Al World Economic Forum

A Davos l’asse von der Leyen-Macron sfida Trump su dazi e Groenlandia: il leader francese contro “l’imperialismo” Usa

Economia - di Carmine Di Niro

20 Gennaio 2026 alle 15:46

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A Davos l’asse von der Leyen-Macron sfida Trump su dazi e Groenlandia: il leader francese contro “l’imperialismo” Usa

Al World Economic Forum di Davos in Svizzera, pronto ad accogliere per la prima volta in persona dal 2020 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sono i leader europei a prendersi la scena.

Nel meeting che da oltre 50 anni ospita capi di stato e governo, imprenditori e potenti del mondo, al centro del dibattito c’è la guerra commerciale imposta dall’amministrazione Trump nei confronti di gran parte del pianeta e le mire imperialistiche della Casa Bianca, con gli attacchi realizzati o minacciati in poche settimane nei confronti di Venezuela, Iran e Groenlandia.

La difesa dell’Ue di von der Leyen

A sorprendere sono le parole risolute, della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la stessa volata in Scozia nei mesi scorsi a siglare di fatto un accordo sui dazi con Trump che equivaleva a una mezza resa dell’Ue di fronte al tycoon.

Oggi il quadro però è diverso, cambiato dalla rinnovata aggressività di Trump e dalle sue mire nei confronti della Groenlandia, l’isola semi-autonoma che fa parte del Regno di Danimarca e che la Casa Bianca reclama per sé per questioni di “sicurezza nazionale”. Volontà di conquista che ha spinto Trump ad annunciare ulteriori dazi del 10% nei confronti degli otto Paesi (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia) “colpevoli” di aver inviato alcune decine di soldati in Groenlandia, e del 200% nei confronti dei soli vini francesi come forma di ritorsione per il contenzioso sulla Groenlandia e sul ‘Board of peace’ per Gaza.

“I dazi aggiuntivi proposti” dal presidente Usa “sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data. L’Ue e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica, come negli affari, un accordo è un accordo. E quando degli amici si stringono la mano, deve significare qualcosa”, è stato il commento dal palco di Davos di von der Leyen.

“Consideriamo il popolo degli Usa non solo come nostri alleati, ma come amici. Trascinarci in una pericolosa spirale discendente finirebbe solo per aiutare gli stessi avversari che entrambi siamo impegnati a tenere fuori dal nostro orizzonte strategico”, ha ribadito la presidente della Commissione, annunciando una “nostra risposta ferma, unita e proporzionata”.

Le bordate di Macron

Ben più duro e ficcante il discorso di Emmanuel Macron, il leader europeo più ostile al nuovo corso trumpiano e che dall’Eliseo spinge fortemente per attivare lo Strumento anti-coercizione, l’arma più radicale a disposizione della Commissione Ue nelle contese commerciali e per questo soprannominato “bazooka”.

Presentato da Larry Fink, fondatore del fondo Blackrock e oggi capo ad interim del Consiglio di amministrazione del Forum di Davos dopo le dimissioni di Klaus Schwab per una serie di scandali legati a molestie e discriminazioni, Macron ha utilizzato una doppia arma: ironia e toni diretti.

Sul viso gli occhiali a specchio per un problema alla vista, Macron inizia con una battuta che fa ridere la sala: “È un tempo di stabilità e prevedibilità”. Poi la prima frecciata a Trump, che si vanta di aver messo fine a otto guerre e che per questo avrebbe meritato il Nobel: “Siamo in un tempo di guerra, anche se mi par di capire che alcune di loro sono risolte”, le sue parole con un secondo giro di risate del pubblico.

I toni si fanno diversi, più duri, quando si entra nel merito dello scontro a distanza con la Casa Bianca. Macron denuncia la politica dei dazi, che “mira a indebolire e subordinare l’Europa” e che sono “fondamentalmente inaccettabili, a maggior ragione se sono volti all’acquisizione territoriale”, con riferimento alla questione Groenlandia.

Il leader francese si rivolge poi agli alleati di Trump, in primis Giorgia Meloni, sottolineando che “chi si rende complice di queste politiche si assume un’enorme responsabilità”. Per questo Macron rivendica ancora una volta la possibilità di utilizzare Strumento anti-coercizione “per proteggere la nostra industria chimica, l’automotive”, anche a costo di utilizzarlo per la prima volta contro gli Stati Uniti, scenario definito dallo stesso Macron “pazzesco”.

E ancora col pensiero rivolto a Trump, il leader francese auspica che non sia “il tempo di di un nuovo imperialismo o di un nuovo colonialismo”, chiedendo alla platea di Davos di concentrarsi “su una maggiore cooperazione per dare pace, prosperità e decarbonizzazione. Non perdiamo tempo con idee folli”, è l’appello di Macron.

20 Gennaio 2026

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