Il piano per la resa totale
Ucraina addio ed Europa fuori: perché il piano Trump-Putin è una brutta Yalta
Perché l’Europa e gli Stati Uniti non assunsero all’epoca un ruolo di mediatori, che avrebbe potuto permettere all’Ucraina di strappare condizioni di pace molto migliori di quelle che oggi vengono proposte da Washington?
Esteri - di Piero Sansonetti
Se davvero il piano russo-americano per l’Ucraina è quello che ci hanno presentato le indiscrezioni giornalistiche, ci troviamo davanti a una specie di pessima Yalta. Della grandiosità strategica che ebbe l’accordo tra Roosevelt (e poi Truman), Churchill e Stalin in questo accordo c’è molto poco.
A Yalta si celebrò la definizione di un progetto di futuro del mondo fondato su un patto di non aggressione e di divisione di potenza tra le democrazie occidentali e il comunismo. E dentro quel patto c’era un riconoscimento reciproco che aveva un valore negativo – nell’accettazione della dittatura staliniana – e un valore positivo nella presa d’atto che l’Occidente non poteva semplicemente demonizzare le grandi aspirazioni all’equità sociale che erano alla base della nascita del comunismo. Sul piano politico sociale, Yalta, in Occidente, significò la svolta socialdemocratica che cancellò le pulsioni autoritarie del capitalismo e portò a una incredibile crescita della democrazia, del diritto e del welfare.
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Questa pessima Yalta che si profila oggi all’orizzonte non mi pare che abbia in sé spinte positive. Consiste nella resa senza condizioni dell’Ucraina, nel pieno successo dell’operazione militare di Putin, nell’umiliazione dell’Europa e nella cancellazione del suo ruolo internazionale. Naturalmente nella proposta americana, e cioè nella generosissima via libera alla Russia, c’è un aspetto positivo. Un unico aspetto positivo che è il motivo per il quale viene spontaneo il paragone con Yalta: la pace. E certo non è un elemento da sottovalutare. La pace non può che essere il punto più alto della politica internazionale. Il suo scopo. È un bene inestimabile. Il pacifismo ci ha insegnato che la pace è al di sopra di tutti gli altri valori, e persino che gli altri valori sono sacrificabili alla pace.
Benissimo. Ma allora qualcuno dovrà rispondere a questa domanda: perché l’Ucraina ha combattuto per fermare l’invasione russa, perché ha combattuto col sostegno dell’Europa e dell’America, perdendo centinaia di migliaia di vite umane, per la propria indipendenza? Perché non si è arresa dopo 15 giorni di guerra, se era possibile prevedere che non avrebbe potuto resistere all’avanzata russa? Perché l’Europa e gli Stati Uniti non assunsero all’epoca un ruolo di mediatori, che avrebbe potuto permettere all’Ucraina di strappare condizioni di pace molto migliori di quelle che oggi vengono proposte da Washington?
Se la pace sarà ottenuta alle condizioni del patto Trump-Putin sarà per l’Europa, anzi per tutto l’Occidente, una sconfitta senza precedenti. Paragonabile forse solo al disastro del Vietnam. E per Putin sarà una vittoria che è costata moltissimo ma che politicamente e storicamente gli ha dato ancora di più. Il Donbass, la Crimea, la smilitarizzazione dell’Ucraina, il ritiro della Nato, l’umiliazione dell’Europa. Non do un giudizio, né tento una previsione su cosa questo comporterà nella definizione dei nuovi assetti del mondo. Può anche darsi che un ridimensionamento dell’Occidente sia una novità non negativa. Dico solo che è sciocco negare che le cose stiano così. E forse bisognerà riflettere una buona volta sulle guerre e su a cosa servono le guerre. Io credo che dalle guerre si esce sempre peggiori di come si era entrati.