Boxe e cittadinanza

Johnny Kogasso l’italiano vero, dopo 22 anni ha ottenuto la cittadinanza: “Finalmente, adesso voglio l’Europeo”

Arrivato in Italia a 8 anni da Kinshasa. "Non ho avuto corsie preferenziali, abbiamo fatto valere i miei diritti". Potrebbe davvero ambire al titolo continentale

Sport - di Antonio Lamorte

18 Febbraio 2026 alle 12:34

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FOTO DA YOUTUBE (DAZN)
FOTO DA YOUTUBE (DAZN)

Si era persa la pratica e Johnny Kogasso aveva dovuto fare di nuovo tutto da capo. È la burocrazia, bellezza: tempo perso non si sa bene appresso a che cosa, tempo sprecato per una vita e una carriera che a questo punto avrebbe potuto essere chissà come e chissà dove. Per lui invece parlano una dozzina di lavori diversi, una compagna e un figlio piccolo, 18 vittorie su 18 match: ecco cosa faceva Kogasso mentre la pratica si perdeva, si riprendeva, si lasciava lì al lato, si recuperava e rallentava ancora fino a qualche giorno fa, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha emanato il decreto che ha reso ufficialmente Johnny Kogasso un cittadino italiano. A 30 anni, a 22 dal suo arrivo.

“È il coronamento di tutti questi anni passati in Italia. Abbiamo fatto valere i miei diritti a tutti gli effetti. Non ho avuto corsie preferenziali”. Ci aveva raccontato qualche anno fa in un’intervista della sua richiesta: senza cittadinanza doveva rinnovare sempre il servizio di soggiorno, andava incontro a problematiche quando doveva viaggiare all’estero, soprattutto non poteva combattere per il titolo europeo. “Non ci vedo razzismo, credo sia più una questione burocratica. Conosco gente arrivata dopo di me che ha ottenuto la cittadinanza”. E intanto erano passati anni, si era persa la pratica, aveva dovuto fare una domanda nuova.

Kogasso è nato e cresciuto nella Repubblica Democratica del Congo, in quella Kinshasa che nel 1974 aveva ospitato il più iconico incontro nella storia della boxe, quel “RUMBLE IN THE JUNGLE” tra Muhammad Alì e George Foreman organizzato in una colossale operazione di soft power dal dittatore Mobutu Sese Seko, un incontro che ha ispirato film e libri come pochi altri eventi nella storia dello sport. A otto anni i genitori lo avevano messo su un aereo e spedito in Italia dalla zia, a Voghera. Volevano dargli un futuro migliore. Jonathan non ha mai fatto casini e ha sempre lavorato: magazziniere, sicurezza nei locali, in cantiere e in fabbrica, alle vendemmie in Piemonte, bibliotecario all’università di Pavia, giardiniere.

Due i turning point: quando l’amico Maurizio insiste per fargli provare il pugilato nella palestra di Livio Lucarno e quando Enzo Gigliotti (ex campione d’Italia, mondiale sfiorato due volte) lo vede a una riunione e insiste per allenarlo anche se è fuori dal giro da un sacco di tempo. C’è più boxe e vita e virilità in un’immagine straordinaria e spettacolare di questi due, un video girato nel garage di Gigliotti, che in tutti i profili social di pugili influencer esaltati ed eccentrici: un giovane uomo statuario dalla pelle nera che porta i colpi, il maestro di mezza età e alto la metà e dalla pelle bianca di fronte che lo allena con i colpitori, sul muro sullo sfondo un calendario con una donna mezza nuda. Quanta pugilato è passato da allora in quel garage, sotto il cielo e sui ring: Kogasso oggi ha un record di 18 vittorie su 18 incontri, 11 per ko. Lo chiamano Mamba.

 

 

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Ad aprile 2024 aveva ribaltato più volte, in poco più di due minuti, Goran Babic e si era preso la cintura WBC dei cruiser del Mediterraneo. A novembre dello stesso anno si era laureato campione italiano contro Roberto Lizzi. L’ultimo incontro lo scorso novembre con Brandon Deslaurier. Quando l’altro giorno ha saputo del decreto emanato dal Presidente della Repubblica, una delle prime persone che ha sentito è stato Edoardo Germani, l’organizzatore di TAF, The Art of Fighting. “L’obiettivo è di combattere per l’Europeo Silver già quest’anno. Sono fiducioso. Spero sia il prossimo incontro, non credo di aver bisogno di un altro match, mi sento pronto. Se così non dovesse essere avrò comunque un match importante”.

Quello del titolo Silver è un passaggio obbligato verso il vero e proprio europeo. Al momento il detentore è il francese Seydi Coupe. Per il titolo EBU combatteranno invece il 4 aprile a Londra il campione Mateusz Masternak contro Viddal Riley. E finalmente anche Johnny Kogasso può entrare nel giro grazie alla cittadinanza, anche perché in Italia avrebbe a questo punto poco o niente da chiedere. A 30 anni, per la sua carriera, la carriera di uno sportivo che non è lunghissima anzi, non c’era più tempo da perdere. “Ci sarebbero tante persone da ringraziare ovviamente. Parto sempre dalla mia famiglia. La mia fidanzata, il mio allenatore, l’amministrazione comunale di Voghera. Ma l’impatto maggiore l’ha avuto mia suocera, Monica, la sua insistenza a sollecitare e contattare il ministero, a stare sul pezzo con il procedimento. È stata la più importante tra tutte, fondamentale”.

E anche se non ha ottenuto la cittadinanza per meriti sportivi, resta la consapevolezza di tanti altri ragazzi cresciuti in Italia come lui che invece attendono ancora la cittadinanza come un premio, una pratica smarrita in chissà quale computer, su quale scrivania. “Sono consapevole del privilegio di essere un atleta, se non lo fossi stato forse avrei dovuto aspettare ancora. Anche se comunque i risultati me li sono guadagnati, ho faticato e non poco. Ma sono vicino a tutte quelle persone che come me sono arrivate qua da piccole e che probabilmente dovranno ancora aspettare. Sono convinto che in qualche modo ce la faranno, credo che quello che ho ottenuto io debba essere messo in pratica anche per altre persone che meritano”.

 

18 Febbraio 2026

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