L'ex presidente della Camera
Parla Laura Boldrini: “Hannoun? Incontrato qualche minuto tre anni fa, la destra vuole criminalizzare i Pro Pal”
"Di Gaza nessuno parla più. Ma lì si continua a morire, di freddo e di bombe israeliane. La destra accusa di “fiancheggiamento al terrorismo” chiunque si spenda a favore del popolo della Palestina"
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Laura Boldrini, già Presidente della Camera, parlamentare del Partito democratico e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Il 2025: anno di guerre, di tragedie senza fine, dall’Ucraina a Gaza. Ma anche un anno con le piazze d’Italia e di mezzo mondo che tornano a riempirsi per dire stop alla guerra e al genocidio di Gaza. Un anno che lei, da presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, ha vissuto molto intensamente in prima persona. Con quali ricordi?
Il 2025 è stato senza dubbio un anno di lotte. Il piano della pace, dei diritti umani, della tutela del diritto internazionale e degli organismi sovranazionali è stato sicuramente il più impegnativo. Abbiamo visto minare alle sue fondamenta quel sistema di regole che ci eravamo dati, volontariamente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, e che è stato un faro nella gestione delle tensioni e nella difesa dei diritti umani nel mondo. I tentativi di delegittimare la Corte penale internazionale e le sanzioni imposte ai suoi giudici, ne sono un esempio lampante.
Il genocidio a Gaza, come la continua annessione di fatto dei territori occupati della Cisgiordania da parte di Israele, e la sostanziale complicità a tutto questo orrore di gran parte dei governi segnano un passaggio drammatico che non deve trasformarsi in un punto di non ritorno. Per questo le piazze di tutto il mondo, anche italiane, si sono riempite di milioni di persone che hanno protestato contro le azioni criminali del governo israeliano e contro l’inerzia dei nostri governi. Come Comitato diritti umani della Camera, abbiamo ascoltato testimonianze di associazioni e ong che si occupano dei diritti del popolo palestinese. Organizzazioni sia palestinesi sia israeliane, insieme a ong italiane che operano in quei territori da ben prima del 7 ottobre. Abbiamo audito rappresentanti delle ong israeliane B’tselem, Breaking the silence e Emek Shaveh, della palestinese Mosaic Centre, le dottoresse Tanya Haj-Hassan e Deirde Nunan che hanno lavorato con i bambini di Gaza per diversi mesi. E abbiamo ascoltato Amnesty International che ha portato il suo rapporto in cui emerge chiaramente l’intento genocidiario del governo israeliano. Ma abbiamo portato alla Camera anche le testimonianze sulle violazioni dei diritti umani in Iran, ascoltando la premio Nobel per la pace Narges Mohammadi. In Afghanistan, Egitto, Tunisia, Sudan. Viviamo un momento storico cruciale per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo ed è nostro dovere fare tutto quello che è nelle nostre possibilità, nelle piazze e nelle aule parlamentari.
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Gaza sembra uscita dai radar mediatici. Così come la sistematica violenza dei coloni, supportati dall’esercito israeliano, in Cisgiordania. È scoppiata la pace in Palestina e non ce ne siamo accorti?
Il piano Trump cosiddetto “di pace” ha solo spento i riflettori su quello che accade a Gaza dove i palestinesi continuano a essere uccisi dall’Idf e a morire di stenti, di malattie, di fame e di freddo. Le immagini delle conseguenze dell’uragano Byron con le tende degli sfollati distrutte, parlano da sole. Scene drammatiche, con neonati morti assiderati mentre al di là dei valichi i beni di prima necessità, i farmaci, le tende e i container restano bloccati per volere del governo israeliano. Non possiamo parlare nemmeno di una vera tregua perché, appunto, l’esercito israeliano continua a sparare e, in alcuni casi, anche a bombardare. Come non c’è pace in Cisgiordania come abbiamo visto durante la missione fatta insieme a una delegazione del Pd alla fine di novembre. La violenza dei coloni è cresciuta esponenzialmente. Non sono bande di scalmanati: l’esercito li protegge e ne favorisce le azioni, oltre a espropriare direttamente case e terreni dei palestinesi che vivono lì da sempre. Mentre a Masafer Yatta incontravamo il movimento non violento e il suo leader, Sami Huraini, una telefonata ci ha interrotti: i coloni e l’esercito erano arrivati a casa di Hamdan Ballal, uno dei registi del documentario premio Oscar “No Other Land”. Basel Adra anche lui regista e protagonista del documentario, è corso a dare una mano all’amico, ma non c’è stato niente da fare. La terra di Ballal è stata dichiarata zona militare e sottratta al suo proprietario. E abbiamo visto come la vita dei palestinesi è resa impossibile dal regime del terrore instaurato da Netanyahu quando eravamo nel villaggio di Hizma e siamo rimasti bloccati sul nostro pulmino perché l’Idf ha improvvisamente chiuso tutti i gate e iniziato a sparare bombe stordenti sulle macchine in fila. La famiglia palestinese che ci ha offerto rifugio per qualche ora ci ha detto chiaramente che per loro è “la normalità”. L’obiettivo è evidente: rendere la vita impossibile ai palestinesi così da costringerli a lasciare le loro case e le loro terre per appropriarsene. Della Cisgiordania e di tutto questo, nel piano Trump, non c’è cenno.
In questi giorni sta tenendo banco la notizia di alcuni arresti, disposti dalla Procura di Genova, di persone accusate di avere finanziato Hamas raccogliendo fondi in Italia che sarebbero dovuti arrivare alla popolazione palestinese. Lei è finita sotto attacco per avere incontrato, anni fa, una di queste persone. Come risponde a questi attacchi?
