La sentenza

Tre morti nell’esplosione della fabbrica abusiva di fuochi d’artificio ad Ercolano, condanna a 17 anni per i titolari

Cronaca - di Redazione

10 Dicembre 2025 alle 17:43

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Fonte Facebook e ufficio stampa Carabinieri
Fonte Facebook e ufficio stampa Carabinieri

Una condanna a 17 anni e mezzo di reclusione per i titolari dell’attività, Pasquale Punzo e Vincenzo D’Angelo, 4 anni invece per Raffaele Boccia, il fornitore della polvere pirica. Questa la sentenza pronunciata mercoledì nel processo di primo grado tenuto a Napoli per la morte di Sara e Aurora Esposito, due gemelle di 26 anni, e il 18enne Samuel Tafciu, morti nell’esplosione di una azienda abusiva di fuochi d’artificio ad Ercolano il 18 novembre 2024.

Un processo che si è svolto in un clima di fortissima tensione. Giudice, pubblico ministero e gli imputati sono stati costretti a lasciare l’aula protetti dalle forze dell’ordine per la rabbia dei familiari delle vittime, con tentativi di aggressione e insulti, proseguiti anche all’esterno dell’aula del Palazzo di giustizia di Napoli.

Il giudice non è riuscito a concludere la lettura del dispositivo, con le minacce rivolte ai familiari degli imputati.

A Punzo e D’Angelo la Procura di Napoli contestava i reati di triplice omicidio volontario con dolo eventuale, caporalato, detenzione e fabbricazione di esplosivi, oltre a violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nei confronti di Boccia il pm Stella Castaldo avanzava l’accusa di concorso nella fabbricazione abusiva di materiale esplodente. Il pubblico ministero aveva chiesto 20 anni di reclusione per i due titolari, con l’accoglimento quasi totale delle sue richieste da parte del giudice.

Non abbastanza per i familiari delle vittime. “Questa non è legge. Dovevano essere condannati all’ergastolo. Ci sono tre vittime, 17 anni sono pochi”, le parole del padre di Samuel Tafciu.

Una reazione “scomposta” ma “prevedibile e comprensibile” in un Paese in cui “il lavoro nero è una piaga accettata come ammortizzatore sociale”. Così l’avvocata Nicoletta Verlezza, che nel processo ha assistito la famiglia delle due gemelle morte, ha commentato i disordini scoppiati alla lettura della sentenza. “Anche con i venti anni di carcere – ha sottolineato Verlezza – sarebbe successo quello che è successo. Sono morti di cui ci dobbiamo considerarci colpevole anche noi come, società civile” La legale si dice però soddisfatta da come si è concluso il processo. “La richiesta della procura è stata massima, 20 anni e la pena inflitta è stata leggermente inferiore: noi siamo soddisfatti perché l’impianto accusatorio ha retto”.

di: Redazione - 10 Dicembre 2025

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