L'inchiesta antipalestinese
Hannoun si difende dal teorema israeliano e della Procura: “Mai finanziato Hamas”
Dichiarazioni spontanee del principale imputato. L’inchiesta si fonda sulle accuse che arrivano da Israele. I soldi in contanti? “Non ho conti correnti, ma le donazioni sono tutte dichiarate e registrate”
Cronaca - di Frank Cimini
Mohammed Hannoun fa dichiarazioni spontanee davanti al gip Silvia Carpanini nel carcere di Genova respingendo l’accusa di aver finanziato Hamas. Solo dichiarazioni spontanee, non un interrogatorio perché così lo avevano consigliato i suoi avvocati non avendo avuto il tempo di leggere tutti gli atti. Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo, i due legali, spiegano che Hannoun ha rivendicato la sua attività che consiste nel raccogliere fondi per opere di beneficenza a favore dei palestinesi.
Ieri mattina c’è stata una fase interlocutoria dell’indagine che non verrà usata dalla difesa per chiedere una attenuazione della misura cautelare. Per cui si andrà al Tribunale del Riesame entro il 6 gennaio. La decisione arriverà entro la fine del mese. Hannoun ha da anni i conti correnti bloccati per cui spiegano ancora gli avvocati era in pratica costretto a raccogliere fondi in contanti sulla base di tantissime persone che presentavano richieste per fare donazioni. Ma i soldi raccolti venivano sempre dichiarati ufficialmente. Hannoun è sembrato confortato dal presidio di militanti davanti al carcere di Marassi che lui aveva visto in televisione. Ovviamente nel faccia a faccia con il Gip che ne aveva ordinato l’arresto non si è parlato delle accuse specifiche perché l’indagato ha scelto solo di rendere dichiarazioni.
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I nodi giuridici saranno affrontati nelle prossime tappe. La difesa ricorda che gli elementi di accusa sono stati forniti dallo stato di Israele ma al di fuori di una rogatoria formale. Quindi si tratta di atti provenienti da polizia e servizi di sicurezza che andranno riscontrati. La lotta al terrorismo non può prevaricare principi costituzionali e diritto di difesa. In Israele c’è una sorta di “confusione” tra attività amministrativa e penale. Per cui sono possibili restrizioni della libertà anche senza accuse formali. In Italia è diverso. La difesa insisterà sulla non utilizzabilità di quegli atti. Ma si tratta di un discorso lungo e che richiederà molto tempo. Intanto gli indagati stanno in carcere. E l’obiettivo della “campagna” era proprio quello.