Le elezioni
Cile al ballottaggio: al primo turno vince la comunista Jara ma è favorito Kast, nostalgico di Pinochet
Il voto per eleggere il nuovo Presidente il prossimo 14 dicembre. Per la prima volta applicata la legge sul voto obbligatorio, pena multa salata: 85% di affluenza
Esteri - di Redazione Web
Sarà ballottaggio, in Cile, a metà dicembre per l’elezione della nuova presidenza. Si sfideranno la candidata del Partito Comunista Jeannette Jara e un nostalgico dell’estrema destra e della dittatura fascista di Augusto Pinochet, José Kast. È uno scenario inedito, in bilico tra due candidati agli estremi. Il ballottaggio si terrà il 14 dicembre. È stata anche la prima volta che è stata applicata una legge del 2022, secondo la quale il voto è obbligatorio, pena una multa: l’affluenza ha superato l’85% degli aventi diritto.
Santiago esce dal governo più a sinistra della sua storia – almeno da quello di Salvador Allende sollevato dal colpo di Stato di Pinochet sostenuto dalla Cia statunitense dell’11 settembre 1973 -, quello del presidente in carica Gabriel Boric, che lungo i quattro anni del suo mandato aveva mantenuto un consenso intorno al 30%. La campagna elettorale ha girato intorno soprattutto ai dritti sociali a sinistra e alla sicurezza a destra.
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Più voti a Jara, che ha messo insieme il 26,8% dei voti. Kast, del Partito Repubblicano, ha preso il 23,%. A seguito, a sorpresa, un altro candidato della destra populista, l’economista Franco Parisi che ha sfiorato il 20%. Al candidato di estrema destra Johannes Kaiser, del Partito Nazionale Libertario, era andato il 13,%. Ad Evelyn Matthei, della destra tradizionale “Chile Vamos”, è andato il 12,5%. 155 deputati e 25 senatori alla coalizione di sinistra, Unidad por Chile, alle parlamentari. 42 deputati e 6 senatori alla destra della coalizione Cambio por Chile.
Jara è stata ministra del Lavoro del governo Boric fino allo scorso aprile, quando si era dimessa per poter correre per le presidenziali. Ha ottenuto più voti nella Regione Metropolitana, che include la capitale. Kast invece non ha mai nascosto di essere un nostalgico della dittatura di Pinochet, è considerato vicino al presidente di El Salvador Nayib Bukele. È al suo terzo tentativo di diventare presidente. “Se oggi fosse vivo Pinochet voterebbe per me”, ha dichiarato. Ha dominato nelle Regioni Meridionali.
Al ballottaggio Kast potrebbe ottenere la maggioranza grazie all’appoggio offerto dagli altri candidati e partiti di destra e di estrema destra. E potrebbe così riuscire a superare il 50% dei voti. Più difficile invece per Jara allargare i suoi consensi al secondo turno. Come anticipato, dovrebbe lasciare il Partito Comunista per presentarsi come una candidata più moderata e trasversale. Non è detto che potrebbe bastare. Può essere un’incognita quella del voto obbligatorio, che con la minaccia di una multa dai 30 ai 160 euro, in un Paese dove il reddito oscilla tra i 350 e i 480 euro al mese, non è un dettaglio.