Vinto il ricorso
Palestine Action “terrorista”, l’Alta Corte inglese stoppa il governo Starmer: il bando è illegittimo
Editoriali - di Carmine Di Niro
Una sconfitta enorme per il governo laburista inglese di Keir Starmer. L’Alta Corte di Londra ha dato ragione al ricorso presentato dalla co-fondatrice di Palestine Action: il gruppo aveva chiesto che venisse revocata la sua designazione da parte del governo come organizzazione terroristica.
Palestine Action era stato messo fuorilegge con un provvedimento, da molti osservatori considerato abnorme e che aveva spaccato anche gli stessi laburisti, con una decisione del governo Starmer ai sensi del Terrorism Act del 2000. Questa legge consente al governo di iscrivere organizzazioni che commettono, preparano, promuovono, incoraggiano o sono altrimenti coinvolte in atti di terrorismo. In “compagnia” di Palestine Action c’erano note organizzazioni terroristiche come Al Qaeda o il Wagner Group russo.
Dal 5 luglio dello scorso anno essere membri o semplicemente dichiarare il proprio sostegno a Palestine Action è un reato punibile fino a 14 anni di carcere, portando all’arresto di oltre 2mila persone negli scorsi mesi mentre partecipavano pacificamente a manifestazioni a sostegno della Palestina organizzate dal gruppo.
Aveva fatto scalpore l’annuncio della scrittrice irlandese Sally Rooney, autrice di bestseller come Persone normali e Parlarne tra amici, di non recarsi più nel Regno Unito per timore di essere arrestato dopo aver pubblicamente supportato, anche finanziariamente, Palestine Action.
La stretta contro il gruppo pro-al era avvenuto poche settimane dopo che alcuni attivisti avevano fatto irruzione in una base della Raf, l’aviazione militare britannica, e avevano imbrattato due aerei militari con vernice spray causando danni per 7 milioni di sterline.
I giudici dell’Alta Corte hanno definito il divieto “sproporzionato”, aggiungendo che l’ex ministro degli Interni Yvette Cooper non ha tenuto conto dell’impatto che avrebbe avuto sul diritto di protestare. L’attuale ministero dell’Interno, Shabana Mahmood, ha annunciato ricorso contro la sentenza, affermando che la decisione del governo “è stata il risultato di un processo decisionale rigoroso e basato su prove, approvato dal Parlamento”.
Pur dando ragione al ricorso di Palestine Action, la sanzione imposta dal governo resterà in vigore almeno fino alla prossima udienza, che si terrà entro la fine del mese e in cui si deciderà se lasciarla in vigore anche durante il secondo grado del processo.
La co-fondatrice di Palestine Action Huda Ammori ha definito la sentenza una “vittoria monumentale“, affermando che il divieto sarà ricordato come “uno degli attacchi più estremi alla libertà di parola nella recente storia britannica”.