Ancora attacchi ai giudici
Meloni, la posizione del governo sull’Iran: “Non entriamo in guerra, raid Usa-Israele fuori dal diritto internazionale”
Politica - di Carmine Di Niro
Oggi il suo governo è “né complice né isolato”, pochi giorni fa l’espressione era simile: “né concordo né condanno” l’iniziativa di Usa e Israele in Iran. È la posizione ribadita al Senato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’Iran e la sanguinosa offensiva scagliata da Stati Uniti ed Israele contro la Repubblica Islamica, che da oltre dieci giorni sta infiammando il Medio Oriente e provocando gravi ripercussioni anche sull’economia globale.
La premier si presenta a Palazzo Madama per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, tra i banchi al completo del governo. Di fronte alle opposizioni, che il 5 marzo scorso aveva affidato al duo Crosetto-Tajani il compito di riferire al Parlamento sulla crisi in Iran e Medio Oriente, Meloni ribadisce la sua linea “pilatesca” sul conflitto.
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La posizione del governo sull’Iran
“Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese. Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia dell’impegno portato avanti in questo delicato quadrante della geopolitica e che abbiamo intensificato in questi giorni”, è la difesa che fa la premier della posizione del suo esecutivo e delle mosse, poche e certamente poco incisive, per fare fronte alla crisi scatenata dal conflitto.
Meloni ribadisce che l’Italia non prende e non prenderà parte alla guerra e, come Crosetto prima di lei, è costretto ad ammettere che l’intervento di Trump e Netanyahu contro Teheran è condotto “fuori dal perimetro del diritto internazionale”, ma su un possibile uso delle basi Usa sul territorio nazionale, richieste ad oggi non arrivate, la premier passa la palla al Parlamento che dovrà decidere nel merito.
Il tema delle basi Usa è l’occasione per attaccare le opposizioni e anche un governo straniero, quello spagnolo del socialista Pedro Sanchez: “Anche il governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che ‘esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole’. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell’accordo. È quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone”.
Nel suo intervento in Senato ha confermato poi le precedenti comunicazioni in parlamento di Crosetto e Tajani, ribadendo che l’Italia sta fornendo “assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo, così come hanno fatto gli altri principali Paesi europei”. Meloni ha sottolineato che l’assistenza viene data non solo perché “si tratta di nazioni amiche e partner strategici dell’Italia, ma anche perché in quell’area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani che dobbiamo proteggere, senza contare che, nel Golfo, sono di stanza circa 2mila soldati italiani”.
Scontato poi l’intervento in cui arriva una netta condanna del regime iraniano, per la presidente del Consiglio “non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso di un’arma nucleare e di missili in grado di colpire l’Italia e l’Europa”, ricordando il 7 ottobre, ovvero l’attacco di Hamas nel 2023 contro Isaraele, come punto di partenza della crisi in Medio Oriente.
Le misure contro il caro carburanti
Quanto alle conseguenze economiche del conflitto per l’Italia, Meloni parla all’indomani di un Consiglio dei ministri in cui a sorpresa non è stata presentata alcuna misura contro il caro carburanti, comprese le accise mobili su cui la premier aveva aperto alle opposizioni. Meloni parla di “massima attenzione alle possibili ricadute economiche” della crisi, e di aver predisposto “tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi”, ma nei fatti sul tavolo non c’è alcuna misura di sostegno.
Resta solo una vaga “minaccia” da parte della premier, che si limita a sottolineare che il suo governo farà “tutto quello possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”.
Le polemiche su giudici e immigrazione
Infine l’intervento più polemico, quello che lega contrasto all’immigrazione e la guerra alla magistratura. Secondo Meloni con le nuove politiche migratorie decise a Bruxelles “l’Europa dice chiaramente che il governo italiano ha tutto il diritto di far funzionare i centri in Albania, perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è in linea con il diritto internazionale ed europeo, anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo e non cesseranno le ordinanze di revoca dei trasferimenti in Albania”, è il messaggio della premier in Aula, accolto da applausi scroscianti dalla parte di emiciclo in cui siedono i senatori di maggioranza.
Meloni cita in particolare un “recente caso di migranti irregolari, condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso e di gruppo e violenza sessuale su un minore, che per i giudici non possono essere rimpatriati né trattenuti perché hanno fatto richiesta di protezione internazionale”