strategica e, di conseguenza, di proteggere le nostre economie, le nostre case, la nostra industria, i nostri lavoratori e le nostre imprese da shock energetici come quello derivante dalla guerra tra Stati Uniti e Israele in Iran, e direi anche in Medio Oriente”.

19 Marzo 2026

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