Sulle responsabilità degli arrestati farà luce la magistratura in cui ho piena fiducia. Ed è giusto che si indaghi, quando ci sono sospetti fondati. La campagna contro di me non è nuova, ma adesso è il momento di dire basta e di chiarire le cose. Ho incontrato il signor Mohammad Hannoun una sola volta e per pochi minuti. Il 12 maggio 2022 si trovava a Roma per una manifestazione in memoria della giornalista televisiva palestinese-americana, Shireen Abu Akleh uccisa a Jenin mentre faceva il suo lavoro, durante un raid dell’esercito israeliano. Ha chiesto in quell’occasione di incontrare me e altri parlamentari. L’incontro si è svolto in forma privata, nel mio ufficio ed è durato pochi minuti in cui Hannoun, che non conoscevo, mi ha parlato dei rischi che i giornalisti corrono lavorando in Palestina. Ho risposto che avevo già previsto un intervento in aula sul caso di Shireen Abu Akleh che ho effettivamente tenuto qualche giorno dopo. Hannoun, a conclusione del colloquio, mi ha chiesto una foto, quella che tutti conoscono, che ha pubblicato sui suoi social. Da quel momento non c’è mai più stato alcun contatto con il signor Hannoun né di persona, né telefonicamente, né via mail, né in incontri pubblici. Nessuno. I politici incontrano centinaia di persone e molte di loro chiedono di scattare delle foto, spesso anche per strada, al volo. Questo non significa che con quelle persone si hanno rapporti o le si “coccolano”, come hanno scritto alcune testate di destra. A questo punto, però, chiunque continui con questa campagna diffamatoria nei miei confronti ne risponderà nelle sedi opportune. Voglio anche condannare con forza la becera strumentalizzazione che la destra sta facendo di questa vicenda tentando di far passare per fiancheggiatori dei terroristi di Hamas chiunque si sia speso per i diritti del popolo palestinese. Se pensano di zittire le tante voci che si sono alzate nelle piazze, nei dibatti, in Parlamento e anche su alcuni media, si sbagliano di grosso.
L’Europa alla mercé di Donald Trump. L’Europa schernita dal presidente Usa e dai suoi ministri. Ma Giorgia Meloni continua a vantare il ruolo di “pontiera”.
Penso che Giorgia Meloni sia in grande imbarazzo anche per le divisioni interne al governo sulla questione Ucraina e le posizioni di Salvini. Trump non perde occasione per attaccare l’Ue perché il suo evidente intento è quello di demolirla politicamente e, soprattutto, commercialmente, per farla diventare una terra di conquista economica degli Usa. Lo dimostra il documento sulla strategia per la sicurezza Usa in cui l’Italia viene citata tra gli stati su cui fare leva per agevolare l’indebolimento dell’Ue. Su questo Giorgia Meloni non ha detto una parola. In cosa farebbe da “pontiera”? Nel frenare le mire di Trump sull’Ue o nel favorirle? Ogni volta che in Parlamento le abbiamo chiesto da che parte sta, ha risposto che sta “dalla parte dell’Occidente rafforzando il ruolo dell’Europa e dell’Italia all’interno dell’Occidente”. Ma è il suo amico e alleato Trump che mina il ruolo dell’Europa.
Di recente, lei ha partecipato alla conferenza internazionale del partito Dem turco per sollecitare un interessamento della comunità internazionale al processo di pace avviato da Ocalan con lo scioglimento del Pkk e la rinuncia alla lotta armata. Ma di questo nessuno parla.
Quello che sta accadendo in Turchia è un’occasione storica per porre fine a 40 anni di violenze che hanno causato oltre 40mila morti. Alla Conferenza internazionale sulla pace e una società democratica indetta dal Dem Party dopo l’appello del leader curdo Abdullah Ocalan e la decisione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) di sciogliersi e porre fine alla lotta armata, abbiamo visto uno spiraglio concreto di pace su cui impegnarsi concretamente. Finora, però, né l’Italia né la Commissione europea hanno ancora preso una posizione. Eppure, il raggiungimento della pace andrebbe a vantaggio di tutta la regione che è ancora molto instabile. Per questo, insieme alla collega Francesca Ghirra (Avs) che ha partecipato con me alla conferenza, ho presentato una interrogazione per sapere se e come il governo intenda impegnarsi a sostegno del cammino di pace avviato in Turchia. Non abbiamo ancora ricevuto risposta dal governo.
Non le chiedo, per finire, previsioni sull’anno che sta per arrivare. Ma una dichiarazione d’impegno, questo sì. Suo e del Pd.
L’impegno in solidarietà al popolo palestinese e per la sua autodeterminazione non cesserà. Continueremo a batterci contro le violazioni dei diritti umani in Palestina come in Sudan, nella Repubblica democratica del Congo, in Iran, in Afghanistan. E per la pace, a partire dall’Ucraina dove le trattative, nonostante gli annunci del presidente americano, sembrano ancora arrancare, mentre l’Ue si accontenta di un ruolo marginale lasciando tutto nelle mani di Trump e Putin. Non staremo a guardare mentre il mondo alza vertiginosamente la spesa per il riarmo a scapito di sanità, scuola pubblica, welfare, pensando che la deterrenza la faccia la forza, come dice Meloni, e non la diplomazia, il dialogo, la mediazione com’è stato, almeno in Europa, per 70 anni. E continueremo a batterci per il salario minimo, la difesa dei posti di lavoro e una sanità pubblica che sia in grado davvero di rispondere alle esigenze di cura di chi ha bisogno perché la salute è un diritto, non un privilegio. Insomma, nel 2026 il Pd sarà ancora in prima linea su tutti questi temi, in parlamento, nelle piazze e sui territori.