Il processo

Corea del Sud, chiesta la pena di morte per l’ex presidente Yoon: tentò un “auto golpe” dichiarando la legge marziale

Esteri - di Carmine Di Niro

13 Gennaio 2026 alle 15:43

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Corea del Sud, chiesta la pena di morte per l’ex presidente Yoon: tentò un “auto golpe” dichiarando la legge marziale

Pena di morte per l’ex presidente della Corea del Sud, il conservatore Yoon Suk Yeol. È stata questa la richiesta avanzata dalla procura speciale guidata da Cho Eun-suk nei confronti dell’ex leader di Seoul, sotto processo con l’accusa di insurrezione per la proclamazione della legge marziale il 3 dicembre 2024, di fatto un tentativo di “auto golpe” messo in piedi dal 64enne esponente del Partito del Potere Popolare, eletto nel 2022, che avrebbe dato una sterzata autoritaria al Paese.

Yoon Suk Yeol aveva annunciato l’introduzione della legge marziale nel corso di una direttiva televisiva, accusando il principale partito di opposizione, il Partito Democratico, di simpatizzare con la Corea del Nord e di condurre quindi attività contro lo Stato grazie al controllo del Parlamento, dove poteva contare sulla maggioranza dei seggi.

Un “auto golpe” durato il volgere di sei ore, durante le quali la capitale Seoul era stata invasa da migliaia di manifestanti contrari alla mossa del presidente, che da parte sua aveva schierato l’esercito. Proprio l’Assemblea nazionale (il Parlamento monocamerale sudcoreano, nda), nel cuore della notte, aveva votato per annullare il provvedimento e contestualmente presentato la prima mozione di impeachment per insurrezione, bocciata per l’opposizione dei parlamentari di maggioranza.

La richiesta della pena massima è stata presentata oggi nell’udienza finale del processo nei confronti di Yoon Suk Yeol, che era stato sottoposto 10 giorni dopo quel clamoroso tentativo di imposizione della legge marziale ad un nuovo voto per l’impeachment da parte dell’Assemblea nazionale, questa volta approvata grazie al voto di membri del suo stesso partito. L’impeachment e la conseguente rimozione di Yoon Suk Yeol erano stati poi confermato il 4 aprile dalla Corte costituzionale sudcoreana.

L’ex presidente Yoon è stato descritto dal procuratore speciale aggiunto Park Eok-su come “il capo di un’insurrezione con il chiaro obiettivo di rimanere al potere a lungo prendendo il controllo della magistratura e del Parlamento”. La sentenza del tribunale potrebbe essere emessa all’inizio di febbraio. Insieme a Yoon sono imputate altre sette persone, tra cui l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun e l’ex capo dell’Agenzia nazionale di polizia Cho Ji-ho. La Corea del Sud, pur prevedendo la pena di morte nel suo ordinamento, non ha eseguito alcuna pena capitale dopo il 1997: Yoon però potrebbe diventare il terzo presidente sudcoreano dichiarato colpevole di insurrezione, dopo i due leader militari legati al colpo di Stato del 1979.

Dopo lo scandalo, nel giugno dello scorso anno le elezioni presidenziali convocate per la caduta del governo avevano visto l’affermazione del Partito Democratico e del suo leader, il progressista Lee Jae-myung.

13 Gennaio 2026

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