La sentenza
Evasione fiscale, condanna confermata per Irene Pivetti: 4 anni
I giudici hanno confermato la confisca di 3,4 milioni di euro, soldi congelati nel corso delle indagini a carico di Irene Pivetti
Cronaca - di Frank Cimini
La Corte di appello di Milano conferma la condanna per evasione fiscale e autoriciclaggio a 4 anni di reclusione per l’ex presidente della Camera dei deputati Irene Pivetti che replica: “Sono innocente la verità verrà fuori”. Al centro del processo una serie di operazioni commerciali del 2016 per circa 10 milioni di euro. Una compravendita di Ferrari Gran Turismo che sarebbe servita secondo l’accusa per riciclare soldi frutto di illeciti fiscali.
La sentenza conferma anche la condanna a 2 anni e 4 mila euro di multa per Leonardo Isolani, il pilota di rally e la moglie Manuela Mascoli. All’ex presidente dell’assemblea di Montecitorio sono state concesse le attenuanti generiche ma l’imputata dovrà pagare le spese processuali. Inoltre c’è l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici e per un anno dalla possibilità di ricoprire incarichi direttivi nelle imprese, da quella di contrattare con la pubblica amministrazione. I giudici hanno confermato la confisca di 3,4 milioni di euro, soldi congelati nel corso delle indagini a carico di Irene Pivetti. Nell’inchiesta era stato ipotizzato un ruolo di intermediazione di Onlus Italia, società riconducibile a Pivetti in operazioni del team Racing del pilota Isolani che voleva nascondere al fisco un debito di 5 milioni e alcuni beni tra cui le tre auto Ferrari. Queste auto sarebbero state oggetto di un’altra finta vendita al gruppo cinese Daohe per essere trasferite in Spagna. Ai cinesi l’unico bene effettivamente trasferito sarebbe stato il logo della scuderia Isolani abbinato al logo Ferrari.
Isolani avrebbe avuto lo scopo di dissimulare la proprietà dei beni, mentre l’obiettivo dell’ex esponente leghista sarebbe stato di acquistare il logo della scuderia per cederlo ai cinesi a un prezzo dieci volte superiore senza comparire in prima persona. Secondo i pm Pivetti avrebbe comprato il marchio per 1,2 milioni per rivenderlo a 10 milioni di euro. Pivetti per l’accusa avrebbe “realizzato un meccanismo particolarmente capzioso pur di scongiurare il rischio che le somme conseguenti alle realizzazione delle operazioni con il contraente cinese fossero soggette a tassazione”. Il proposito criminoso secondo la procura sarebbe stato portato avanti per lungo tempo. “Mi sarei aspettata un esito molto diverso– il commento di Irene Pivetti – sono curiosa di vedere le motivazioni ma sono anche molto tranquilla perché la verità prima o poi verrà fuori”.