La sentenza a Nara
Attentato a Shinzo Abe, condannato all’ergastolo l’uomo che ha ucciso l’ex premier del Giappone: invocati gli “abusi religiosi”
Gli spari a un comizio nell'estate del 2022. L'ex premier più longevo nella storia del Paese del Sol Levante ucciso per i suoi legami con la "Chiesa di Moon"
Cronaca - di Redazione Web
Condannato all’ergastolo l’uomo che nel 2022 uccise l’ex primo ministro del Giappone, Shinzo Abe. Si chiama Tetsuya Yamagami, individuato e arrestato sul posto subito dopo l’attentato. Processo che aveva spaccato il Paese tra chi pensava dovesse essere inflitto il carcere a vita per un “crimine senza eguali” e chi invece invocava clemenza per un profilo vittima di “abusi religiosi” che a causa di ragioni sociali e politiche si era progressivamente isolato e convinto di voler “smascherare le pratiche predatorie” tra politica e la cosiddetta “Chiesa di Moon”.
Era l’8 luglio del 2022. Abe è stato il premier più longevo nella storia del Giappone, al momento dell’assassinio ricopriva la carica di deputato dopo aver lasciato l’incarico di primo ministro. Stava tenendo un discorso elettorale a Nara, città occidentale vicino Kyoto. Due colpi esplosi da una pistola raggiunsero l’ex premier. Aveva 67 anni. L’omicidio sconvolse il Giappone, dove i reati con arma da fuoco sono molto rari. La sentenza del tribunale di Nara ha accolto la richiesta della procura.
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Yamagami ha 45 anni. Si era costruito da solo l’arma artigianalmente. Aveva subito ammesso l’omicidio e nel corso del processo aveva rimandato alle relazioni di Abe con la Chiesa dell’unificazione, un gruppo religioso con milioni di membri diffusi soprattutto negli Stati Uniti e in Asia orientale nota anche come “Chiesa di Moon” fondata dal predicatore sudcoreano Sun Myung Moon. La madre di Yamagami aveva fatto grosse donazioni alla Chiesa dell’Unificazione – stimate in circa 100 milioni di yen, circa 600mila euro – il figlio pensava che così avesse provocato l’impoverimento della famiglia. Il fratello era morto e il padre si era ucciso. L’attacco e il processo avevano tra l’altro avviato inchieste sui rapporti tra politica e l’organizzazione religiosa, nel 2024 è stato ritirato lo status legale della Chiesa come ente religioso e revocata l’esenzione fiscale.