I problemi di Donald
Epstein, la svolta di Trump dopo lo scandalo email: “Repubblicani votino per la pubblicazione, nulla da nascondere”
Donald Trump cambia ancora idea sui fascicoli riguardanti Jeffrey Epstein. Il presidente degli Stati Uniti, messo alle strette dal suo stesso Partito Repubblicano, ha alla fine deciso di invitare i rappresentati MAGA alla Camera a “votare per la pubblicazione dei file di Epstein, perché non abbiamo nulla da nascondere”, parlando di “bufala democratica perpetrata dai lunatici della sinistra radicale per distogliere l’attenzione dal grande successo del Partito Repubblicano, inclusa la nostra recente vittoria sullo “shutdown” democratico”.
La vicenda, ormai nota, è quella riguardante il caso del finanziere arrestato nel 2019 e morto suicida in un carcere di New York nell’agosto dello stesso anno, un mese dopo il fermo per traffico sessuale di minori.
- Trump e le mail di Epstein che smentiscono il presidente Usa: “Ha passato ore a casa mia insieme a una ragazza”
- Epstein, l’ex fidanzata Ghislaine Maxwell pronta a testimoniare sulla lista dei clienti: i problemi di Trump
- Trump ed Epstein, la lettera “oscena” del presidente Usa per il compleanno del finanziere morto suicida in carcere
Nei giorni scorsi il gruppo dei Democratici alla Camera, dove è stata istituita una Commissione di Vigilanza che sta lavorando sul caso, avevano pubblicato alcune email in cui emergeva come Trump avesse trascorse ore a casa Epstein, anche con una delle ragazze vittime delle violenze del miliardario.
In uno strano messaggio inviato a sé stesso nel febbraio 2019, Epstein afferma che Trump sapeva degli abusi sessuali sulle ragazze minorenni ma non vi partecipò: “Trump lo sapeva e venne a casa mia molte volte in quel periodo. Ma non si fece mai fare massaggi”. In una seconda mail, inviata alla compagna Ghislaine Maxwell, ex fidanzata del finanziere condannata a 20 anni per aver collaborato nel traffico sessuale di minori, Epstein rivela che Trump ha trascorso ore con una delle ragazze vittime di abusi: “Ha passato ore a casa mia con lui… e lui non è mai stato nemmeno citato”.
Di fronte alla bufera mediatica, Trump ha reagito inizialmente col suo solito fare. Ha incaricato il Dipartimento di Giustizia di indagare sui legami di importanti esponenti democratici con Epstein, da Bill Clinton a Reid Hoffman, fino a Larry Summers, nel tentativo di “rovesciare il tavolo” e puntare il dito contro i rivali.
Una mossa che però non ha funzionato neanche nel Partito Repubblicano, dove la solita fedeltà al presidente sugli ‘Epstein Files’ ha iniziato a vacillare. Proprio una delle “amazzoni di Trump”, la deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene, ha ricevuto una scomunica pubblica per aver osato accusate Trump di voler insabbiare il dossier. Trump l’ha definita “traditrice” e “pazza scatenata” dopo che la deputata, assieme ad altri tre esponenti del GOP, ha votato assieme ai Democratici una petizione per imporre un voto sulla pubblicazione di tutti i documenti del Dipartimento di Giustizia relativi agli ‘Epstein Files’.
Di fronte alla rivolta della base MAGA, e a un crollo nei sondaggi, Trump è stato costretto a fare un passo indietro. Questa settimana la Camera esaminerà un disegno di legge che costringerebbe il dipartimento di Giustizia a pubblicare i restanti fascicoli sul finanziere.