Il maxiemendamento
Pensioni, sorpresa in manovra del duo Meloni-Giorgetti: doppia stretta sulla “finestra” di anticipo e riscatto della laurea
Altro che “abolizione” o quantomeno “superamento” dell’odiata legge Fornero. La battaglia storica di Lega e Fratelli d’Italia per un regime pensionistico che abbandoni la stretta decisa dalla ministra tecnica del governo Monti, è ormai nel cassetto.
Di fronte alla necessità di trovare le coperture finanziare per la legge di bilancio, il governo Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti varano una doppia stretta sulle pensioni anticipate.
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Nel maxiemendamento alla manovra presentato dall’esecutivo in commissione Bilancio del Senato, che modifica la portata complessiva della manovra con una spesa prevista maggiorata di circa 3,5 miliardi di euro (a beneficio quasi esclusivo delle imprese), c’è infatti una brutta sorpresa per i contribuenti e una, ben migliore, per le casse dello Stato: una doppia stretta che a regime, nel 2035 (ben lontano dalla prossima scadenza elettorale del 2027), farà risparmiare circa 2 miliardi secondo la relazione tecnica collegata alle misure.
La pensione anticipata ritardata
Si parte dalla pensione anticipata ritardata. Attualmente la legge prevede come requisiti i 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza età minima. Al raggiungimento di tali requisiti però, bisogna aspettare tre mesi per la decorrenza della pensione, quella che in gergo viene definita “finestra”.
Il governo interviene proprio sulla durata della “finestra”, che resterà di tre mesi solo se i requisiti vengono maturati entro il 31 dicembre 2031. Nel maxiemendamento alla legge di bilancio è previsto la “finestra” salirà a 4 mesi nel 2032, a cinque nel 2034 e a sei nel 2035.
Non solo. Il disegno di legge stabilisce che nel 2027 i contributi necessari per la pensione anticipata aumenteranno di un mese (42 anni e 11 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne) e di altri due mesi dal 2028, con altri adeguamenti legati alla speranza di vita previsti per legge con cadenza biennale dal 2029 in poi.
Secondo la Cgil per la sommatoria di queste misure nel 2035 serviranno fino a 46 anni e 3 mesi di contribuzione per andare in pensione anticipata.
Il riscatto della laurea tagliato
L’altra grande novità va invece a penalizzare i giovani in possesso di una laurea breve, la triennale, o i diplomi universitari previsti dalla legge 341 del 1990 (scienze infermieristiche, tecnico radiologo, educatore professionale, fisioterapista).
Fino ad oggi questi titoli potevano essere riscattati a titolo oneroso, raggiungendo la pensione anticipata tre anni prima. Uno scenario che cambia con le scelte del governo Meloni: dal 2031 in caso di riscatto della laurea triennale ai fini del calcolo del requisito dei contributi verranno tagliati sei mesi, che salgono a 12 dal 2033, a 18 mesi dal 2033, a 24 mesi dal 2034 e trenta mesi dal 2035. Dunque a regime, tra dieci anni, su un riscatto di tre anni conteranno solo sei mesi ai fini di raggiungere prima la pensione. Anche nel caso di laurea magistrale, il percorso di studi 3+2, i contributi conteggiati saranno solo la metà: 2 anni e mezzo.