La proposta del ministro

Pasdaran nella blacklist, Teheran contro Tajani convoca l’ambasciatrice italiana

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva annunciato che lo proporrà in occasione del consiglio Affari Esteri

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

28 Gennaio 2026 alle 17:30

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Photo by Roberto Monaldo /LaPresse
Photo by Roberto Monaldo /LaPresse

Tira una brutta aria tra Teheran e Roma. L’Iran ha convocato l’ambasciatrice italiana al ministero degli Esteri di Teheran Paola Amadei dopo quelle che ha definito “dichiarazioni irresponsabili del ministro degli Esteri italiano” sulle Guardie Rivoluzionarie iraniane: lo riferiscono i media di Stato, ripresi da Iran International, e lo conferma anche la Farnesina. Amadei è stata convocata da Ali Reza Yousefi, e direttore generale per l’Europa occidentale.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che giovedì in occasione del consiglio Affari Esteri proporrà, di concerto con i partner, di inserire i Pasdaran nella blacklist delle organizzazioni terroristiche. L’Italia si allinea dunque alla posizione di Berlino e Washington per isolare finanziariamente e politicamente le Irgc, diventate in Iran un corpo più potente dell’esercito e un leviatano economico che controlla i settori più remunerativi dell’industria — dalle telecomunicazioni al petrolio — con ramificazioni all’estero. Per Yousefi i Guardiani della Rivoluzione sono “parte delle forze armate ufficiali della Repubblica Islamica dell’Iran” e “qualsiasi sanzione avrà conseguenze dannose”. Dunque, è stata la richiesta, l’Italia dovrebbe “rivedere il suo atteggiamento avventato”. «Una decisione sbagliata» che «non porterà ad alcun risultato se non a creare le condizioni per un attacco militare contro l’Iran», protesta l’ambasciata iraniana a Roma.

Gli Stati Uniti di Trump designarono i Pasdaran come gruppo terroristico già nel 2019, insieme ad Australia e Canada. La proposta richiede l’unanimità per essere approvata, ma Francia e Spagna sarebbero ancora contrarie alla misura che potrebbe chiudere tutti i residui canali di dialogo con la Repubblica Islamica, compromettendo la possibilità di nuovi colloqui sul nucleare e il rilascio di cittadini della Ue dalle carceri iraniane. Intanto, nuovi video verificati dalla Bbc rivelano la portata della repressione in Iran, dove le proteste scoppiate a fine dicembre sono state stroncate con violenza dalle forze di sicurezza. Le immagini mostrano corpi ammassati negli ospedali, cecchini posizionati sui tetti degli edifici e telecamere di sorveglianza distrutte dai manifestanti per provare a sfuggire al controllo dello Stato.

Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), sarebbero quasi 6mila le persone uccise, di cui 5.633 manifestanti, mentre ulteriori 17mila morti segnalate sono attualmente in fase di verifica. L’associazione Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, avverte che il bilancio potrebbe superare 25mila vittime. Le autorità iraniane, invece, sostengono che il bilancio sia stato di oltre 3.100 morti, ma la maggior parte riguarderebbe personale di sicurezza o civili colpiti dai «rivoltosi».  Nei video verificati dalla Bbc e da Bbc Persian si vedono almeno 31 corpi all’interno dell’obitorio dell’ospedale Tehranpars e sette sacchi per cadaveri all’esterno dell’ingresso. In un altro filmato, centinaia di persone protestano lungo un’autostrada a ovest di Teheran, mentre si sentono colpi di arma da fuoco e urla di disperazione.

28 Gennaio 2026

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