La cattura di Maduro

L’alibi del narcotraffico, ma Trump non ha inventato niente…

Le ong: no all’uso della “guerra alla droga” come pretesto per intervenire contro il Venezuela e altri stati sovrani

Esteri - di Leonardo Fiorentini

8 Gennaio 2026 alle 17:30

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AP Photo/Matias Delacroix, File – Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Matias Delacroix, File – Associate Press/ LaPresse

Con l’azione militare che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e al suo trasferimento a New York per rispondere di accuse federali legate a narcotraffico e narco-terrorismo, gli Stati Uniti di Trump hanno fatto un salto di qualità nella loro interpretazione della war on drugs nel nuovo ordine mondiale.

Anche se Washington l’ha presentata come una missione di law enforcement, è evidente che ha ben altri fini. Lo stesso Trump ha mescolato la cattura “giudiziaria” con gli interessi petroliferi e con l’idea che gli Stati Uniti possano “gestire” il Paese. Un cortocircuito che svela la reale natura dell’operazione, tutta proiettata sul controllo dell’assetto geopolitico e delle risorse strategiche, non certo sulla preoccupazione per la salute pubblica o per la giustizia. Trump non ha inventato niente. Negli anni ‘30 il demone cannabis giustificava la repressione delle comunità ispaniche e afroamericane e negli anni ‘60 la droga diventava la sponda utile a Nixon per reprimere il movimento pacifista e per i diritti civili. La definizione del fentanyl come arma di distruzione di massa, contenuta nell’ordine esecutivo firmato dal tycoon lo scorso 15 dicembre, non solo evoca direttamente la droganemico numero uno” di Nixon, ma è uno dei passaggi iperbolici – come abbiamo già visto nella vicenda dazi – necessari alla costruzione di una impalcatura utile a creare un nemico così pericoloso da rendere digeribile l’eccezione.

Negli scorsi 4 mesi si sono contate almeno 115 uccisioni nei raid ordinati dal Presidente statunitense contro imbarcazioni di presunti narcotrafficanti nelle acque internazionali del Pacifico e del Mar dei Caraibi. Queste possono essere definite vere e proprie esecuzioni extragiudiziali, spesso accompagnate da dichiarazioni prive di dettagli verificabili. Sulla pretestuosità delle accuse di “narco-terrorismo” a Maduro hanno già ben scritto Casarini e Di Niro su queste pagine e Federico Varese su la Stampa. Ora secondo il New York Times anche sul piano formale le imputazioni a Maduro sarebbero state derubricate: dalla partecipazione al fantomatico e inesistente cartel de soles, al coinvolgimento in un più vago “sistema di patronato” e in una “cultura della corruzione” finanziata dal narcotraffico. Del resto, anche se fossero realmente contro il narcotraffico, le operazioni militari USA violano le stesse Convenzioni ONU sulle droghe. Queste trattano il traffico transnazionale come un problema da affrontare con procedure di cooperazione internazionale, non certo con l’uso unilaterale della forza. In particolare, la Convenzione del 1988 vieta di interferire negli affari interni e di violare la sovranità (art. 2.2) e proibisce operazioni antidroga nel territorio di un altro Paese senza il suo consenso (art. 2.3). Questo divieto vale anche per incursioni “mordi e fuggi”.

In queste ore una dichiarazione della società civile, firmata da ONG latino-americane e globali attive su droghe, riduzione del danno e diritti umani fra cui anche Forum Droghe e la Società della Ragione, respinge l’uso della “guerra alla droga” come pretesto per pressioni e interventi contro il Venezuela e altri Stati sovrani. Il testo richiama il fallimento storico dell’approccio militare, che ha prodotto violenza, militarizzazione e gravi violazioni dei diritti senza ridurre l’offerta, anzi rafforzando la criminalità organizzata. Denuncia inoltre la pericolosità della retorica sul “narco-terrorismo”, sconosciuta al diritto internazionale e usata per giustificare operazioni extragiudiziali e l’estensione della giurisdizione oltre i propri confini. Riconoscendo la crisi democratica venezuelana e le violazioni dei diritti, il testo afferma che nulla di ciò autorizza la sospensione del diritto internazionale: per i firmatari “servono invece soluzioni multilaterali trasparenti, centrate su salute, diritti e autodeterminazione”.

Proprio in un contesto di spazio civico soffocato l’aggressione esterna rischia di diventare carburante per la propaganda del regime, peggiorando le condizioni che rendono possibile una transizione democratica e delegittimando chi la chiede. La lotta al narcotraffico non può essere assegno in bianco per esercitare potere senza freni. Se la war on drugs torna ad essere un lessico morale che giustifica ogni politica di potenza, se passa l’idea che basti dire “droga” per sospendere regole e prassi internazionali, non sarà solo Maduro a pagare: sarà l’idea stessa che esistano limiti giuridici all’uso della forza, soprattutto quando chi li viola sostiene di farlo “per il nostro bene”.

*Forum droghe

8 Gennaio 2026

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