Le manifestazioni di piazza
Proteste in Iran, il regime in difficoltà tra arresti di massa e blocco di internet: Khamenei contro “l’arrogante” Trump
Proteste che dilagano e un regime che mostra il suo volto più duro. Nell’Iran da ormai due settimane travolto dalle manifestazioni di massa a Teheran e nel resto del Paese, per fare fronte all’insurrezione della popolazione il governo ha scelto di muoversi su due binari: da un lato la repressione militare delle proteste, con decine di morti e migliaia di cittadini arrestati, dall’altro con un blocco totale delle connessioni ad internet, così da non diffondere all’estero la portata delle manifestazioni di piazza e contemporaneamente presentarle come molto minori di quanto invece mostrano le immagini che arrivano dal Paese.
⚠️ Confirmed: Live metrics show #Iran is now in the midst of a nationwide internet blackout; the incident follows a series of escalating digital censorship measures targeting protests across the country and hinders the public’s right to communicate at a critical moment 📉 pic.twitter.com/vKpVUUmNJs
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Proteste nate inizialmente senza una vera e propria “piattaforma politica”, ma per questioni economiche. Le prime manifestazioni erano iniziate domenica 28 dicembre dai mercati di Teheran, dove alcuni commercianti di prodotti tecnologici della zona Jomhouri avevano chiuso i loro negozi per protestare contro le condizioni economiche sempre peggiori, dovute in particolare al crollo della valuta iraniana, il riyal, e una inflazione galoppante superiore al 40 per cento. In questo contesto va aggiunto il problema più grande del regime, ovvero la vendita di petrolio all’estero ridotta a causa delle sanzioni statunitensi.
Col passare dei giorni le manifestazioni sono diventate sempre più partecipate e “politiche”, con cori contro il regime e l’ayatollah Ali Khamenei: oggi sono le proteste più grandi dal 2022, quando per mesi il Paese venne interessato da marce e cortei che coinvolsero migliaia di persone sulla scia dell’omicidio di Mahsa Amini.
اولین فیلم دریافتی، تهران: pic.twitter.com/dq2HiLSGe4
— Negar (@Negaarsh) January 8, 2026
Proprio la massima autorità religiosa iraniana, la Guida suprema del Paese, in un discorso alla nazione mentre proseguono le proteste di piazza ha invece risposto alle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su un possibile intervento americano in sostegno dei manifestanti. Trump è stato definito “un arrogante” che verrà “rovesciato”. “Le sue mani sono sporche del sangue degli iraniani”, ha detto, accusandolo per avere ordinato gli attacchi durante la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran a giugno.
Trump, ha proseguito Khamenei, “afferma di poter agire come il padre della nazione iraniana”, ma “dovrebbe sapere che gli uomini arroganti del mondo, come il Faraone, Nimrod, Reza Khan e Mohammad Reza, sono stati rovesciati al culmine. “Pensi ai problemi degli Stati Uniti”, ha aggiunto la Guida suprema iraniana. E in risposta alle proteste in corso nel Paese, Khamenei ha avvertito che la Repubblica islamica “non cederà di fronte ai sabotatori”.