IL Cremlino dice sì
Donbass a Putin, soldi a Zelensky: il trilaterale di Abu Dhabi tra Usa, Ucraina e Russia apre alla pace
Lo zar ribadisce ai delegati Usa che il controllo totale della regione è non negoziabile. Kiev vicina ad accettare: via le truppe ucraine in cambio di un piano di investimenti da 800 miliardi
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Da Davos a Mosca fino ad Abu Dhabi. Nel circuito politico-diplomatico internazionale va alla grande il “Giorno della marmotta”. Cambia la location, ma il punto irrisolto è sempre lo stesso: il Donbass. Lo zar continua a prendere tempo per proseguire la guerra in Ucraina: ieri ha dato il via libera a un incontro trilaterale con rappresentanti di Washington e Kiev per discutere questioni di sicurezza negli Emirati Arabi Uniti, ma senza impegnarsi in un cessate il fuoco.
È stato questo l’unico risultato tangibile della maratona negoziale, 3 ore e 40 minuti, tenutasi al Cremlino l’altra notte con gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner. Come nei sei incontri precedenti, il Cremlino non ha cambiato la sua posizione: “Senza risolvere la questione territoriale secondo la formula concordata ad Anchorage, non ha senso contare sul raggiungimento di un accordo a lungo termine”, ha dichiarato il consigliere diplomatico di Putin, Yuri Ushakov, al termine dei colloqui. La formula rimanda alla richiesta russa di controllo del Donbass, comprese le zone ancora sotto il controllo dell’esercito di Kiev. Condizione che Kiev ha sempre respinto. “Fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto, la Russia continuerà a perseguire con coerenza gli obiettivi dell’operazione militare speciale proprio sul campo di battaglia, dove le forze armate russe detengono l’iniziativa strategica”, ha affermato Ushakov. «Le forze di Kiev devono lasciare il Donbass, devono ritirarsi. È una condizione molto importante», ha rilanciato il Cremlino nel momento in cui prendono il via i primi negoziati con l’Ucraina, e gli Stati Uniti, per una soluzione del conflitto. È una condizione necessaria per la soluzione del conflitto, ha precisato il portavoce, Dmitry Peskov.
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Al momento un terzo del territorio della regione rimane sotto il controllo dell’Ucraina. Si tratta dell’agglomerato di Slavjansk – Kramatorsk – Druzhkovka – Konstantinovka e Svyatogorsk, nel nord-ovest della regione. Anche diverse altre città non sono state conquistate: Pokrovsk, Dobropolye, Mirnograd, Seversk e Liman. Intanto l’accordo sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina è pronto per la firma. Lo ha dichiarato Volodymyr Zelensky in una conferenza stampa. «Le nostre garanzie di sicurezza sono davvero pronte. E il trattato è pronto per la firma», ha riportato l’agenzia di stampa Ukrinform citando Zelensky. L’accordo sarebbe diviso in quattro documenti, uno dei quali prevede il passaggio alla Russia di tutto il Donbass, compresa la parte che in quasi quattro anni Putin non è riuscito a conquistare. È chiaramente l’amputazione più dolorosa per Zelensky: si priva non solo di terre difese con il sangue da migliaia di patrioti, ma anche dell’area più fortificata, oltre la quale i russi, un giorno, potrebbero affondare nell’Ucraina restante come nel burro, fino a Kiev. In cambio, ottiene un piano di finanziamenti pubblici e privati da 800 miliardi di dollari, guidato dal capo del maxi-fondo Blackrock Larry Fink.
Ma le accuse di Zelensky all’Europa dei giorni scorsi hanno lasciato strascichi. “Mi pare che l’Europa abbia garantito l’indipendenza dell’Ucraina facendo di tutto per sostenerla dal punto di vista politico, finanziario e militare. Quindi mi pare che il discorso non sia generoso”. ha contrattaccato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine del Business Forum Italia-Germania. Ma il vero tema toccato anche dal bilaterale Roma-Berlino riguarda le garanzie per il futuro dell’Ucraina, ovvero l’aspetto su cui si gira a vuoto da mesi, e da cui si capirà se Trump sta svendendo l’Ucraina a Putin. Uno dei documenti prevederebbe garanzie americane in aggiunta a quelle degli europei, alcuni dei quali – Francia e Gran Bretagna in testa, non l’Italia – sono disposti a inviare truppe dopo il cessate il fuoco: una presenza che dovrebbe costituire la «concessione» di Putin di cui parla Trump. Le garanzie americane restano al momento imprecisate: in passato si è parlato di supporto aereo e di intelligence. Ma per Kiev è vitale che siano più stringenti possibile, che Putin possa supporre che, se attacca di nuovo, gli Stati Uniti lo fermino.
