In Calabria
Violentate dal branco, minorenni picchiate e minacciate anche in famiglia: “Pazza! Ritira la denuncia”, l’incubo di Seminara
Soltanto la madre è rimasta vicina alla ragazza, oggi 22enne, che vive in località segreta. "Frustrata da mia zia. Mi hanno insultata, minacciata, picchiata". Divieto di avvicinamento per alcuni parenti
Cronaca - di Redazione Web
Due ragazze, violentate quando erano ancora minorenni, non soltanto stuprate e ricattate da un branco di ragazzi coetanei, alcuni legati a famiglie malavitose, ma anche vittime delle loro stesse famiglie per aver denunciato quelle violenze. È l’incubo di Seminara, in provincia di Reggio Calabria. Sei condanne da cinque a 13 anni di reclusione e sette assoluzioni nel processo di primo grado. Altre due condanne a 4 anni dal tribunale dei minorenni di Reggio. Il caso era emerso dopo l’operazione “Masnada” della polizia, scattata nel novembre 2023.
Quelle vittime intanto erano state isolate, picchiate, minacciate, maltrattate dalle stesse famiglie. “Mi dicevano sei pazza. Ti devi ammazzare. Mi hanno insultata, minacciata, picchiata, frustrata. Ma io sono qui. piuttosto che vivere nella menzogna avrei preferito morire. Tanto quella non era vita. Era la morte in vita”, ha raccontato una di quelle ragazze, oggi 22enne, mantenendo l’anonimato in un’intervista a Il Corriere della Sera. Ha trovato la forza di rivolgersi alle forze dell’ordine nel 2023.
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Le ragazze hanno dovuto cambiare paese e scuola. “Quelli mi dicevano: se parli ammazziamo i tuoi familiari”. Ha deciso di parlare quando ha saputo di un’altra ragazza che era stata vittima della stessa violenza. Senza carabinieri e poliziotti “non ce l’avrei mai fatta. Sono stati la mia forza”. Vive in una località segreta, grazie anche all’aiuto del governatore della Calabria Roberto Occhiuto, dopo esser stata costretta a vivere barricata in casa. Soltanto la madre le è rimasta vicina. Divieto di avvicinamento disposto per un fratello e una sorella, una zia e un cugino hanno il braccialetto elettronico.
“Mi hanno minacciata, maltrattata, volevano convincermi a ritirare la denuncia contro quelli che mi avevano stuprata. Mia zia, la sorella di mio padre, e suo figlio mi hanno anche picchiata. Mia zia mi ha frustata con una corda. Mi diceva che dovevo morire. Che avrei fatto meglio a non nascere proprio. Abitava vicino a noi: si affacciava alla finestra e urlava improperi contro di me. Diceva che avevo rovinato la reputazione di tutti. Se fosse stato vivo mio padre non si sarebbe permessa. Mi manca moltissimo mio padre”. Continua comunque a voler vivere nella sua Regione: “Il mio futuro è qui, in Calabria. È casa mia, nonostante tutto”.