La proposta della Cgil

“Mai la tassa patrimoniale”, Giorgia Meloni difende i ricchi e si scaglia contro la proposta della Cgil

“Mai finché governerà la destra”, tuona Giorgia. Che dribbla così la manovra pro-abbienti. Ma la sinistra resta timida. E Conte boccia Landini

Politica - di David Romoli

11 Novembre 2025 alle 12:30

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

In Italia nessuna parola è più impronunciabile di “patrimoniale”. Non è questione di obiezioni tecniche che potrebbero avere senso, dal momento che in Spagna una patrimoniale simile a quella proposta da Landini ha portato a un gettito molto inferiore ai 26 miliardi valutati dal segretario della Cgil. Potrebbe dunque essere necessario mettere meglio a fuoco l’obiettivo e rielaborare lo strumento. Ma il problema non si pone perché l’obiettivo resterebbe quello di tassare i più ricchi ed è questo che, per dogma ideologico e non per dubbi concreti, è considerato una bestemmia. Non solo dalla destra al governo ma da un intero establishment.

Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giorgetti giocano quindi puntando sul contrattacco, convinti che alla parola “tassa” la maggior parte degli italiani e non solo i superircchi sentiranno puzza di bruciato e si opporranno. La premier fa del no alla patrimoniale una bandiera da sventolare con orgoglio: “Finché governerà la destra non ci sarà mai”. Il ministro soffia sulle paure del ceto medio e anzi medio-basso: “Nella manovra abbiamo cercato di aiutare non i ricchi ma il ceto medio. Chi guadagna 2mila euro netti non è ricco. Ci hanno massacrati ma abbiamo ragione”. Parole dalle quali traspare la difficoltà in cui si trova il governo dopo che tutte le istituzioni economiche hanno indicato la manovra come iniqua e che, in ogni caso, glissano sulla proposta di patrimoniale per l’1% più ricco della popolazione avanzata da Landini. Ma che sia la destra a considerare la patrimoniale parola e proposta da mettere al bando è quasi nell’ordine della cose. Soprattutto trattandosi di una destra che se un tempo si è ammantata di un velo sociale se ne è spogliata da tempo. Ma se è anche l’opposizione ad adoperare toni simili o almeno a sgusciare per non doversi esprimere sulla proposta maledetta le cose stanno diversamente e in realtà è proprio la ritrosia o almeno la timidezza della sinistra, a fronte della baldanza dogmatica della destra, a creare il luogo comune diffuso che permette alla premier di bocciare una legge dettata dal senso comune senza pagare sinora alcun pegno in termini di consenso.

Conte da questo punto di vista prmeggia: “Meloni ha voluto fare un post parlando di patrimonale. Si rassegni. Per noi la patrimoniale non è all’ordine del giorno, dove sta invece il governo delle tasse. Non distraiamo i cittadini dai veri problemi”. Elly Schlein è meno tassativa. Non dice no alla proposta di Landini ma neppure la cita. Afferma che “Meloni sta con i ricchi” ma punta l’indice anche lei contro “la pressione fiscale che è salita fino al 42%”. Anche Boccia svicola dal tema innominabile: “La sola patrimoniale la ha fatta Meloni: è quella dell’ingiustizia sociale”. Renzi poi è tassativo: “Parlare di patrimoniale è l’ennesimo autogol della sinistra. Così Meloni, dopo aver portato le tasse al 42,8%, esce dall’angolo e va all’attacco dicendo no alla patrimoniale”.

Landini insiste: “Dire no alla patrimoniale è una scelta politica: vuol dire privilegiare 500mila ricchi contro 40 milioni di persone che pagano le tasse”. Ma la realtà è che il segretario della Cgil è rimasto isolato, non perché l’intero Campo largo non sia in realtà d’accordo con lui, forse con l’eccezione di Conte che ha bisogno di rimarcare sempre la sua distanza dalla sinistra. Piuttosto per la paura che l’argomento sia controproducente, spaventi gli elettori, non solo quelli ricchi ma anche quelli che da una tassa sui grandi patrimoni avrebbero tutto da guadagnare, irriti i media e i loro editorialisti.

Si ripropone così, in forma soft, un copione già visto più volte negli ultimi decenni. Per paura di scontentare una parte dell’elettorato il centrosinistra o insegue gli avversari sul loro terreno, come molti spingono a fare per l’ennesima volta sul terreno della sicurezza, oppure evita di schierarsi troppo apertamente e nettamente. Ma è una strategia che nei decenni non ha mai pagato, opposta alla svolta che la segretaria del Pd sta cercando di far imboccare al suo partito. Lasciar cadere quella proposta sarebbe per la sinistra una pessima idea.

11 Novembre 2025

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