La tendenza e gli studi
Attrazioni inesistenti, documenti mancanti: i rischi dei viaggi organizzati solo con l’Intelligenza Artificiale
Ormai un viaggiatore su tre organizza i propri viaggi affidandosi all’IA: organizzazioni e disavventure consigliano il supporto di un agente non virtuale. Il futuro del turismo
Cultura - di Redazione Web
Arrivare in aeroporto senza i documenti necessari alla partenza, scegliere destinazioni e dirigersi verso attrazioni che nella realtà non esistono. Piccolo prontuario degli imprevisti che possono capitare a chi viaggia, prepara il viaggio, prenota, sceglie mete unicamente tramite i software di intelligenza artificiale. Esperienze su misura, personalizzate e confezionate tramite gli agenti virtuali, che si moltiplicano sempre più, ma che possono anche risultare imprecise, fallaci se non proprio inesistenti. Sarà senza dubbio sempre più performante, precisa, puntuale l’Ia. Al momento bisogna però fare i conti con quelle che sono definite allucinazioni: risposte false, imprecise, incoerenti generate dai modelli di aggregazione e raccolta di ogni informazione esistente.
È una tendenza ormai totale, pervasiva in ogni ambito, quella che ha portato proprio gli Architetti dell’Intelligenza Artificiale a essere nominati Person of the Year 2025. “Quest’anno, nessuno ha avuto un impatto maggiore degli individui che hanno immaginato, progettato e costruito l’IA – si leggeva nella motivazione – L’umanità determinerà il percorso avanti dell’IA e ognuno di noi può svolgere un ruolo nel determinare la struttura e il futuro dell’IA. Il nostro lavoro lo ha allenato e sostenuto, e ora ci troviamo a muoverci in un mondo sempre più definito da esso”. Progresso destinato a incidere se non a sconvolgere la vita di tanti, si parla con una certa familiarità ormai di GenAi Anxiety e Jobpocalipse, oltre che di giovani e giovanissimi che alla stessa Ai poi ricorrono per parlare dei loro problemi personali.
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Ormai un viaggiatore su tre organizza i propri viaggi affidandosi all’IA: niente di strano, torna sicuramente utile e pratico, immediato e comodo. Il problema sorge evidentemente quando non si verifica, ci si lascia guidare acriticamente. E si può incappare in qualche disavventura. Contrariamente a quello che si può pensare – come ogni volta quando si parla di tecnologia – una tendenza che non riguarda soltanto giovani e giovanissimi ma anche persone adulte: il 58% degli over 55, per esempio, secondo quanto riportato in un articolo di Repubblica.
Questi agenti non soltanto suggeriscono attrazioni, mete, destinazioni, attività ed experience ma prenotano e pagano i biglietti e strutture, scelgono e modificano gli itinerari, forniscono informazioni anche a livello burocratico sui voli e i Paesi destinazione. E confezionano su misura la vacanza, tenendo in considerazione anche preferenze e intolleranze alimentari, disponibilità economiche e modalità del viaggio. È il futuro del turismo insomma: niente di nuovo, soltanto un aggregatore e un acceleratore di informazioni che di solito vengono forniti dalle agenzie di viaggio. Dove però si trova in genere un agente in carne e ossa, capace di offrire ulteriori soluzioni, un’esperienza reale e non virtuale, suggerimenti e verifiche
Uno studio condotto da Frost&Sullivan, con lo specialista del ‘customer care and experience’ Covisian, ha rilevato tra le aree di speech analytics, sentiment analysis ed emotion recognition una crescita dell’adozione della tecnologia da parte delle imprese tra il 42% e il 47%, un miglioramento delle performance degli operatori del 58% e una riduzione dei tempi medi del 56%. “Dobbiamo vedere l’intelligenza artificiale non come una minaccia ma come un’opportunità, mettendo sempre al centro l’uomo, e quindi l’IA dev’essere uno strumento che aiuta l’uomo e non dev’essere l’uomo a mettersi a disposizione dell’IA – la dichiarazione del ministro del Turismo Daniela Santanchè al G7 Turismo del 2024 – Occorre perciò regolamentare questa tecnologia, che già sta aiutando moltissimo il turismo: questo è già un settore altamente tecnologico, si pensi anche alle modalità di prenotazione, che sono sempre più spesso online e supportate dalla tecnologia. Poi sappiamo che ogni euro investito in IA, nell’ambito turistico dei Paesi G7, genera un ritorno potenziale di 3 euro”.
Conseguenze potrebbero scaturire non soltanto sulle esperienze individuali insomma. “Questi sistemi potrebbero perfino incidere sui meccanismi che regolano il mercato – ha osservato a Repubblica Edoardo Colombo, presidente di Turismi.ai, associazione per l’innovazione nel settore turistico – oggi i prezzi dei voli oscillano in base alla domanda e alle informazioni di cui dispongono le compagnie. Se gli agenti intelligenti sapranno leggere queste dinamiche e scegliere per noi il momento più conveniente per l’acquisto, cosa accadrà quando tutti si affideranno allo stesso algoritmo?”. Allo stesso tempo l’IA potrebbe analizzare i flussi e incidere sulle destinazioni. “Potrebbe suggerire le destinazioni minori contribuendo al contrasto dell’overtourism – ha dichiarato al quotidiano la ricercatrice Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio travel innovation del Politecnico di Milano – Bisognerà però trovare il modo di non penalizzare quelle mete che non riescono a farsi trovare e valorizzare dagli algoritmi”.