Lo sciopero del 12 dicembre
Perché è giusto scioperare contro il governo e farlo di venerdì
È necessario manifestare anche contro i gruppi di potere - persone in carne ed ossa di centro, di sinistra, di destra - che inquinano la nostra società, che siano o meno i loro comportamenti perseguibili penalmente.
Politica - di Ammiraglio Vittorio Alessandro
Certo che bisogna scioperare scendendo in piazza contro il governo, e va bene che lo si faccia di venerdì perché, in questo modo, al sacrificio della perdita di un giorno di paga potrà corrispondere un fine settimana da dedicare alla famiglia, agli amici e alla riflessione: anche questo è politica. La ricerca di una vita migliore è politica – salvo, naturalmente, che il governo non abbia qualcosa da obiettare.
Sciopero il prossimo 12 dicembre, dunque, con la speranza che qualcuno porti in corteo anche un cartello, un bigliettino o anche un piccolo distintivo che ricordi l’anniversario della strage di Piazza Fontana a Milano: 17 morti e 88 feriti, nel 1969, per una bomba fascista che costò, insieme a quella carneficina, la perdita quasi definitiva di credibilità di settori importanti dello Stato e dell’informazione. Sciopero, ma non contro il governo e basta: una protesta siffatta sarebbe rituale e – quella sì – tutto sommato, comoda. È necessario manifestare anche contro i gruppi di potere – persone in carne ed ossa di centro, di sinistra, di destra – che inquinano la nostra società, che siano o meno i loro comportamenti perseguibili penalmente.
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Non doveva essere, per esempio, la magistratura a scoprire il lucro e il potere che hanno messo in ginocchio la sanità siciliana. Li scontiamo, infatti, ogni giorno in lunghe file, disastrosi collegamenti telefonici e online, nel doverci rivolgere alle strutture private a nostre spese, dopo aver pagato per una intera vita lavorativa il contributo al sistema sanitario nazionale, nel dover partire verso gli ospedali del nord. Dovevamo essere noi, prima della magistratura, a cercare chi si approfitta delle nostre malattie. E a negargli il voto, piuttosto che acclamarlo con maggioranze bulgare. Così per la scuola, i trasporti, gli asili nido e tutto ciò che farebbe civile un paese (non bastano, per questo, le antenne dei telefonini e i centri commerciali). Molti affermano, rassegnati, che questo è il potere, da che mondo è mondo, (“munnu ha statu e munnu è”). E che vuol dire? La dignità è nostra, la vita anche: prendiamoci qualche venerdì per pensare e per farci sentire.