L'ex consigliere del tycoon
Bannon scarica Meloni: “Non è più un ponte tra Europa e Trump, narrazione totalmente falsa”
Il guru trumpiano scarica la premier dopo il rifiuto di fornire aiuti nella guerra all’Iran: “Quando doveva fare da tramite con l’Ue, si è tirata fuori”
Esteri - di Redazione Web
La risposta che la premier italiana Giorgia Meloni ha dato alla richiesta del presidente Usa Donald Trump di aiutare gli Usa a riaprire lo stretto di Hormuz “dimostra esattamente quello che sto dicendo da tempo, di fronte ad una narrazione mediatica totalmente falsa: Giorgia Meloni non è un ponte per l’America con l’establishment politico europeo”. Lo afferma l’ex consigliere di Trump Steve Bannon in un colloquio con Repubblica.
“Questo comportamento avrà enormi implicazioni per quanto riguarda l’Ucraina. Dopo essere stati presi in giro dalla Nato, non vedo come il popolo americano possa appoggiare ulteriori finanziamenti o garanzie di sicurezza”, afferma Bannon, che – secondo il quotidiano – ‘spiega così la sua critica a Meloni, che non può o non vuole fare da ponte con l’Europa’: “Quando gli Stati Uniti hanno avuto bisogno di un alleato che si schierasse e sostenesse uno sforzo navale congiunto, per mantenere aperte le rotte di Hormuz, del Mar Rosso e di Suez, dove passano il petrolio e il gas diretti verso l’Europa, si è tirata indietro”. Sulla missione in Iran, ‘che Bannon e la base Maga non avevano in realtà mai voluto’, Bannon ‘spiega così le sue riserve’: “Ci sono divergenze tra Usa e Israele sugli obiettivi della campagna. Il momento di svolta è avvenuto quando lo Stato ebraico ha bombardato le infrastrutture petrolifere iraniane, perché ciò va contro gli interessi americani”.
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“Facendo così si alimenta il nazionalismo persiano, che riavvicina la popolazione al regime, o comunque lo rafforza, perché sentendosi attaccati gli iraniani hanno prima di tutto la necessità di difendersi”, afferma Bannon. E quindi ora, secondo l’ex consigliere di Trump: “Dovremmo andare a Dubai, e gli altri luoghi pirata del Golfo usati per riciclare i soldi del regime, sequestrando tutto. Questo perché soffocherebbe il governo, ma anche perché nei mesi scorsi sono state le difficoltà economiche a generare le proteste che potrebbero farlo cadere”.