Il segretario Pd in Campania

Intervista a Piero De Luca: “Trump attacca l’ordine mondiale, Meloni subalterna e inadeguata”

«Il leader Usa aveva promesso di porre fine ai vari conflitti, invece è diventato lui stesso fattore di caos. E il ponte che la premier doveva costruire tra le due sponde dell’Atlantico è crollato miseramente»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

22 Gennaio 2026 alle 08:00

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Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica
Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche europee della Camera dei deputati e segretario del Partito democratico della Campania.

Il 2026 si è aperto nel segno del caos armato e di una rivolta di popolo: il blitz di Trump a Caracas, la volontà del tycoon di conquistare o comprare la Groenlandia, la rivolta del popolo iraniano.
Trump sta attaccando l’ordine mondiale costruito nel dopoguerra. Doveva porre fine in pochi giorni ai vari conflitti, a partire dall’Ucraina, ed invece è diventato lui stesso fattore di caos e tensione. Il Presidente USA, che ha annunciato il ritiro da ben 66 organizzazioni internazionali, sta smontando l’equilibrio geopolitico ed in particolare le sedi delle istituzioni multilaterali, con una visione muscolare, ostile alla cooperazione e al rispetto delle regole del diritto internazionale. La guerra dei dazi e la messa in discussione delle alleanze storiche sono scelte politiche consapevoli. Una strategia che sta portando indietro di un secolo le lancette dell’orologio, riaffermando il diritto del più forte e mettendo in discussione la forza del diritto e della diplomazia. L’azione in Venezuela rappresenta un attacco all’integrità territoriale di uno Stato che calpesta le fondamenta del diritto internazionale. La condanna del Pd rispetto al regime brutale di Maduro è sempre stata netta e decisa. E tuttavia, questo non giustifica il blitz militare in violazione della sovranità del Venezuela e della Carta Onu, che rischia di legittimare altre azioni unilaterali violente ed inaccettabili come quella di Putin. La democrazia non si esporta con bombe o aggressioni. Le minacce agli alleati europei e l’annunciata intenzione di ricorrere anche alla forza per acquisire la Groenlandia, poi, è il culmine di un tentativo grave ma costante di sfaldare l’Europa.

Il governo italiano sostiene che sulla Groenlandia c’è stata un’incomprensione.
Il giustificazionismo del governo è del tutto sbagliato. Ancora una volta la Premier manifesta la propria inadeguatezza, confermando la totale subalternità a Trump. Non ha condannato né preso le distanze in modo netto rispetto alle minacce e alle provocazioni di Trump sull’aumento dei dazi agli alleati europei contrari all’acquisizione della Groenlandia. Anzi nei giorni scorsi si è spinta ad un’interpretazione autentica del pensiero del Presidente USA, parlando di un problema di comunicazione o comprensione. Gli interessi del nostro Paese e dell’UE si garantiscono rafforzando l’unità dell’azione europea, difendendo con determinazione l’integrità territoriale e rilanciando gli sforzi per una vera autonomia strategica. Fare da portavoce, o essere succube di Trump, rende solo marginale ed irrilevante l’Italia oltre ad indebolire l’intera UE in una delle fasi più delicate della sua storia. Il ponte che Meloni doveva costruire tra le due sponde dell’atlantico è crollato miseramente. La premier, peraltro, è ostaggio delle contraddizioni di una maggioranza divisa su tutto a partire dalla politica estera con la Lega che ormai lavora palesemente contro l’Europa e i nostri interessi nazionali.

Trump mira a distruggere l’Europa per costruire un nuovo ordine mondiale?
Trump si sta rivelando purtroppo una minaccia economica, politica e di sicurezza per l’Europa rispetto alla quale bisogna agire con fermezza. L’UE si deve mostrare unita con i suoi governi e le istituzioni, e soprattutto deve cogliere questa occasione come uno shock, per rilanciare la costruzione di una vera autonomia strategica sul piano sociale, economico, industriale ed anche militare. Si vis pacem para Europam, dico alla premier. Solo l’Europa consentirà in futuro, come fatto finora, di assicurare la pace nel nostro continente e garantire diritti e libertà. Il nostro Paese dovrebbe essere protagonista di questo processo e invece accade il contrario. La postura dell’Italia non può ridursi all’attesa e all’interpretazione di quello che dirà o farà Trump; il nostro Paese deve mettersi alla guida dei partner europei per costruire una nuova stagione all’insegna dell’integrazione e del protagonismo UE. Agli attacchi dell’amministrazione USA, alle aggressioni della Russia in Ucraina alle pressioni economiche della Cina, si risponde costruendo finalmente gli Stati Uniti d’Europa. Ci vuole fermezza e visione. Bene, dunque, che l’Europarlamento abbia deciso di sospendere l’intesa commerciale sui dazi con gli Usa. Adesso ci aspettiamo chiarezza dal governo. Per questo, come opposizione abbiamo chiesto che la Premier rendesse comunicazioni in Parlamento sul Consiglio europeo straordinario. Richieste purtroppo rimaste inascoltate, forse proprio per evitare di dire in modo netto da che parte Meloni ha deciso di collocare l’Italia.

