Al cinema
Anna Negri: “Mio padre Toni? Le Brigate Rosse lo volevano uccidere, è stata dura trovarsi bambini con i fucili in casa”
La regista firma un ritratto del padre e del movimento, dei traumi di due generazioni colpite dalla storia. "Il giorno in cui fu annunciata la morte di Moro lui era infuriato, la nostra famiglia è stata fatta a pezzi"
News - di Redazione Web
È un lungo dialogo con il padre, Toni Negri, il film della figlia Anna Negri sull’attivista e filosofo politico in arrivo nelle sale. “È stata dura trovarsi bambini con i fucili in casa. La nostra famiglia è stata fatta a pezzi, non si è più ricostruita. Nel film volevo raccontare come la grande storia, quella con la esse maiuscola, impatti nella storia dei singoli”, ha detto la stessa regista in un’intervista a Il Corriere della Sera. Toni, mio padre arriva oggi e resterà per tre giorni nei cinema italiani. È distribuito da Wanted.
È stato girato quando Toni Negri aveva ormai novanta anni. Era docente alla facolà di Scienze Politiche di Padova, è diventato attivista e leader dei gruppi di sinistra extraparlamentare Potere Operaio e Autonomia Operaia, è morto nel dicembre del 2023 in Francia. Fu arrestato nel “processo del 7 aprile”, quello che lo accusava di aver sostenuto e ispirato azioni terroristiche di sinistra negli Anni di Piombo. Divenne protagonista del famigerato “teorema Calogero”, divenne noto come il “Cattivo Maestro” ancora oggi citato soprattutto dalla destra. Approfittò della dottrina Mitterand in Francia, rientrò in Italia dopo un patteggiamento nel 1997. Scontò la sua pena, in parte in carcere e in parte in semilibertà, fino al 2003 e visse tra Roma e Parigi.
- Perché Toni Negri fu arrestato, cosa è il “Teorema Calogero”
- Toni Negri, ritratto di un intellettuale dalla Rivoluzione al Vangelo
- Toni Negri, chi era il genio e pensatore che aveva ragione di tutto
- Chi era Toni Negri, intellettuale visionario e rivoluzionario: “cattivo maestro” per i paladini dell’ordine costituito
Toni Negri è stato comunque assolto dall’accusa di essere il capo occulto del terrorismo di sinistra italiano. Anche un’occasione, questo film, per chiarirsi e capirsi tra padre e figlia. “Un ritratto intimo e sincero del rapporto tra la regista e suo padre, Toni Negri, che intreccia memoria personale e storia collettiva in un dialogo profondo tra affetti, politica e libertà”, si legge sul sito di Wanted. “Quello che inizia come il racconto di una figlia sul padre e sulla loro relazione, si trasforma in un film sui traumi di due generazioni. È un corpo a corpo dialettico in cui i piani personali, psicologici, ideologici e storici si alternano vorticosamente. Anna e Toni si ritrovano a Venezia, sono entrambi di fronte alla macchina da presa, filmati da un amico. Toni sa che vede questa città per l’ultima volta, morirà sei mesi dopo, e Anna, che non ha mai vissuto con lui da quando è stato arrestato, lo accompagna con emozione, cercando di recuperare il tempo perduto”.
Anna Negri esprime un giudizio “di condanna, senza riserve” verso la violenza che ha insanguinato gli anni ’70, passati alla storia anche come Anni di Piombo, che però sono stati anche altro, ovvero “un grande laboratorio di energie civile, anni in cui si sperimentava, anni generosi, di comunità. Non li si può identificare e schiacciare nella deriva terroristica, c’era di più, come dimostrano le grandi conquiste civili in quegli anni”. E invece “il terrorismo ha portato via quell’energia, l’ha imprigionata […] Le pistole e l’eroina hanno giustiziato quel bisogno di libertà. Ma la cinica identificazione dell’energia di quel decennio con il terrorismo è un grave errore”.
Toni Negri chiamava comunque “fratelli” i membri delle Brigate Rosse. “Pensava che avessero distrutto quel movimento sociale che lui pensava fosse in grado di creare una nuova società. Ricordo che il giorno in cui fu annunciata la morte di Moro lui era infuriato. Il paradosso è che quando fu portato in galera con l’accusa assurda di aver concorso a quel rapimento e a quell’assassinio, lui per due anni non poté uscire dalla sua cella perché le Br lo volevano uccidere. Però pensava che quei militanti fossero comunque figli di quell’intenzione di rivoluzionare la società che è sempre stata la ragione della sua stessa esistenza”.