Dimissioni e polemiche

Ucraina, lascia il capo dei servizi segreti Malyuk: mago del controspionaggio e “arma” di Zelensky contro l’anticorruzione

Esteri - di Carmine Di Niro

7 Gennaio 2026 alle 15:35

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Ucraina, lascia il capo dei servizi segreti Malyuk: mago del controspionaggio e “arma” di Zelensky contro l’anticorruzione

Un terremoto, o più probabilmente un “repulisti” dopo le indagini sulla corruzione nel settore energetico condotte della Nabu e della Sapo, l’Ufficio nazionale anticorruzione e la Procura specializzata anticorruzione ucraina, che hanno già portato a dimissioni illustri come quelle di due ministri e dell’ex braccio destro del presidente, Andriy Yermak.

Lunedì Vasyl Malyuk si è dimesso dal ruolo di capo dello SBU, il Servizio di sicurezza ucraino, una delle due agenzie di sicurezza del Paese (l’altra è il GUR, l’intelligence militare). Sotto la guida di Malyuk, che si era insediato a metà 2022, quando la Russia aveva già invaso il Paese, l’agenzia che si occupa di controspionaggio e lotta al terrorismo ha condotto in questi anni alcune delle più importanti operazioni contro la Russia, in particolare quella contro le basi aree russe dello scorso giugno messa in atto facendo entrare un centinaio di droni esplosivi di nascosto nel paese.

Sarebbe lo SBU ad aver architettato, non rivendicalo pubblicamente, l’attentato dell’agosto 2022 contro Alexander Dugin, noto propagandista russo famoso anche all’estero, in cui morì la figlia Darya. Tra le operazioni dell’intelligence guidata da Malyuk anche l’assassinio del blogger di guerra Maxim Fomin e del generale russo Igor Kirillov, ucciso a Mosca a dicembre del 2024 da una piccola bomba piazzata su un monopattino elettrico e fatta esplodere mentre lui stava passando.

Dietro le dimissioni di Malyuk, che è stato ricevuto in prima persona dal presidente Volodymyr Zelensky per essere “congedato”, vi sarebbe la lotta interna a Kiev proprio sulle più recenti inchieste giudiziarie che hanno sfiorato lo stesso leader del Paese a causa del coinvolgimento del suo ex socio Tymur Mindich, scappato in Israele prima di finire in manette.

Tra l’SBU e la Nabu, l’Ufficio nazionale anticorruzione che ha aperto l’inchiesta Midas sul giro di tangenti nel settore energetico nazionale, è in atto di fatto una vera e propria guerra: negli ultimi mesi il Servizio di sicurezza ucraino ha arrestato diversi dipendenti della Nabu accusandoli di avere legami con la Russia.

In particolare Malyuk fu il responsabile formale dell’operazione con cui il 21 luglio 2025 i servizi segreti, su mandato del Procuratore Generale Ruslan Kravchenko, fecero irruzione nella sede dell’Ufficio nazionale anticorruzione, all’epoca già impegnato nell’inchiesta Midas, sequestrando materiale relativo a diverse indagini e arrestando importanti membri del bureau. Per diversi analisti quegli arresti erano politicamente motivati: l’SBU è considerata vicina al governo ucraino e al presidente Zelensky, che come detto è stato sfiorato dall’inchiesta e costretto a far dimettere diversi suoi ministri e il fedelissimo Yermak. Secondo alcune ricostruzione dunque Malyuk, che prima della nomina a capo dello SBU aveva trascorso 20 anni da “operativo” all’interno dell’agenzia, sarebbe stato convinto a dimettersi proprio per lo scontro in atto e “abbassare i toni”: in ogni caso l’ex capo dello SBU non verrà espulso dall’intelligence, ma continuerà a lavorare al suo interno per attività di controspionaggio russo, mentre il suo posto è stato preso ad interim dal generale Yevhen Khmara.

Stando a quanto ricostruito dall’Ukrainska Pravda, Malyuk sarebbe stato spinto alle dimissioni da Zelensky così da prendersi le responsabilità degli attacchi contro la Nabu e allontanare lo scandalo dal governo. Nei mesi scorsi tra l’Ufficio nazionale anticorruzione e Zelensky c’era stato un grave scontro istituzionale per la decisione del presidente di porla sotto il diretto controllo della presidenza della Repubblica (tramite il procuratore generale, nominato da Zelensky) limitando così la sua indipendenza

Un progetto che, dopo clamorose proteste di piazza e le pressioni internazionali dei partner di Kiev, a partire dall’Unione Europea in cui il Paese auspica l’ingresso nel futuro prossimo, era saltato con la firma di un decreto lo scorso agosto da parte di Zelensky che annullava le precedenti disposizioni.

7 Gennaio 2026

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