La separazione delle carriere

Referendum, perché è stata la peggiore campagna elettorale di sempre: uno scontro tra due estremi giustizialismi

La battaglia campale è tra due giustizialismi simili e contrapposti. La discussione sul merito non è ancora iniziata. Le fake news dominano la scena

Politica - di Piero Sansonetti

17 Marzo 2026 alle 07:00

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Foto collage Lapresse
Foto collage Lapresse

La presidente del Consiglio ha detto che se vinceranno i No la magistratura scarcererà gli stupratori e i clandestini. Ha detto proprio così, mettendo sullo stesso piano chi violenta una donna e un profugo che chiede asilo. Terribile. (Speriamo almeno che la smetta di proclamarsi cristiana). Meloni per vincere punta sul giustizialismo. Il magistrato più famoso d’Italia, che è il portabandiera del fronte del No, ha minacciato un giornalista del Foglio, informandolo che dopo il referendum gliela farà pagare. Per la precisione ha detto: “faremo i conti, tirerò una rete”, riferendosi probabilmente alle sue famose retate, nelle quali arresta due o trecento persone e poi circa i quattro quinti finiscono prosciolti o assolti.

Sono solo due cattivi esempi di come non si fa una campagna elettorale. Ma non riguardano due attivisti di terzo piano, ma dei leader. Addirittura la presidente del Consiglio. La campagna elettorale del Sì – se si escludono le piccole frange intellettuali e gli avvocati – si fonda sull’idea che se la riforma passa sarà più difficile scarcerare le persone e sarà più facile imprigionare i profughi. È un falso (per fortuna). La campagna elettorale del No si fonda sull’idea che se vince il Sì la magistratura sarà sottoposta al potere politico. È un falso (per fortuna). E’ stata, e probabilmente continuerà ad essere in quest’ultima settimana, la peggiore campagna elettorale di sempre. O comunque una delle peggiori (mi ricordo, effettivamente, la campagna elettorale del grande Fanfani, nel 1974, per abrogare il divorzio, nella quale la Dc intimidiva le donne del Sud sostenendo che se fosse passato il divorzio poi i mariti sarebbero scappati con le cameriere…che oltretutto mi sono sempre chiesto: ma quante famiglie del Sud avevano la cameriera?). Pessima campagna elettorale perché da una parte e dall’altra fondata sulla menzogna.

Il problema più grande però è che tutte le menzogne, di un fronte e dell’altro, convergono su una linea assolutamente ed estremisticamente giustizialista. Si confrontano due estremismi giustizialisti. Il Sì continua a battere sul tasto della lotta all’immigrazione e sulla denuncia di una magistratura troppo liberale e che scarcera troppo spesso. E auspica una magistratura meno attenta al diritto e più attenta ai voleri e alle linee politiche del governo. Il No sogna una magistratura, e soprattutto una rete delle Procure, ancora più forte di oggi e capace di imporre una politica giudiziaria dominata più dagli “sbirri” che dai giudici. E così si è persa la grande occasione per rendere la giustizia un tema di discussione pubblica seria e fuori dagli slogan. Nessuno ha spiegato il senso e la lettera di questa riforma. Che alla fine si riduce a due passaggi molto semplici: la divisione della carriere tra magistratura che inquisisce e magistratura che giudica; e il sorteggio nella scelta dei componenti dei Csm, cioè dei due organismi che governeranno la magistratura.

La divisione delle carriere è imposta in realtà dall’articolo 111 della Costituzione, il quale stabilisce che il giudice che giudica deve essere “terzo” (usa questa parola la Costituzione: “terzo”) rispetto a chi accusa e a chi difende. Si può ritenere che questo sia uno sbaglio, e che quindi sia necessario votare No, perché è meglio che accusa e giuria siano concordi e legate l’un l’altra, altrimenti i diritti della difesa diventano troppo grandi: però bisogna dirlo. Nessuno, finora, lo ha detto. Se non si pensa questo, cioè se si crede nella necessaria terzietà del giudice si è a favore della riforma.

Sul sorteggio la discussione è ancora più semplice. Oggi i Csm sono eletti. Le elezioni, come è logico e anche giusto, sono dominate dalle correnti. Che sono degli organismi politici, ma anche di potere. Con il sorteggio, le correnti vengono tagliate fuori perché perdono ogni possibilità di determinare la scelta dei membri del Csm, e quindi anche di condizionare le loro decisioni una volta eletti. Il Sì è favorevole al sorteggio perché ritiene deleterio il sistema delle correnti. E ritiene che il Csm non debba essere un organismo politico e democratico. Ma un organismo che risponde solo alla legge e al diritto. Il No è contrario al sorteggio, perché ritiene che il Csm debba essere un organismo democratico, e che le correnti siano utili alla magistratura perché sono la realizzazione del pluralismo. Gli elettori preferiscono un Csm politico o un Csm tecnico? Tutto qui. Sono posizioni legittime entrambe. Non c’entrano niente con la campagna elettorale.

Però c’è un elemento che condiziona le scelte dei partiti e degli elettori. Siccome questa riforma è stata progettata e realizzata dal centrodestra, senza nessuna consultazione o discussione con la sinistra ed esautorando di fatto il Parlamento, se vince il Sì vince il centrodestra, se vince il No Giorgia Meloni riceve un colpo serio. Questo spinge la sinistra a votare No, anche quel pezzo di sinistra che sarebbe favorevole alla riforma, e spinge il centrodestra a votare Sì, anche quella parte ampia del centrodestra alla quale la riforma non piace. Tutto ciò c’entra col garantismo?

A me, che faccio parte dell’esigua minoranza garantista che sopravvive in questo paese, è l’unica domanda che interessa davvero. E per rispondere bisogna aggirare la campagna elettorale che di garantista non ha avuto nulla. È stato lo scontro furioso tra due giustizialismi.

Bene: la riforma è indubbiamente garantista. Ridurrà le sopraffazioni delle Procure. Darà più libertà alla magistratura giudicante. Eviterà le intromissioni nelle correnti, non solo nella distribuzione del potere tra i magistrati, ma anche nell’estensione delle sentenze. Già, perché questo è il punto: il sistema delle correnti condiziona i giudizi, i mandati di arresto, i processi, le Corti d’appello. È questo ragionamento breve che mi spinge a dire che bisogna votare Sì, senza tener conto della pessima compagnia nella quale ci si trova.

17 Marzo 2026

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