Nel frattempo, la presidente del Consiglio continua la narrazione dei successi ottenuti dal suo governo in campo economico e sociale. È vera gloria?
La distanza tra Giorgia Meloni e la realtà degli italiani è siderale. Mentre sei milioni di persone rinunciano a curarsi per motivi economici e il potere d’acquisto delle famiglie crolla, Meloni annuncia il suo “piano Artico”, trasformando le emergenze quotidiane in show mediatico.
Dalla sanità alle politiche sociali, dai bassi salari alle pensioni, dalla sicurezza all’immigrazione, dalla crescita agli investimenti, le sue risposte restano sempre le stesse: “stiamo lavorando” o “faremo il prossimo anno”. Nel frattempo, senza il PNRR saremmo in recessione. Gli italiani sono stanchi di ascoltare annunci vuoti e promesse inesistenti puntualmente tradite. Serve attenzione reale, interventi concreti e soluzioni immediate. Ma il governo non è in grado di darle e i fallimenti sono ogni giorno più evidenti. Le condizioni di vita delle persone peggiorano, la produzione industriale crolla da oltre 30 mesi consecutivamente, la sicurezza urbana è fuori controllo. Non è più tempo di buone intenzioni, sarebbe tempo di azioni, che però la destra non è in grado di mettere in campo. E gli attacchi scomposti alla magistratura, agli organi di controllo, così come lo scaricabarile sui Sindaci, sono tutti tentativi di coprire le promesse tradite e il disastro economico e sociale.

E sul referendum la destra sta fomentando un vero e proprio scontro istituzionale.
Quello che sta accadendo è un attacco alla Costituzione e all’equilibrio dei poteri. Il governo ha forzato in parlamento e sulla data del referendum per una riforma che non è a favore dell’amministrazione della giustizia ma è contro i giudici. Persino Nordio ha ammesso che la riforma non porterà miglioramenti. Non si toccano le vere priorità della giustizia: sovraffollamento carcerario, lunghezza dei processi, carenze di organico e infrastrutture. Dodicimila persone assunte con il PNRR oggi precarie, che rischiano di perdere il lavoro. L’unico risultato è l’attacco all’indipendenza e autonomia della magistratura e la messa in discussione della separazione dei poteri. Come Pd saremo protagonisti di una grande mobilitazione popolare per difendere la Costituzione e l’equilibrio dei poteri, rispetto ad una destra che sta facendo scivolare il Paese verso logiche autoritarie sulla scia di Trump o verso modelli orbaniani di accentramento del potere.

I censori della segretaria dem l’accusano di mancare di cultura di governo e si continua a schematizzare la narrazione del Pd come uno scontro interno tra riformisti e massimalisti.
Questo è un dibattito tutto teorico che non mi appassiona e che rischia di mostrare tratti caricaturali. La segretaria ha riportato il Pd accanto al suo popolo, rilanciando una linea di chiarezza sui temi propri della nostra identità, lavoro, salari, scuola, sanità, diritti. Partendo da qui è importante che tutti lavorino insieme, costruendo ponti e non alzando muri, per sostenere il Pd, nella sua vocazione e ispirazione originale, quale grande forza progressista plurale, sintesi di culture diverse. Un partito che coltivi l’ambizione di parlare a tutta la società, senza delegare all’esterno l’ascolto di pezzi rilevanti del Paese né la capacità di avanzare proposte, in linea con i nostri valori, su temi come la sicurezza, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile, le partite IVA. Siamo il principale argine democratico a questa destra fallimentare e pericolosa. Dobbiamo concentrare il confronto all’interno del partito ed all’esterno con le altre forze progressiste sul lavoro da fare per passare dalla fase dell’opposizione e della protesta alla fase della proposta. L’esigenza, rilanciata dalla stessa segretaria avviando specifici appuntamenti in giro per l’Italia, è quella di mettere in campo un percorso aperto e partecipato, per l’elaborazione di un’agenda di governo. Non basta essere “contro” per sconfiggere la destra alle prossime elezioni, ma è indispensabile costruire un progetto alternativo, che dia risposte a un Paese in difficoltà. Dobbiamo accelerare la costruzione di questo cantiere progressista, con un grande Patto sociale nel Paese.

Da segretario regionale del Pd in Campania che bilancio fa della giunta Fico?
Un bilancio assolutamente positivo. Noi abbiamo condiviso con forza l’esigenza di evitare divisioni nel centrosinistra. Per continuare il percorso di sviluppo e rilancio della Regione avviato nei 10 anni precedenti, e perché in Campania poteva e doveva partire l’alleanza che poi si presenterà nel 2027 contro la destra. Pur nelle differenze di partenza. Fico si è dimostrato dialogante e in grado di tenere tutti insieme. Si è trattata di una scelta responsabile rispetto a una destra che propone un’autonomia differenziata che danneggia il Sud e che si continua a mostrare divisa su tutto: dalla manovra di bilancio, al sostegno all’Ucraina. Il modello Campania sarà decisivo per la vittoria del centro sinistra alle prossime politiche. L’unità è condizione indispensabile. In un momento storico caratterizzato dalla presenza di un governo fallimentare che sta mettendo in ginocchio famiglie, pensionati, imprese, lavoratori, abbiamo il dovere di fare ogni sforzo per costruire un’alternativa seria, responsabile e credibile.

22 Gennaio 2026

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