Stato di polizia?
Inchiesta di Genova su Hannoun: prima arrestano poi cercano i reati…
La separazione tra “umanitario” e “politico” resta una fantasia da salotto. L’oggetto del contendere in questa inchiesta è prettamente politico
Cronaca - di Frank Cimini
A Genova c’è un’inchiesta giudiziaria che si può definire di guerra e che ha portato in carcere sette persone tra cui Mohammed Hannoun, responsabile di associazioni benefiche palestinesi. Ci sono anche due indagati che risultano latitanti. L’accusa è di terrorismo è internazionale. Il tutto nasce da una vecchia indagine più o meno sulle stesse persone che risale al 2006 e che aveva fatto registrare il rigetto di alcune richieste di arresto da parte del gip. Alle vecchie carte se ne sono aggiunte altre che arrivano da Israele cioè da uno Stato impegnato in una guerra contro i palestinesi.
“Dalla prima lettura degli atti emerge che l’impostazione accusatoria è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni anche giuridiche di fonte israeliana – dicono gli avvocati Fabio Sommovigo e Emanuele Tambuscio che assistono Hannoun – senza che sia possibile un reale e approfondito controllo su contenuti e rispetto dei principi costituzionali convenzionali di formazione della prova”. Secondo i legali anche le modalità di utilizzazione nel nostro procedimento, per usare un eufemismo, paiono semplificate oltre ogni limite. Insomma il rischio piuttosto evidente è che azioni concrete di solidarietà alla popolazione palestinese martoriata siano solo interpretate come azioni di sostegno o addirittura di partecipazione ad attività terroristiche ammesso che tale qualificazione possa ritenersi corretta. E non sembra facile difendersi da una imputazione del genere. Perché chi indaga sceglie il sostegno a una delle parti in guerra.
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L’inchiesta genovese appare come la classica pezza a colori trovata dopo che al governo era andata male la manovra su Shahin, l’imam di Torino che si voleva espellere verso l’Egitto e che la corte di appello ha liberato. Shahin tra l’altro viene citato anche negli atti di Genova pur non essendo indagato. Perché tutto si tiene. I giornaloni megafonando i dati dell’accusa riferiscono del ritrovamento di soldi in nero e di pc nascosti. Ma stiamo sempre parlando di far arrivare soldi e aiuti in una zona di guerra. La separazione tra “umanitario” e “politico” resta una fantasia da salotto. L’oggetto del contendere in questa inchiesta è prettamente politico. Intanto in pratica su ordine di Israele sono state messe in carcere delle persone che aiutavano la resistenza palestinese. Appare riduttivo confinare Hamas dentro i confini del “terrorismo”. Hamas governa da molto tempo Gaza. Lo farà bene lo farà male lo farà in modo autoritario e non democratico. Qui stiamo nel campo della politica.
L’uso della clava giudiziaria per determinare gli esiti di una guerra fa rabbrividire. Oggi Hannoun sarà sentito nell’interrogatorio di garanzia. Appare determinato a rispondere rigettando le accuse. Il gip che ha scritto 306 pagine per mettergli le manette con ogni probabilità confermerà il carcere. Poi toccherà al Riesame. Ma sembra surreale discutere in aula di tribunale di questo. La realtà è che solo dal 7 ottobre a oggi gli USA hanno aiutato Israele per 21 miliardi di dollari. Invece 7 milioni in 20 anni per un gruppo armato a sostegno dei palestinesi sarebbero uno scandalo immorale.