Il massacro di Hanukkah a Bondi Beach
Torna il terrore dell’ISIS, gli attentatori di Sydney radicalizzati: le bandiere nere e il viaggio nelle Filippine
A dieci anni dai massacri di Parigi, i collegamenti di padre e figlio con la galassia jihadista. A Mindanao avrebbero ricevuto addestramento militare
Esteri - di Redazione Web
Lo ha dichiarato anche la Polizia Australiana che i due attentatori, padre e figlio, che domenica scorsa, in occasione di una cerimonia pubblica e affollatissima per la festività ebraica dell’Hanukkah, hanno aperto il fuoco sulla folla uccidendo 15 persone e ferendone venti a Sydney, erano ispirati al sedicente Stato Islamico, il gruppo terrorista islamista che appena dieci anni fa inaugurava una stagione di terrore in Occidente con gli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015.
Si chiamavano Sajid e Naveed Akram, 50 e 24 anni. Il padre è morto nello scontro a fuoco con la polizia. Sarebbe arrivato dal Pakistan, commerciante di frutta e verdura. Il figlio è stato ricoverato, ferito, in condizioni gravi. Era muratore ma diplomato nella scuola coranica dell’istituto Al Murad in un sobborgo di Sydney. Al resto della famiglia avevano detto che sarebbero usciti per andare a pescare. E invece hanno affittato un bnb in città e domenica mattina sono arrivati a Bondi Beach, una delle spiagge più popolari di Sydney. Due bandiere del gruppo Stato Islamico, conosciuto anche con l’acronimo ISIS, sono state ritrovate nell’automobile utilizzata per raggiungere la spiaggia del massacro, era intestata al ragazzo.
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Le autorità stanno indagando su un viaggio dei due nelle Filippine, a Davao, sull’isola di Mindanao, tra il primo e il 28 novembre. Non è escluso che quel viaggio sia collegato all’azione terroristica. Proprio Mindanao è infatti un’area dove sono attivi da tempo gruppi radicali islamisti. Nel 2017, militanti affiliati all’Isis avevano preso il controllo della città di Marawi. L’assedio durato mesi. Alcuni media avevano inoltre scritto che i due avevano ricevuto nelle Filippine “un addestramento di tipo militare“, ma secondo la BBC l’esercito delle Filippine non ha ancora potuto dare conferma.
Secondo il premier australiano Anthony Albanese i due non facevano comunque parte di una rete più ampia. “La perversione radicale dell’Islam è assolutamente un problema”. Non è comunque escluso che padre e figlio abbiano giurato fedeltà all’ISIS. Già nel 2019 Naveed era stato sospettato di legami con jihadisti ma non era considerato una minaccia “imminente”. Il padre invece non era nella lista dei sospetti terroristi e perciò possedeva una licenza per la detenzione di sei armi da fuoco. Era arrivato in Australia nel 1998 con un visto studentesco.
Era uscito un po’ dai radar l’ISIS, dopo aver catalizzato l’attenzione mediatica per anni tra Primavere Arabe, territori contesi, guerre civili, attentati, ampie porzioni di territorio conquistate tra Siria e Iraq con città importanti come Mosul e Raqqa e luoghi simbolici come Palmira. Il loro progetto della costruzione di un califfato jihadista, incurante dei principi nazionalistici di molte rivendicazioni irredentiste, andava oltre il confine degli Stati. Il loro proselitismo aveva fatto breccia in Occidente, i video di azioni ed esecuzioni dal taglio cinematografico avevano bucato gli schermi di molti, tra i foreign fighters che partivano per raggiungere il gruppo nei territori conquistati e i cosiddetti lupi solitari radicalizzatisi in autonomia tramite il materiale online.
Non è ancora chiaro a quali delle due categorie appartenessero padre e figlio Akram. Malgrado le durissime sconfitte sul campo tra Siria e Iraq, il sedicente Stato Islamico non è mai stato del tutto cancellato. Ha sotto il suo controllo ampie porzioni di territorio tra Somalia, Sahel, nel nord dell’Afghanistan dove ai danni dei talebani tornati al potere ha organizzato attentati terribili, e appunto nelle Filippine. La loro rete virtuale di proselitismo, reclutamento, addestramento e contatti è sempre attiva, soprattutto su Telegram. Secondo l’agenzia di sicurezza Asio, un anno fa erano almeno 500 i sospetti da monitorare in Australia