In questo scenario, prende corpo la “soluzione coreana”. Come avviene da oltre 70 anni tra le due Coree, gli ucraini e gli europei dovrebbero accettare le conquiste russe de facto, ma non de iure, con una sorta di cessate il fuoco senza data di scadenza ma non con un vero trattato di pace che formalizzi le annessioni di Putin. In merito ai colloqui tra le squadre negoziali di Ucraina, Russia e Stati Uniti ad Abu Dhabi, Zelensky ha sottolineato che la questione territoriale, soprattutto lo status del Donbass, sarà il tema chiave. In questo contesto, ha rivelato di aver incluso nel team negoziale il vicecapo della Direzione Principale dell’Intelligence del Ministero della Difesa, Vadim Skibitski, «affinché ci siano rappresentanti dell’intelligence militare», secondo il portale ucraino Glavcom. La delegazione ucraina è presieduta dal segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa dell’Ucraina, Rustem Umerov. In precedenza, il consigliere del presidente russo per gli affari internazionali, Yuri Ushakov, aveva annunciato che oggi nella capitale degli Emirati Arabi Uniti si terrà la prima riunione di un gruppo di lavoro trilaterale per questioni di sicurezza tra rappresentanti di Mosca, Washington e Kiev.
La delegazione russa ad Abu Dhabi include alti funzionari del ministero della Difesa ed è presieduta dall’ammiraglio Igor Kostiukov, capo della Direzione Generale dello Stato Maggiore delle Forze Armate. Solo militari. La dice tutta sugli orientamenti moscoviti. La parte statunitense è rappresentata da Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca; Jared Kushner, imprenditore e genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump; e Josh Gruenbaum, commissario del Servizio Federale di Approvvigionamento. Nel pomeriggio la conferma ufficiale: “I colloqui sono iniziati oggi (ieri per chi legge,ndr) ad Abu Dhabi e dovrebbero proseguire per due giorni, nell’ambito degli sforzi in corso per promuovere il dialogo e individuare soluzioni politiche alla crisi», ha affermato lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti. Lo riportano i media internazionali. “Sarebbe bello mettere fine alla guerra che, comunque, non ci costa nulla. Ma non è per i soldi, è per i soldati che vengono uccisi”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump a bordo dell’Air force one con cui ha fatto rientro negli Stati Uniti dopo il vertice di Davos in Svizzera. A chi gli chiedeva quali concessione dovesse fare il suo omologo russo, Trump ha risposto: “A questo punto, farà delle concessioni. Tutti faranno delle concessioni per far sì che ci sia un accordo. L’Europa sarà coinvolta. Lo faccio più per l’Europa che per me: noi abbiamo un oceano che ci separa ma io ho la capacità di trovare intese, vedremo se riesco a farcela”.
La situazione a Kiev rimane estremamente difficile a causa dei danni inferti all’infrastruttura energetica dai raid russi. Per questo, il sindaco della capitale ucraina Vitali Klitschko, per la seconda volta in poche settimane, ha lanciato l’appello ai residenti a lasciare la città, se possibile. «La situazione è estremamente difficile e questo potrebbe non essere il momento più duro», ha scritto il sindaco su Telegram avvertendo che «il nemico molto probabilmente continuerà ad attaccare le infrastrutture vitali della città e del Paese». «Fate scorta di cibo, acqua e medicine necessarie. Chi ha ancora la possibilità di lasciare la città, per andare dove ci sono fonti alternative di energia e riscaldamento, non scarti l’ipotesi», è stato l’appello del primo cittadino. Quasi 2mila edifici di Kiev,sono senza riscaldamento. A riferirlo è sempre il sindaco Vitali Klitschko su Telegram. “Sono senza riscaldamento 1.940 edifici. La maggior parte di questi edifici si trova sulla riva sinistra della città, nel distretto di Pechersk, e alcuni si trovano nei distretti di Holosiivskyi e Solomyanskyi. Durante la notte di giovedì, i lavoratori dei servizi pubblici e dell’energia hanno iniziato a fornire riscaldamento a oltre 650 edifici”, ha affermato Klitschko. Nella notte del 22 gennaio era iniziato il ripristino del riscaldamento in oltre 3.000 abitazioni di Kiev a seguito degli ultimi raid russi.
Le forze russe hanno lanciato 101 droni, 60 dei quali di tipo Shahed, tra le 19 di giovedì e le 10 di ieri mattina (orario di Kiev). Lo ha riferito l’aviazione militare ucraina. Secondo l’aviazione, 76 droni sono stati intercettati o deviati tramite disturbo elettronico. Diciannove droni sono sfuggiti alla difesa aerea e hanno colpito 12 siti, ha indicato l’aviazione. Ha aggiunto che i bombardamenti proseguono e che diversi droni si trovano ancora nello spazio aereo ucraino. È il 1.430° giorno di guerra in Ucraina.