Confermata la data del voto

Referendum sulla separazione delle carriere, quando e come si vota

Il Cdm conferma la data anticipata da Meloni. Negli stessi giorni anche il voto per le suppletive. Al 70% la raccolta firme del comitato dei 15 volenterosi.

Politica - di Angela Stella

13 Gennaio 2026 alle 13:03

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Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse
Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse

Il Governo ha deciso: il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, i due Csm e l’Alta Corte disciplinare si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Così ha stabilito il Cdm di ieri pomeriggio, confermando in questo modo quanto annunciato dalla premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno. Come hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi, si era obbligati a farlo entro il 17 gennaio, quando termineranno i sessanta giorni dalla delibera della Cassazione che il 18 novembre ha ammesso il referendum proposto dai parlamentari di maggioranza e opposizione. Nella stessa due giorni si voterà anche per l’elezione suppletiva di due posti vacanti alla Camera dei deputati lasciati liberi dal leghista Alberto Stefani, diventato presidente della Regione Veneto, e da Massimo Bitonci pure entrato nella Giunta regionale.

Intanto la raccolta firme promossa dai cosiddetti 15 “volenterosi” su un quesito diverso e oppositivo alla riforma Nordio è giunta a 354.307 sottoscrizioni sulle 500 mila previste, ossia al 70 per cento. Con questo andamento l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto il 30 gennaio. Proprio il portavoce dei 15 volenterosi, l’avvocato Carlo Guglielmi, già nei giorni scorsi aveva annunciato un ricorso qualora il Governo avesse deliberato la data prima della fine del mese. Bisognerà capire solo se sarà presentato al Tar Lazio o dinanzi alla Corte Costituzionale. Sprezzante il commento del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti: “L’unica cosa che non manca in Italia è la possibilità di fare ricorsi, il problema però è farseli accogliere”. E se il ricorso dovesse essere accolto? Hanno chiesto i cronisti: “Se mio nonno fosse un treno” la risposta di Foti. Invece per Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali: “da oggi (ieri, ndr) fino al giorno del voto ci sarà il tempo necessario per spiegare nel merito questa riforma e permettere ai cittadini di farsi un’opinione informata e consapevole. La separazione delle carriere non indebolisce la magistratura e non la sottopone alla politica. Serve invece a rendere più chiaro e più equilibrato il funzionamento della giustizia, nel pieno rispetto dei principi della Costituzione”. Per il deputato di Forza Italia Enrico Costa “stabilita la data del referendum, il nostro impegno sarà massimo per spiegare la riforma nel merito, punto per punto. Forza Italia è pronta per una campagna appassionata, comune per comune, a sostegno di una legge che rappresenta un pilastro del nostro programma e della nostra storia”.

Contemporaneamente a Firenze si stava svolgendo l’evento “La sinistra che vota sì”, appuntamento promosso da Libertà Eguale. “La Costituzione prevede strumenti di democrazia rappresentativa, che sono le elezioni politiche, e strumenti di democrazia”, in cui i cittadini sono chiamati a “pronunciarsi direttamente sulle singole questioni”. Con il referendum sulla giustizia, quindi, “non si vota né a favore né contro di Giorgia Meloni” ha sottolineato Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale. Ha aggiunto Stefano Ceccanti, animatore dell’iniziativa: “Noi per 25 anni abbiamo sostenuto la separazione delle carriere, non è che c’è la disciplina di partito sui referendum. C’è sempre una libertà rispetto al partito per il quale le persone votano alle elezioni politiche. Altrimenti tanto varrebbe abolire il referendum”.

Intanto si registrano scaramucce tra Lega e Fratelli d’Italia. “Secondo me servirà a pochissimo questa separazione delle carriere, va fatta perché è un segnale politico importante, in questo ha ragione la sinistra: è un referendum, tra virgolette sulla Giustizia. Sallusti testimonial per ‘sì? È un po’ addormentato, io avrei scelto qualcuno di più vivaciotto” ha criticato con un pizzico di veleno a Un Giorno da Pecora, la deputata leghista ed ex magistrato Simonetta Matone nei confronti di quello che dovrebbe essere il portavoce del comitato Sì riforma voluto da Alfredo Mantovano. La Lega sta lanciando un segnale a Fratelli d’Italia sul sostegno al referendum visto che in Cdm non è arrivato ancora il nuovo pacchetto sicurezza promosso dal Carroccio?

13 Gennaio 2026

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