L'indagine della Procura europea
Scoppia un nuovo Qatargate e travolge Mogherini: perché l’ex ministra degli Esteri dell’Europa è stata fermata per frode
L’ex lady Pesc europea è accusata insieme ad altri due diplomatici italiani di aver favorito alcune persone in un corso di formazione per feluche
Esteri - di David Romoli
Federica Mogherini, ex Alta commissaria per la politica estera europea e oggi rettrice del Collegio d’Europa di Bruges, Stefano Sannino, ex ambasciatore italiano in Spagna e attualmente Segretario generale del Seae, Servizio europeo per l’azione esterna, e un terzo diplomatico italiano sono stati arrestati ieri dalla polizia belga.
A disporre l’arresto è stata la Procura europea, organo indipendente della Ue istituito nel 2021 con il compito di vigilare sulle frodi ai danni dell’Unione e sui casi di corruzione. È proprio una frode nell’assegnazione al Collegio di un corso di formazione per i futuri diplomatici europei che la Procura contesta ai tre arrestati. Nel corso della procedura ci sarebbero stati casi di favoritismo e forse sarebbero rilevabili anche gli estremi della concorrenza sleale. In più la procura considera sospetto l’acquisto di uno stabile a Bruges, al prezzo di 3,2 milioni di euro, destinato ai corsi di formazione per gli stessi futuri diplomatici europei. L’ordine di arresto è arrivato dopo che all’alba, la polizia belga aveva perquisito le sedi del Collegio e della Seae, avendo già ottenuto la revoca dell’immunità per gli indagati. I tre diplomatici italiani sono soggetti alle leggi del Belgio, che consentono il fermo di 48 ore prorogabili su richiesta del giudice istruttore, con possibilità di chiedere l’assistenza legale durante gli interrogatori.
I fatti contestati risalgono al 2020-2021, dunque quando Mogherini non era già più Commissaria per la politica estera, incarico che aveva ricoperto dal 2014 al 2019. Ciononostante il danno d’immagine per le istituzioni europee, ove dovessero essere confermati quelli che per ora sono solo sospetti, sarebbe di grandissima portata, soprattutto in un momento molto delicato come questo. Per ora la Commissione europea si trincera dietro il no comment: “Non commentiamo mentre un’indagine giudiziaria è in corso”. Identica posizione ha assunto il governo italiano. Tajani, il ministro degli Esteri, si limita a un “Io sono sempre garantista” ed è il solo a cui sfugga un pur laconico commento sul fattaccio. In via ufficiosa, però, è anche palazzo Chigi a segnalare che, non essendo più Mogherini membro della Commissione europea, non esiste nessun problema politico.
Tajani ha naturalmente ragione ma la discrezione della destra italiana ed europea non si spiega solo con il “garantismo”, vero o posticcio che sia. Gli arrestati sono tutti di area Pse. Mogherini era stata responsabile Esteri del Pd, poi nominata ministra degli Esteri da Renzi e dalla Farnesina, di nuovo grazie all’abilità diplomatica dell’allora premier, aveva spiccato il balzo fino a occupare la seconda postazione per importanza nella Commissione: Lady Pesc, la ministra degli Esteri dell’Unione. Anche Sannino si è sempre mosso nella stessa area e la tentazione di adoperare l’inchiesta come corpo contundente non può che esserci, sia nel Parlamento europeo che nell’arena della politica italiana. Solo che in questo caso l’abituale uso delle inchieste di turno ai danni del nemico politico deve cedere il passo al ginepraio che il caso può provocare sul fronte dei rapporti con l’Ucraina.
Il governo più filorusso che ci sia nell’Unione, quello ungherese, non ha perso un attimo. “Un altro giorno, un altro scandalo shock della Ue. Divertente come Bruxelles tenga lezioni a tutti sul ‘rispetto dello stato di diritto’, mentre le sue stesse istituzioni sembrano più una serie poliziesca che un’unione funzionante”. Mosca segue a ruota e rincara: “La Ue preferisce ignorare i propri prioblemi di corruzione ma fa costantemente la predica agli altri. Milioni di euro finiscono attraverso i canali della corruzione a Kiev e questo va avanti da anni, sotto gli occhi di tutti”. È evidente che il combinato tra gli scandali che squassano Kiev e i sospetti di corruzione a Bruxelles rendono più complicato l’invio di fondi e armi all’Ucraina. E se la destra filo Kiev italiana, FdI e Fi, evita di rigirare il coltello nella ferita non altrettanto fa quella di fatto filorussa, la Lega.
“Chiediamo all’Agenzia europea anti-frode (Olaf) e agli inquirenti di fare chiarezza su queste notizie che, se confermate, getterebbero un discredito definitivo sul Collegio di Bruges, nonché sulla stessa Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen che, sotto il suo primo mandato, approvò la nomina di Federica Mogherini a Bruges”, scrivono in un comunicato al vetriolo gli europarlamentari di Salvini e la sinistra radicale della Left è anche più drastica: “Considerando quanto sia stata lassista in passato la supervisione dell’Ue sui suoi vertici, forse non c’è da stupirsi. È in gioco la credibilità delle nostre istituzioni. Abbiamo urgente bisogno di un organismo etico con più potere per fermare il marciume della corruzione alla fonte”. Ce n’è abbastanza per capire che se il caso non si sgonfierà nelle prossime ore una tempesta politica minaccerà Bruxelles.