Il dramma del Libano
“Il Libano sarà una nuova Gaza”, l’allarme dell’Onu
La crisi umanitaria in Libano causata dai continui attacchi di Israele rischia di diventare simile a quella vista a Gaza
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Libano, la nuova Gaza. Tratto dal profilo X dell’Unicef Libano: “Mentre gli attacchi continuano in Libano, migliaia di famiglie e bambini stanno abbandonando le loro case in preda alla paura e cercano rifugio in centri sovraffollati. Più di 1 milione di persone, fra cui quasi 350.000 bambini, sono sfollate in Libano. I bambini in Libano non possono permettersi ulteriori ritardi. Sono necessari interventi immediati per allentare la tensione e impedire che i bambini subiscano ulteriori danni. I bambini devono essere protetti. Adesso”. Un milione di sfollati su una popolazione complessiva di 5, 89 milioni di persone.
Cronaca di guerra
Il ministero della salute libanese ha pubblicato il bollettino quotidiano e i numeri di questa nuova escalation, che si riferiscono in massima parte a civili. I morti registrati sono saliti a 944 -oltre 120 bambini – e i feriti a 2.300. Un bilancio che cresce di ora in ora. È di almeno 12 morti e 41 feriti il bilancio dei raid israeliani di ieri mattina su quartieri densamente popolati nel centro di Beirut. Altri due morti in un attacco dell’Idf contro una macchina nel centro di Sidone. La crisi umanitaria in Libano causata dai continui attacchi di Israele rischia di diventare simile a quella vista a Gaza, ha dichiarato a Euronews Tom Fletcher, Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari e coordinatore degli interventi di soccorso d’emergenza. «Temo davvero che il Libano possa diventare la prossima Gaza», ha detto il responsabile umanitario dell’Onu nel programma di interviste di Euronews 12 Minutes with. «In realtà lo temo proprio perché è quello che sentiamo dire in questo momento da alcuni ministri israeliani, che parlano con un linguaggio sempre più bellicoso di ciò che intendono fare al Libano».
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«Centinaia di libanesi sfollati vivono in tenda, in strada, a Beirut. Senza acqua e senza luce non riescono ad affittare nulla, perché le tariffe sono quadruplicate. L’Idf li ha costretti a lasciare le loro case nel sud del Paese informandoli che fino alla fine della campagna militare non potranno tornare indietro. È frustrante sapere che ogni volta ricostruiamo la nostra vita e, poco dopo, Israele ci attacca e la distrugge. Siamo esausti», racconta Maya Ayache, volontaria per le famiglie sfollate di Beirut. «La mia vita è stravolta ma non è paragonabile a quello che stanno passando le persone che hanno perso le loro case, o che non sanno se potranno mai tornare ai loro villaggi, o che hanno visto bruciare i loro ulivi e i loro campi. Questa carneficina deve finire», conclude Ayache. A ridosso della linea blu le forze armate israeliane hanno schierato centinaia di tank, tra cui i Merkava 5 di ultima generazione che hanno sistemi funzionanti con l’intelligenza artificiale. Sono operativi e pronti a occupare fino al fiume per creare la zona cuscinetto, suddivisa in tre segmenti, che poi è il vero obiettivo di Netanyahu.
Libano, tra dolore e resilienza.
Seduto tra i palazzi crollati e la polvere, Mahdi Sahely suona il violoncello mentre intorno restano solo macerie. Succede a Dahieh, sobborgo di Beirut colpito dai bombardamenti, dove il musicista libanese ha scelto di trasformare il silenzio della distruzione in suono. Il video, condiviso sui social, è diventato in poche ore un simbolo potente: non solo dolore, ma anche resistenza. Le note lente e profonde riempiono uno spazio svuotato, restituendo umanità a un paesaggio devastato. “Nel bel mezzo della guerra e della distruzione, la musica suona una melodia di speranza, trasformando i sospiri della sofferenza in melodie che riflettono la resilienza dello spirito umano”, ha scritto su Instagram.