Le trattative e la protesta
Repubblica in sciopero, sito bloccato e niente giornale in edicola: “Kyriakou editore sconosciuto, destino incerto”
A causa di un'assemblea di giornalisti, il cartaceo non è stato chiuso in tempo. "Non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci o auto-silenziarci, nel rispetto di un giornale che ha appena compiuto 50 anni"
News - di Antonio Lamorte
Niente giornale in edicola, oggi e domani, martedì 10 e mercoledì 10 febbraio, e sito bloccato, senza alcun aggiornamento fino alle 7:00 di domani mattina. Lo ha annunciato il Comitato di Redazione di Repubblica, il quotidiano ormai da mesi al centro di una trattativa di cessione da parte della famiglia Agnelli-Elkann tramite il gruppo Exor, del gruppo editoriale Gedi. Si legge nella nota che a causa di un’assemblea dei giornalisti, lunedì 9 febbraio, il giornale cartaceo non è stato chiuso in tempo.
“Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione?”
Al momento è in corso una trattativa per cedere il giornale al gruppo Antenna, della famiglia greca dei Kyriakou, già a capo di un colosso mediatico nei Paesi balcanici. Avrebbe offerto 140 milioni di euro. Secondo quanto scriveva Domani, il gruppo ha come socio principale il principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman, che tramite il fondo sovrano Pif possiede il 30% di Antenna. A inizio dicembre anche La Stampa – parte dello stesso gruppo editoriale che possiede tra le altre cose le radio Deejay, Capital e m20 oltre a riviste e periodici come Huffington Post, i periodici Limes e National Geographic – aveva protestato perché ai giornalisti non era stata data “alcuna garanzia sul futuro della testata, sui livelli occupazionali, sulla solidità del potenziale compratore, sui destini delle attività messe in comune a livello di gruppo, dalle infrastrutture digitali alla produzione dei video, e quindi senza nessuna garanzia di poter continuare a svolgere il nostro lavoro così come abbiamo fatto fino a oggi”.
Come si legge ancora nella nota: “La storia di Repubblica e del gruppo Gedi è paradigmatica. Racconta bene lo strapotere di pochi, senza regole e senza controlli; il destino incerto dei molti che non hanno ereditato patrimoni né credono nella legge del più forte e del più furbo; le pavidità e connivenze di purtroppo molti decisori pubblici, attenti agli interessi delle oligarchie e meno al bene comune. Questa vicenda non è quindi solo nostra. Noi, giornaliste e giornalisti, lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini, non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci o auto-silenziarci. Nel rispetto nostro, della storia di un giornale che ha appena compiuto 50 anni, e delle lettrici e dei lettori”.
Prima delle notizie diffuse a inizio dicembre, secondo il Comitato l’azienda aveva negato qualsiasi trattativa in corso. Porta in faccia invece a Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli dello scomparso fondatore di Luxottica Leonardo, che secondo alcune ricostruzioni attraverso la sua società Lmdv Capital aveva pareggiato l’offerta dell’amatore greco. Del Vecchio aveva ripiegato comprando il 30% del quotidiano Il Giornale, di orientamento completamente opposto al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. “Repubblica nasce con un forte senso di identità e appartenenza ad un sistema di valori ben definito – chiude la nota del Cdr – progressista, antifascista, per la conquista di nuovi diritti sociali e civili, contro ogni forma di razzismo. Con queste lenti abbiamo raccontato l’Italia e il mondo per mezzo secolo. La nostra battaglia è per restare fedeli a tutto questo. A chi ci ha voluto piegare, o a chi magari vorrebbe ancora farlo in futuro, rispondiamo che siamo ancora qui”.