Le parole lette dalla tv di Stato
Khamenei, primo discorso della nuova Guida Suprema iraniana: “Stretto di Hormuz resta chiuso, vendetta per i nostri martiri”
Dopo giorni di assenza, che avevano rilanciato le voci in merito alle sue condizioni di salute, Mojtaba Khamenei si è fatto sentire per la prima volta dalla sua nomina a nuova Guida Suprema dell’Iran.
Il leader della Repubblica Islamica, nominato lo scorso 9 marzo dall’Assemblea degli esperti per prendere l’incarico del padre Ali, ucciso dai raid congiunti di Israele e Stati Uniti sul Paese lo scorso 28 febbraio, che hanno scatenato così un conflitto regionale nell’intero Medio Oriente, ha tenuto il suo primo discorso senza mostrarsi in pubblico.
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Un suo discorso è stato infatti letto dalla tv di stato iraniana. Mojtaba Khamenei ha mantenuto una posizione aggressiva nei confronti di Stati Uniti ed Israele, scelta che non sorprende: la nuova Guida Suprema ha sottolineato che è stato “sventato il tentativo di dividere il Paese”, riferendosi così agli attacchi congiunti compiuti da Israele e Stati Uniti, aggiungendo che “se necessario” potrebbero essere aperti “nuovi fronti” di guerra.
Rivolgendosi proprio a Washington, e a quella Casa Bianca di Donald Trump che si era detto “deluso” per non aver avuto un ruolo nella scelta del nuovo leader iraniano, Khamenei ha intimato di “chiudere immediatamente tutte le basi statunitensi nella regione, altrimenti saranno attaccate”.
È indirizzato invece agli Stati Uniti ma in sostanza a tutte le economie mondiali il messaggio riguardante lo stretto di Hormuz, nuovo fronte caldo del conflitto e da giorni praticamente bloccato dai bombardamenti, bloccando così il traffico di petrolio dalla penisola araba verso Asia ed Europa. Khamenei ha spiegato che “la leva della chiusura dello Stretto di Hormuz deve continuare a essere utilizzata come strumento di pressione”. “Abbiamo studiato l’apertura di altri fronti dove il nemico ha poca esperienza ed è estremamente vulnerabile. Questi saranno attivati se la situazione di guerra persiste e in base agli interessi nazionali”, le parole della Guida Suprema nel messaggio letto dalla tv di stato iraniana.
Ai Paesi vicini, presi di mira in questi giorni con razzi e droni, anche contro obiettivi civili, perché “colpevoli” di ospitare basi statunitensi, Khamenei ha annunciato che gli attacchi continueranno, pur considerandoli “Paesi amici”. “Dobbiamo avere buoni rapporti con i vicini, siamo pronti a migliorare i rapporti con i Paesi vicini”, le parole della nuova Guida Suprema, che ha avvertito però che “se ci saranno attacchi saremo costretti ad attaccare coloro che cooperano” con il nemico.
E sempre sul conflitto in corso, Khamenei ha sottolineato che Teheran intende avere a ogni costo un risarcimento per i danni subiti nella guerra in corso: “Un punto che devo sottolineare è che, in ogni caso, otterremo un risarcimento dal nemico. Se si rifiuteranno, sequestreremo i loro beni nella misura che riterremo opportuna e, se anche questo si rivelasse impossibile, distruggeremo una quantità equivalente delle loro proprietà”, ha assicurato il nuovo leader iraniano, che ha proclamato pubblicamente anche che il Paese non rinuncerà alla “vendetta per il sangue dei martiri”.
“La vendetta che abbiamo in mente non riguarda solo il martirio del grande Leader della Rivoluzione (il padre Ali, ndr) piuttosto, ogni membro della nazione martirizzato dal nemico è un caso a sé stante per la causa della vendetta”, ha spiegato Khamenei. “Naturalmente, finora solo una parte limitata di questa vendetta ha assunto forma tangibile, ma fino a quando non sarà completamente compiuta, rimarrà al primo posto”, ha assicurato la nuova Guida Suprema “e saremo particolarmente sensibili al sangue dei nostri figli”. Dunque “le atrocità commesse dal nemico, che ha deliberatamente preso di mira la scuola Shajarat Tayyibah a Minab e alcuni casi simili, riceveranno un’attenzione particolare” in questo processo.
Nel suo discorso Mojtaba Khamenei è tornato anche sulla sua nomina a Guida Suprema, rivelando di aver appreso domenica sera la notizia della sua nomina da parte dell’Assemblea degli Esperti dalla tv di Stato “come tutti” e definendo “un compito molto difficile” prendere il posto di suo padre, Ali Khamenei, e dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica Islamica.
Nel messaggio Khamenei non ha dato informazioni su dove si trova e nemmeno sul suo possibile ferimento in un bombardamento, di cui si parla da giorni.