L'atto di disobbedienza

Sea Watch sfida il governo, rotta su Trapani con 57 naufraghi dopo l’indicazione di recarsi a Carrara: “Crisi sanitaria a bordo”

Cronaca - di Carmine Di Niro

18 Marzo 2026 alle 12:51

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Photo credits: Alberto Lo Bianco/Imagoeconomica
Photo credits: Alberto Lo Bianco/Imagoeconomica

Un atto di disobbedienza civile ed umanitaria. La nave Sea Watch 5, imbarcazione che fa parte della flotta della omonima Ong tedesca, ha dichiarato nelle scorse ore lo “stato di necessità” e ha deciso di non rispettare le indicazioni arrivate dalle autorità italiane, che aveva indicato alla nave di fare rotta sul porto di Marina di Carrara per procedere allo sbarco di 57 naufraghi recuperati dalla Ong durante le sue operazioni di soccorso nel Mediterraneo.

Sea Watch ha infatti decido di dirigersi verso il più vicino porto di Trapani, evitando una traversata lunga oltre mille chilometri dal luogo del soccorso in mare dei naufraghi. Martedì era invece arriva la decisione del Tribunale dei minori di Palermo a cui Sea Watch si era rivolta, di trasbordare 23 minori, di cui 20 non accompagnati e tre bambini con le loro famiglie, sulle motovedette della Guardia costiera per lo sbarco immediato in Sicilia.

“L’irresponsabile blocco imposto dall’Italia – spiega la ong – mette in pericolo i 57 sopravvissuti, che sono esausti, soffrono di mal di mare e hanno ustioni da carburante. Hanno bisogno di cure mediche immediate per prevenire infezioni e possibili casi di sepsi. A bordo c’è una donna incinta. La sordità delle autorità italiane ai loro bisogni è un’offesa ai diritti umani“.

“Data la grave emergenza medica dirigersi verso Trapani è l’unica opzione per rispettare il diritto fondamentale alla vita dei 57 sopravvissuti e prevenire un ulteriore aggravarsi della crisi sanitaria a bordo”, denunciano dalla Sea Watch, pronta ad affrontare le conseguenze della scelta di disobbedire alle indicazioni delle autorità italiane.

Non a caso dalla Ong tedesca sottolineano come il governo italiano “con ogni probabilità fermerà la nostra nave semplicemente per aver difeso il diritto del mare. Come hanno già fatto in oltre 30 casi prima di noi negli ultimi 2 anni, costringendo navi di diverse organizzazioni di ricerca e soccorso a rimanere in porto mentre persone annegavano in mare”.

18 Marzo 2026

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