Il caso di di Lonate Pozzolo

Salvini e il solito vizio di spacciare un omicidio per legittima difesa…

La cronaca su Lonate Pozzolo fa suonare le campane a morto. Per lo Stato di diritto. Per la convivenza civile. Per la tradizione lombarda

Cronaca - di Vincenzo Scalia

16 Gennaio 2026 alle 16:30

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Una volta la Lombardia si distingueva per la sua civiltà giuridica. Da Cesare Beccaria, padre del garantismo penale, a suo nipote, Alessandro Manzoni, con la Storia della Colonna Infame voluta da Enzo Tortora nella sua tomba, eravamo abituati a guardare dalle parti di Milano con la consapevolezza di avere qualcosa da imparare sotto il profilo della presunzione di innocenza e dell’uguaglianza di fronte alla legge.

L’episodio tragico di Lonate Pozzolo, col rapinatore sinti Adamo Massa accoltellato mortalmente da Jonathan Rivolta, che lo aveva sorpreso, con un complice, a rapinare in casa propria, ci manda il segnale che, per avere buoni esempi, bisogna provare a guardare da qualche altra parte. Già quattro anni fa, l’omicidio di Younes El Boussettaoui ad opera di un ex-assessore leghista, avvenuto a Voghera, aveva fatto presagire questa involuzione. La cronaca di ieri fa suonare le campane a morto. Per lo Stato di diritto. Per la convivenza civile. Per la tradizione lombarda. I giornali, in particolare quelli locali, insistono su una rappresentazione dicotomica, con le parti ben distribuite, come se si trattasse di un telefilm: da una parte abbiamo il giovane ricercatore, che avrebbe imparato ad utilizzare il coltello nel corso dei trekking (sic!). E che avrebbe messo finalmente in pratica l’addestramento in occasione della sacrosanta difesa della proprietà privata.

Dall’altra parte abbiamo il sinti pregiudicato, nonché rapinatore, che, sulla base di questa rappresentazione, può solo essere fisicamente soppresso in nome della legittima difesa, come afferma sui social il leader della Lega. La concezione di legittima difesa appare abbastanza confusa. Di sicuro è giuridicamente scorretta. I rapinatori non stavano minacciando fisicamente Rivolta. Che, viceversa, si è presentato armato, ed ha colpito uno di loro, causandone la morte. In termini squisitamente tecnici, siamo di fronte a un omicidio. A meno che, a riprova del compiersi del feticismo delle merci di cui parlava Karl Marx, non si identifichi la proprietà privata degli oggetti con la vita umana. Ma si tratta di una confusione che riguarda il bacino elettorale della Lega, il loro leader. Non certo la Costituzione italiana, che fa del rispetto e dell’implementazione dello Stato di diritto il suo fondamento.

Si tratta di un aspetto essenziale, di cui dovrebbe essere consapevole l’onorevole segretario della Lega, che ha giurato, al momento del suo insediamento da ministro, di essere leale sia alla Carta che alle leggi della Repubblica. Che non contemplano, da nessuna parte, il diritto ad uccidere in nome della proprietà privata. Né di chiamare questo abuso legittima difesa. Fatti del genere succedevano nello stato di natura, oppure ai tempi della battaglia di Legnano. Tempi in cui ci auguriamo di non dover vivere più. Sulla scia di quanto teorizzavano e auspicavano due lombardi come Cesare Beccaria e suo nipote Alessandro Manzoni.

16 Gennaio 2026

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